Giustizia & Impunità

Legge Severino alla Consulta, il governo la difende. Contro De Magistris e De Luca

Su indicazione della presidenza del Consiglio, l'avvocatura dello Stato si schiera a sorpresa per la costituzionalità della legge che sospende gli amministratori condannati. Il 20 ottobre la decisione dei giudici supremi sul caso del sindaco di Napoli, del tutto simile a quello del governatore campano. La cui candidatura per il Pd era stata difesa da Renzi nonostante la condanna in primo grado

“Non commento, lo farò dopo la sentenza”. Reagisce così il sindaco di Napoli Luigi De Magistris alla notizia, riportata oggi da alcuni quotidiani, che il governo sosterrà la completa costituzionalità della legge Severino nel giudizio della Consulta previsto per il 20 ottobre. Una mossa che ha suscitato sorpresa: la corte si pronuncerà sul caso De Magistris, che però è del tutto sovrapponibile a quello del governatore campano Vincenzo De Luca, la cui candidatura è stata difesa dal presidente del consiglio Matteo Renzi nonostante su di lui pendesse il rischio sospensione determinato proprio dalla legge approvata nel 2012 per garantire “liste pulite”. L’avvocatura dello Stato, infatti, agisce su mandato della presidenza del Consiglio, che dunque ha scelto di difendere la Severino nella sua totalità. Con una prima memoria depositata il 3 aprile, a firma dell’avvocato Gabriella Palmieri, e una seconda del 29 settembre, a firma della collega Agnese Soldani. “La nostra è una difesa esclusivamente tecnico-giuridica”, precisa a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Palmieri.

In vista del giudizio della Consulta, l’Avvocatura dello Stato ha depositato due memorie che danno torto a De Magistris e, implicitamente, a De Luca. Entrambi erano stati colpiti dal provvedimento di sospensione dopo una condanna in primo grado per abuso d’ufficio, entrambi avevano fatto ricorso al Tar della Campania, che si era pronunciato in loro favore – sospendendo il provvedimento e consentendo loro di restare in carica – ma nel contempo investendo la Corte costituzionale sulla legittimità della normativa che rimuove automaticamente gli amministratori locali dopo una condanna anche solo in primo grado per determinati reati (la decadenza di un parlamentare richiede invece una condanna definitiva, come accaduto in Senato per Silvio Berlusconi). Nel frattempo, accogliendo un ricorso capitanato dall’avvocato Gianluigi Pellegrino, le sezioni unite della Cassazione hanno stabilito che sulle meterie elettorali non è competente il Tar, ma il tribunale ordinario. Quello di Napoli, aveva poi confermato per entrambi la “sospensione della sospensione” in attesa del pronunciamento, già previsto, della Corte costituzionale.

Secondo quanto riportato da Corriere della Sera e Repubblica, gli avvocati dello Stato Palmieri e Soldani chiedono alla consulta di giudicare “inammissibile”, o quanto meno “infondato”, il ricorso contro la Severino. Per una questione formale, innanzitutto, perché il Tar non avrebbe avuto titolo per sollevare la questione alla Consulta, mentre il tribunale di Napoli lo avrebbe avuto, ma non lo ha fatto, limitandosi a prendere atto che la Corte avrebbe dovuto pronunciarsi. Ma i due legali, che in giudizio rappresentano il governo, entrano anche nel merito. In particolare, smontano la questione della “irretroattività” della Severino, già cavallo di battaglia dei sostenitori di Silvio Berlusconi nel dibattito sulla decadenza. Citando proprio la Consulta, i legali sostengono che la sospensione e la decadenza non hanno”natura sanzionatoria”, quindi poco importa se scattano per reati commessi prima dell’entrata in vigore della Severino, approvata il 31 dicembre 2012. Si tratta invece di cautele che gli organismi pubblici prendono per tutelarsi “dalla perdita d’immagine” dovuta al fatto di tenersi un condannato, anche solo in primo grado, fra le proprie fila.

Se il 20 ottobre la Corte accogliesse le tesi del governo, la questione della sospensione di De Luca e De Magistris si riaprirebbe. Insieme a un inevitabile scontro politico.