Politica

Riforme, respinto emendamento soppressivo: esame articolo 2 procede spedito. Lega: “Costituzione demolita da falsari e Verdini”

Al vaglio dell'Aula le modalità di elezione dei futuri senatori. L'Aula ha detto no alla proposta di modifica che chiedeva la cancellazione dell'articolo 2, relativo all'elettività dei futuri componenti dell'assemblea di Palazzo Madama. M5S: "L'Italia è crocifissa". Forza Italia è tornata a criticare il segretario generale di Palazzo Chigi, Paolo Aquilanti, con l’accusa di essere il vero autore dell’emendamento a firma Roberto Cociancich

Avanti tutta. A Palazzo Madama l’esame dell’articolo 2 del testo di riforma del Senato, che regola l’elettività dei parlamentari e quindi cuore del disegno di legge del governo, quello relativo alle l’elettività dei futuri senatori, procede spedito. La maggioranza ha tenuto e il testo ha superato indenne il primo ostacolo della giornata. Con 176 no, 120 sì e 4 astenuti (un solo voto in meno dei 177 ‘sì’ al contestatissimo emendamento ‘canguro’ firmato dal senatore renziano Stefano Cociancich) l’Aula ha respinto l’emendamento soppressivo dell’articolo 2 del ddl Boschi, che chiedeva la cancellazione dell’articolo 2 del ddl Boschi. Firmato da Andrea Marcucci (Pd), era stato ritirato e fatto proprio dal M5S. “Se dovesse passare questo emendamento soppressivo dell’articolo 2 ci sarebbe un effetto preclusivo dell’intera riforma”, aveva avvertito prima del voto la presidente della commissione Affari Costituzionali Anna Finocchiaro.

La maggioranza ha respinto compatta anche l’emendamento presentato inizialmente dal senatore Ap, Andrea Augello, fatto proprio da Forza Italia, M5S, Lega e Sel: i no sono stati 171, i sì 112, gli astenuti 6. La modifica respinta prevedeva che i cittadini avrebbero dovuto “designare” i futuri senatori. La maggioranza ha perso per strada, invece, 10 voti nel respingere un emendamento di Sel che prevedeva la scelta vincolante degli elettori nella selezione dei futuri senatori: la votazione è terminata con con 161 no, 107 sì e 2 astenuti.

Anna Finocchiaro è stata protagonista anche di un piccolo “incidente” politico. L’esponente del Pd ha annunciato in Aula che L’emendamento ‘di mediazione’ da lei stessa presentato sul comma 5 all’articolo 2 sull’elezione dei futuri senatori è stato firmato anche dal senatore verdiniano Vincenzo D’Anna di Ala che quindi si aggiunge agli altri capigruppo della maggioranza Renato Schifani (Ap), Karl Zeller (Autonomie), Luigi Zanda (Pd). L’annuncio della presidente è stato smentito da una nota del gruppo dem: “Contrariamente a quanto detto per errore da Anna Finocchiaro nel suo intervento in Aula e a quanto riportato dalle agenzie, l’emendamento all’art.2 a firma Finocchiaro, Schifani, Zeller e Zanda non porta la firma del senatore Vincenzo D’Anna, ma della senatrice del Pd Erica D’Adda (rappresentante della minoranza dem, ndr). Ciò è peraltro verificabile sullo stampato degli emendamenti”.

Dopo l’approvazione di ieri dell’articolo 1 del provvedimento, anche la minaccia del voto segreto, annunciato nei giorni scorsi su alcuni emendamenti, è stata quasi interamente scongiurata. Delle 6 votazioni a scrutinio segreto all’articolo 2 annunciate dal presidente Pietro Grasso, se ne farà in realtà una sola. Si tratta di un emendamento firmato dal leghista Roberto Calderoli che di fatto riassume le due proposte di modifica sottoscritte dal suo collega Stefano Candiani che avevano agitato non poco il Pd visto che di fatto, una in particolare, ripristinava l’elezione diretta dei senatori.

Giovedì sera, tornando sulla sua decisione del giorno prima, Grasso aveva accolto la richiesta della maggioranza di spacchettare le due proposte Candiani e di metterle al voto per parti separate. Alla fine di un lungo dibattito, che si è avuto non solo in Aula, si voterà segretamente un nuovo emendamento a firma Calderoli, riassuntivo dei due Candiani, di cui però non si conosce ancora esattamente il testo (“lo stanno limando…”). L’unica cosa certa al momento è che punta alla tutela delle minoranze linguistiche. Si tratta di un emendamento considerato dai Dem “ininfluente” visto che la tutela delle minoranze linguistiche “è già prevista in Costituzione”.

Il clima nell’Aula è rovente. I senatori del Carroccio hanno alzato in Aula dei cartelli con la scritta “Costituzione demolita da falsari, mercenari e da Verdini (Denis, ex coordinatore nazionale del Pdl fuoriuscito da Forza Italia, cratore del gruppo Ala che ha annunciato l’appoggia al governo sulla riforme, ndr)” subito rimossi da commessi e questori. “Se mi toglie la parola, può darsi che io mi incazzo…”, ha gridato il grillino Andrea Cioffi rivolto al presidente Grasso, che aveva invitato il senatore invitato a usare un linguaggio più consono. Durante il suo intervento, poi, il senatore M5s, Nicola Morra ha citato la bibbia dicendo: “Padre, perdonali perché non sanno ciò che fanno”. A replicare sorridendo il presidente Grasso: “Siamo già alla crocifissione, senatore…”. E Morra risponde: “Sì presidente l’Italia è crocifissa“.

Gasparri contro il dg di Palazzo Chigi: “Vero autore emendamenti”
Tra i pochi sussulti di giornata, la polemica innescata da Maurizio Gasparri. In mattinata il senatore di Forza Italia è tornato a criticare il segretario generale di Palazzo Chigi, Paolo Aquilanti, con l’accusa di essere il vero autore dell’emendamento a firma Roberto Cociancich (approvato giovedì dall’aula), il cosiddetto mini-canguro che ha riscritto l’articolo 1 del ddl Riforme spazzando via il resto degli emendamenti presentati. Aquilanti, ex capo dipartimento del ministero di Maria Elena Boschi, per quindici anni è stato un funzionario del Senato, ora fuori ruolo, e in questi giorni è presente a Palazzo Madama in veste di esperto di regolamenti parlamentari. Nel suo intervento in aula il senatore FI ha chiesto la convocazione del Consiglio di presidenza per “valutare la revoca” della collocazione fuori ruolo di Aquilanti (funzionario di Palazzo Madama in prestito a Palazzo Chigi). In questi ultimi giorni più volte sono arrivate dai gruppi di opposizione critiche sulla presenza di Aquilanti al Senato. “Il documento c’è ed è firmato e intestato” ha ribadito Grasso. E lo stesso Cociancich ha assicurato: “Assumo comunque la totale paternità dell’emendamento. E ne ho presentati anche altri alla riforma”.pressi e della composizione di ciascun Consiglio.