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Usura bancaria, Confedercontribuenti Veneto contro Popolare Verona: “Clienti ‘rapinati’ con spese e interessi”

Secondo il presidente Alfredo Belluco, "in oltre l’85% dei contratti si scoprono anomalie nei calcoli”. L'associazione chiede alle Camere di Commercio di invitare gli iscritti a far analizzare i loro rapporti bancari per verificare se le condizioni sono regolari

“Non farti rapinare (& usurare) dalla banca popolare”. Con questo slogan mercoledì 30 settembre Confedercontribuenti Veneto manifesterà davanti alla sede della Banca Popolare di Verona a Padova con l’obiettivo di portare all’attenzione di tutti i comportamenti dell’istituto. Quello della Popolare di Verona non è certo un caso isolato: “Sono circa 800 i casi di usura bancaria che stiamo seguendo in Veneto, in buona parte in provincia di Padova – spiega Alfredo Belluco, presidente di Confedercontribuenti Veneto – ma il fenomeno è diffuso su tutto il territorio nazionale e riguarda praticamente tutte le banche: se si analizzano i contratti, in oltre l’85% dei casi si scoprono anomalie nei calcoli”.

Il caso della Popolare di Verona però è uno dei più eclatanti, dato che l’istituto aveva inserito nei suoi contratti un’indennità di sconfinamento tra i 10 e i 600 euro al giorno, a seconda dell’entità del “rosso”, e questa commissione si andava ad aggiungere agli interessi calcolati su base trimestrale facendo lievitare il debito a livelli impossibili. “Una vera e propria rapina da banditi del Far West, ma senza armi e a viso scoperto”, sottolinea Belluco, presentando il caso di una piccola commerciante di Padova che aveva un debito di 2mila euro con la Popolare di Verona e si era impegnata a saldare con 300 euro a trimestre. “Ogni trimestre la banca le applicava tra interessi e spese, competenze e commissioni, importi superiori ai suoi versamenti, per la precisione oltre 760 euro a trimestre, più del 150% su base annua, quando per legge avrebbe dovuto applicarle meno di 100 euro tra interessi e spese. Il debito si era raddoppiato in meno di tre trimestri”, dice Bellucco.

Un altro imprenditore veneto, a fronte di un debito di 20mila euro, si è visto addebitare dalla Popolare commissioni nell’ordine del 45% grazie alla famosa “indennità di sconfinamento” cui si aggiungono interessi del 10% circa, per un totale del 55%. “Sono solo due dei casi più eclatanti – continua Belluco – la banca si è anche detta disponibile a restituire i soldi, ma non è questo il punto: l’usura è un odioso e gravissimo reato di pericolo sociale e non può cancellarsi con la restituzione del maltolto. Nel caso della piccola commerciante, nonostante l’evidenza documentale, la procura ha archiviato la denuncia senza nemmeno disporre una perizia. E le banche, a fronte di una legge, quella sull’usura, che non viene applicata, continuano come nulla fosse, contando sul fatto che solo una minima parte dei clienti contesterà i calcoli, mentre quasi nessuna procura perseguirà il reato”.

Le cose non sono cambiate nemmeno in seguito all’abolizione di tutti gli oneri e i costi sostituiti dall’introduzione di una commissione omnicomprensiva, la commissione di istruttoria veloce, a opera del decreto “Salva Italia” del 2012. Anzi, come si è visto qualche settimana fa, la Banca d’Italia spinge anche per la reintroduzione dell’anatocismo (cioè gli interessi prodotti dagli interessi) nonostante sia una pratica vietata per legge.

Confedercontribuenti Veneto intanto chiede ancora una volta alle Camere di Commercio di attivarsi nei confronti degli iscritti affinché analizzino o facciano analizzare i loro rapporti bancari per stroncare l’usura bancaria, una pratica che ha mandato in rovina e portato al suicidio tanti imprenditori e cittadini. “Bisogna spezzare questo meccanismo attraverso l’informazione. Noi, per parte nostra, stiamo moltiplicando gli sforzi e le iniziative e sabato 3 ottobre presso la parrocchia di Dese (Venezia, ndr) organizziamo un convegno dal titolo ‘Banche: basta suicidi e usura’ per spiegare il meccanismo perverso che permette alle banche di praticare l’usura”.