Ambiente & Veleni

Liguria: “Cava dei veleni? Bonificata”. Ma spuntano i bidoni. E il sindaco è indagato

Giovanni Gandolfo, primo cittadino di Borghetto Santo Spirito (Savona), aveva rassicurato tutti sul terreno appartenente a Francesco Fazzari, considerato dagli inquirentiesponente di una cosca di 'ndrangheta, Poi è arrivato il sequestro del Noe e l'avviso di garanzia. Nonostante per ripulire l'area siano stati spesi negli anni milioni di euro

“E’ stata bonificata completamente” aveva assicurato al fattoquotidiano.it il sindaco di Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona, parlando della Cava Fazzari. Un’asserzione convinta e ostinata quella di Giovanni Gandolfo, che andava contro la realtà delle immagini che vedete pubblicate di seguito. A queste, su segnalazione della Casa della Legalità, ha creduto il Noe di Genova, che ha sequestrato il terreno e consegnato un avviso di garanzia al primo cittadino.

Per capire questa storia occorre fare un passo indietro. La Cava, appartenuta alla famiglia di Francesco Fazzari, divenne tristemente famosa nel 1992, quando vennero scoperti 12.500 fusti di rifiuti tossico-nocivi, come si classificavano allora, nascosti sotto terra (per altro non gli unici, dal momento che uno degli indagati parlò anche di 40mila fusti interrati nel territorio di Lavagna e mai ritrovati). Lo scandalo portò all’arresto di diverse persone e si ipotizzò una rifiuti connection internazionale, con risvolti in Polonia e in Romania. Fra le persone arrestate Francesco Fazzari e suo figlio Filippo, che non pagarono mai per il disastro ambientale procurato. Francesco morì prima della fine del processo, mentre suo figlio Filippo accolse, nel 2009, ormai da latitante in Spagna, la condanna in secondo grado a 4 anni e mezzo.

Quando, nel 2009, venne celebrato il funerale di Francesco, la squadra mobile di Savona si appostò per osservare i partecipanti, perché Francesco era considerato un “noto esponente della cosca Raso-Gullace-Albanese”. A cominciare da Carmelo Gullace, marito di una delle figlie, mai condannato per 416bis, ma spesso nominato nelle relazioni parlamentari e al momento ai domiciliari in Calabria a scontare una condanna a tre anni per usura.

Stando ai giornali dell’epoca, per bonificare la Cava di Borghetto Santo Spirito, si arrivò a spendere una ventina di miliardi di vecchie lire, più 1. 700.000 euro dell’ultimo appalto assegnato nel 2005. Della bonifica si occuparono la Castalia nel 1993-1994, (che nell’opera di scavo recuperò anche esplosivo, inneschi e detonatori occultati e sotterrati in un bidone), la Impianti Industriali di Torino nel 2001 e la Servizi Industriali di Milano nel 2005.

Difficile però ricercare delle responsabilità per la situazione attuale, non solo perché gli appalti vennero assegnati per lotti (e su gran parte della cava oggi sorge il depuratore della Servizi Ambientali) ma soprattutto perché i bidoni oggi visibili si trovano nell’area adiacente alla villa dove hanno vissuto fino al 2010 alcuni componenti della famiglia Fazzari.

L’edificio venne dichiarato abusivo nel 1992 con tanto di ordine di demolizione, ma venne acquisito al patrimonio comunale solo nel 2010, quando – come ha commentato un dirigente comunale -“con la morte di Francesco si è sbloccata la situazione”. L’ordine di demolizione, invece, non è ancora stato eseguito, nonostante la figlia Giulia abbia perso, nel 2011, il ricorso al Consiglio di Stato.”Su questo argomento non intendo procedere – ci aveva dichiarato il sindaco – perché ci sono ancora questioni legali e non mi va di parlarne perché conosco la signora Grossi”. Che, per tutti coloro che non vivono a Borghetto Santo Spirito, è l’ultima moglie di Francesco Fazzari.