Politica

Legge di Stabilità: la minoranza dem e la sindrome di Stoccolma

renzi speranza 675Di “manovra che non è una misura universale di contrasto alla povertà ma un regalino al pezzo più ricco della popolazione” ha parlato Roberto Speranza, riferendosi all’abolizione della tassa su tutte le prime case, comprese il deposito di Paperon de’ Paperoni e il castello del Principe Azzurro.
A proposito dell’aumento del tetto ai contanti da 1000 a 3000 euro si è invece spazientito Pierluigi Bersani: “Uno che ha 3mila euro per fare un acquisto ha sicuramente la carta di credito in tasca. E’ che non vuole usarla”; e ha aggiunto: “Renzi dovrebbe usare argomenti che, almeno, non insultino l’intelligenza degli italiani”.
E ancora Gianni Cuperlo, dando un giudizio complessivo sull’intera Legge di Stabilità: “Poco ambiziosa, poco innovativa. Serve maggiore equità”.
Ed ecco che si affaccia in noi un dubbio impudente: che la minoranza dem stia cominciando a guarire dalla sindrome di Stoccolma? Probabilmente no, sarà l’ennesimo falso allarme, il millesimo lieve miglioramento prima della ricaduta. Sulla diagnosi in compenso non vi sono più dubbi: trattasi di ostaggi felici e contenti.
Mentre preparano un documento di emendamenti alla manovra e manifestano tutto il loro dissenso, i sequestrati consenzienti si sbracciano a ribadire come in loro non ci sia nessuna intenzione di lasciare il bunker Pd.
Per sindrome di Stoccolma infatti s’intende “un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. ll soggetto affetto dalla sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice”.
Eccoli qui dunque, cornuti, mazziati e contentoni, gli ostaggi del Nazareno, anche detti gufi, che se ne stanno tranquilli nella loro voliera, nell’attesa che qualcuno porti loro qualche insetto o piccolo mammifero con cui sfamarsi; qualora il loro sequestratore (o ‘kidnapper’ come preferirebbe senz’altro lui) dovesse dimenticare lo sportello della gabbia aperto nessun rischio: i pennuti innamorati non hanno alcuna intenzione di fuggire. Altri elementi tipici della sindrome che spiegano molto del comportamento dei detenuti dem sono:
1) l’ostaggio si “identifica” nel carceriere per paura, e non certo per affetto, e “regredisce” ad uno stadio infantile inferiore a quello di un bimbo di cinque anni: questo spiega molto chiaramente il cha cha cha ballato dai Bersani Boys che alternano un passo avanti e un passo indietro in qualunque decisione e sono sempre sul punto di piangere quando Matteo li sgrida perché sono stati cattivi.
2) I sequestrati accettano la convivenza in un ambiente minaccioso che li costringe a nuove situazioni di adattamento: così i sinistri sinistri si trovano a vivere una specie di Surviver, il reality in cui i concorrenti devono fronteggiare le situazioni più estreme rispetto quelle a cui sono abituati, come stare al governo con Verdini che li sbeffeggia in note.
3) La cementificazione del legame tra ostaggi e carceriere sviluppa il concetto di un “Noi qui dentro” contro un “Loro che stanno fuori”: questo punto in particolar modo si sposa con il comportamento dei nostri: qualunque cosa pur di rimanere qui dentro, anche allearsi col proprio peggior nemico.
Perché Stoccolma, Roma, Canicattì, l’ostaggio con sindrome a uscire e sbattere la porta non ci pensa proprio.