Politica

Moncalieri (To), cugino del boss presiede commissione Legalità. Il Pd: “Anche Impastato aveva parentele scomode”

Mercoledì durante la commissione Legalità del Comune di Moncalieri scoppia la polemica sul presidente Mario Nesci, consigliere Pd cugino del boss di Reggio Calabria condannato a 15 anni. Il M5S ne chiede le dimissioni, il Partito Democratico lo difende ricordando che "Pure Peppino Impastato aveva parentele scomode". Nelle intercettazioni dell'operazione "Saggezza" i colloqui tra cugini per le elezioni di Ciminà e i lavori pubblici della zona

“Anche Peppino Impastato aveva parentele scomode”. Per difendere Mario Nesci, consigliere comunale cugino di un boss della ‘ndrangheta, a Moncalieri (Torino) i suoi alleati tirano in ballo pure il simbolo della lotta alla mafia siciliana, morto ammazzato dagli uomini di Tano Badalamenti il 9 maggio 1978. È successo mercoledì sera durante la riunione della commissione “Legalità” presieduta proprio dal politico del Pd cugino di Nicola Nesci, presunto boss di Ciminà (Rc) condannato a 15 anni di carcere dal tribunale di Locri lo scorso 28 settembre. L’accusa nei suoi confronti era di associazione a delinquere di stampo mafioso. Una figura non marginale, quella di Nicola, che per la procura di Locri e la Dda di Reggio Calabria farebbe parte di una struttura della ‘ndrangheta, la “corona”, in cui confluivano alcuni boss in stretto contatto con esponenti della politica e della massoneria. Secondo gli investigatori sarebbe stato addirittura il capo della “corona”.

Per questa ragione dopo la recente condanna a 15 anni per Nicola Nesci, il M5S è tornato alla carica contro il cugino consigliere comunale del Partito democratico, eletto a maggio e poi nominato presidente della commissione “Legalità”: “Senza fare processi a nessuno – sostengono i ‘grillini’ Luca Salvatore e Cosimo Ettorre -, sappiamo che Mario Nesci non è stato indagato, ma, per una questione di dignità istituzionale, opportunità politica e rispetto verso la cittadinanza, ne abbiamo chiesto le dimissioni”. Il motivo? Dall’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione “Saggezza” del 13 novembre 2012 non era emersa solo la parentela l’imprenditore e il presunto boss. I due al telefono parlavano di politica, in particolare della campagna elettorale del 2007 nel comune della Locride in cui Mario Nesci era candidato e dove è stato assessore prima e presidente del consiglio comunale poi. Inoltre discutevano tra loro di lavori pubblici che avrebbero potuto realizzare nella zona e nei comuni vicini. Insomma, non proprio ciò che Peppino Impastato avrebbe fatto.

Eppure il fondatore di Radio Aut è stato citato da un consigliere comunale dei “Moderati”, formazione politica che sostiene la maggioranza di centrosinistra. “Se stiamo a guardare le parentele, anche Peppino Impastato ne aveva di scomode”, avrebbe detto. “Un accostamento decisamente irrispettoso nei confronti di chi pagò con la vita il rifiuto alle mafie e completamente fuori luogo, esattamente come la figura del consigliere Nesci alla presidenza della Commissione che si occupa anche di legalità”, rispondono i consiglieri del M5S. E così Nesci, rassicurato dai suoi compagni di partito e dai suoi alleati, ha potuto respingere con fermezza la richiesta di dimissioni.

Twitter @AGiambartolomei