Governo

Ministero degli Esteri: nuovi concorsi per diplomatici, i sindacati si ribellano

La sorpresa spunta in un comma scovato dal sindacato Federazione lavoratori pubblici nelle pieghe della Legge di stabilità appena approdata al Senato. Che secondo i rappresentanti dei lavoratori aggirerebbe il divieto per la pubblica amministrazione di fare nuovi concorsi "in presenza di una graduatoria precedente e ancora valida". Un "regalo per l'ultra-casta dei diplomatici". Anche Cgil, Cisl e Uil contro il provvedimento

Nuovi membri in arrivo, ed esattamente 105, per “l’ultra-casta dei diplomatici”: l’allarme rosso viene dalla Farnesina, ministero guidato da Paolo Gentiloni (nella foto con il premier Matteo Renzi), grazie al sindacato Federazione lavoratori pubblici (Flp) che ha scovato, nascosto nelle pieghe della Legge di stabilità, un comma all’articolo 16 («Giovani eccellenze nella pubblica amministrazione») che dà il via libera a tre nuovi concorsi, uno all’anno, dal 2016 al 2018, per l’accesso alla carriera diplomatica. Obiettivo ufficiale, secondo Palazzo Chigi: «potenziare la rete diplomatica per far fronte ai sempre maggiori impegni internazionali». Vero disegno, secondo il Flp: assumere «un numero esorbitante di diplomatici» scavalcando «le autorizzazioni previste dalla legge». Possibile? Assolutamente sì, secondo l’organo di rappresentanza. Perché «i concorsi devono essere autorizzati dalle competenti autorità amministrative, come la Funzione Pubblica, e controllati dai competenti organi contabili, come la Corte dei Conti», assicura il sindacato degli impiegati della Farnesina; solo che questo sembra venga praticamente bandito alla chetichella, tramite un oscuro comma della legge di stabilità che aggira persino il divieto per la pubblica amministrazione di fare nuovi concorsi «in presenza di una graduatoria precedente e ancora valida». In questo caso, quella risalente  all’ultimo concorso, maggio 2014. Ben 5 mila domande per 35 posti. E come stupirsene? Quella dei diplomatici è l’ultima, vera, grande casta della pubblica amministrazione italiana. E guai a chi ne tocca i privilegi.

STIPENDI D’ORO Tenetevi forte. Lo stipendio d’ingresso, con la qualifica di segretario di legazione, è di 62 mila euro lordi l’anno, ben 5 mila euro lordi al mese, contro i 1.200 netti di un impiegato medio della Farnesina e gli 800 di un contrattista locale all’estero (ma in India si scende a 390, e in Africa ancora più in basso). Basta diventare caposezione, e con un po’ di fortuna basta un anno, per guadagnare 81 mila euro. Da consigliere d’ambasciata si arriva a 181 mila, e da ambasciatore (purtroppo c’è il tetto, che vale anche per il segretario generale e tutti i vertici della Farnesina) a 240 mila.

ULTRA CASTA E il tutto senza nemmeno scomodarsi a metter piede fuori dall’Italia. Secondo l’annuario statistico 2015 del Maeci (Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale), infatti, ben 370 diplomatici sui 932 (un numero di feluche in effetti ragguardevole se paragonato ad altri paesi) lavorano alla sede centrale di Roma, “non si sa bene a fare cosa”, secodo i sindacati; e 59 tessono i loro rapporti internazionali dietro le scrivanie di ministeri ed enti vari. All’estero ci stanno solo in 503, poco più della metà. Ma neanche loro possono lamentarsi del trattamento: il nostro ambasciatore a Berlino guadagna più di Angela Merkel, 109 mila euro l’anno più Ise, l’indennità per il servizio all’estero. Che è principesca: per il nostro ambasciatore a Tokyo, con moglie e due figli, un volantino sindacale rivelava un’Ise di 264.528 euro l’anno, a cui bisogna aggiungere la residenza gratis (con relative bollette e personale domestico), l’auto di servizio (con tanto di autista), e le spese di rappresentanza senza obbligo di rendicontazione.

FATTURA A CHI? Se per Ignazio Marino è scattato l’impeachment per qualche migliaio di euro di cene di rappresentanza, per l’ultra-casta c’è invece una franchigia di 12 milioni: «E’ esattamente quello che hanno speso gli ambasciatori in cene (“o colazioni” come amano chiamarle loro) e altre rappresentative amenità», sostiene in un comunicato Eraldo Fedeli, coordinatore del Flp Affari Esteri. Ed è tutto legale, intendiamoci: «I contribuenti non potranno mai sapere, diversamente da quanto successo con Marino, come sono stati spesi quei soldi. Tutto resta segreto dentro la chiusissima lobby della diplomazia italica. Non ci sono nemmeno le fatture, giacché con una leggina ad hoc – caso unico in tutta l’amministrazione pubblica italiana – il diplomatico si avvale del diritto a non dover produrre alcuna fattura». Basta la parola: la sua.

ADDIO ALLE REGOLE  Fuori dalle regole che valgono per i comuni mortali pare perciò anche il concorso previsto dalla Legge di stabilità, articolo 16, comma 13. Dopo l’allarme lanciato dal Flp, pure Cgil, Cisl e Uil si sono schierate contro il provvedimento: «Anche questa volta i vertici della nostra dirigenza non si impegnano per difendere gli organici delle aree funzionali (che non esistono quasi più), né si preoccupano della funzionalità dei nostri servizi all’estero e degli uffici a Roma», ma si arroccano «nell’ostinata difesa di una fortezza sempre più obsoleta e sempre più isolata».

ALLA CARICA L’ultra-casta, per l’appunto. Che non si esaurisce mai, nemmeno con la pensione. Ne sanno qualcosa tanti ambasciatori a riposo, da Giovanni Caracciolo di Vietri, dal 2013 segretario generale dell’Iniziativa Centroeuropea a Trieste (l’Ince, di cui la Farnesina è il principale finanziatore), a Claudio Moreno, consulente per l’Expo in Corea del 2012 e per quella di Venlo in Olanda,  che per le sue fatiche ha incassato 30 mila euro al mese per 26 mesi, tassati solo in parte e in aggiunta alla ricca pensione. Il suo incarico è stato rimosso dal sito della Farnesina quando è stato indagato dalla procura di Palermo per turbativa d’asta e corruzione, ma oggi ricopre un incarico di vertice nella Cassa Mutua Prunas, ente che dovrebbe svolgere funzioni sociali in favore del personale diplomatico (e non).

BUONA PENSIONE E non è certo rimasto indietro Leonardo Visconti di Modrone, ex capo del Cerimoniale del ministero, chiamato ad occuparsi della «predisposizione logistica e protocollare degli eventi» per il semestre europeo guidato da Matteo Renzi: 90.936 euro di compenso.  Il semestre è finito da mesi, così lui ora passa il tempo a Villa Vigoni, un’associazione d’élite che, sul bel lago di Como, «promuove le relazioni italo-tedesche in prospettiva europea e internazionale nel campo della scienza, della formazione e della cultura». Chi la finanzia? Ma che domande! La Farnesina. E buona pensione a tutti.