Società

Napoli, che ruolo ha la classe dirigente nel meridione?


Oggi 20 agosto 2015 a mezzogiorno in piazza del Carmine è stata commemorata la 216esima ricorrenza dell’esecuzione capitale degli otto patrioti giacobini – tra cui Eleonora Pimentel Fonseca e Gennaro Serra di Cassano – impiccati nella vicina piazza del Mercato dopo la sconfitta militare della Repubblica Napoletana. L’assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici hanno collocato una nuova targa commemorativa presso l’entrata della Basilica del Carmine e del sacello marmoreo che chiude la fossa comune dove furono gettati i corpi. A mio parere, con il massacro dei responsabili della Rivoluzione Partenopea del 1799, abbiamo registrato l’ultimo sacrificio in massa di una intera classe dirigente meridionale (in quel periodo storico massimo riferimento culturale in Europa).
Allora prevalse il senso di responsabilità su quello dell’opportunismo individuale: da allora l’intero Meridione di Italia non si è più ripreso.
Senza batter ciglio l’intera classe dirigente meridionale da allora ha preferito farsi marchiare di infamia con il termine “I Gattopardi” ma ha smesso di combattere per indirizzare al meglio il Potere, scegliendo solo “di attaccare il ciuccio dove vuole il Padrone!”.

Tutta la classe dirigente meridionale, ancora oggi di altissimo spessore culturale, da circa due secoli si è ritirata nella “felicità epicurea”, per dirla alla Luciano De Crescenzo, del “buon ritiro con amici selezionati” e politici da adulare, non da indirizzare, evitando il rischio di “suicidi” alla Seneca, ma evitando con cura anche il rischio di prendersi gli strali e le “frecciate” verbali di chi ha il Potere ma che almeno dimostra di avere la volontà e le capacità di mettere in pratica le proprie scelte gestionali.
In molti partiti, a cominciare dal Pd, è oggi partita la caccia ad un nome valido come classe dirigente per le prossime elezioni a sindaco della Città Metropolitana di Napoli. Riscopriamo con vergogna che non disponiamo di una classe dirigente degna di tal nome innanzitutto per responsabilità da circa due secoli. Il meglio che si sta riproponendo per evitare i massacri delle “primarie” nel Pd napoletano sono le mummie della vetero politica: se fosse ancora vivo Achille Lauro avrebbero riproposto con successo anche lui e i suoi pacchi di pasta di Gragnano!

Il problema che pone questa ricorrenza, che non vuole essere vuota commemorazione, è: a chi tocca riuscire a indirizzare correttamente il Potere o assumere il Potere correndone i relativi rischi? Chi può essere veramente un candidato degno non come rappresentante di partiti o della cosiddetta e sempre più priva di significato “società civile”? Competenti ma devoti seguaci del Dio “Denaro e Profitto” (e oggi criticati persino dall’ultimo “comunista” come Papa Francesco) come i dirigenti di Confindustria o incompetenti ma “di moda” come onesti perché al momento privi di Potere come i pentastellati? Ho seguito con affetto la presentazione dei libri di Luciano De Crescenzo (“Stammi felice”) e del prof. Domenico De Masi (“TAG”) a Positano (24 luglio 2015) sulla strada statale 163 della costiera amalfitana, definita da decenni la più bella del mondo e oggi letteralmente “invasa” da turisti di tutto il mondo.
Al neo direttore del Ravello Festival prof. Domenico De Masi i miei più sinceri e calorosi auguri di illuminato governo della Fondazione, ma anche un appello preciso.

La bellezza salverà il mondo” (Dostoevskji) non viene ritenuta da Luciano De Crescenzo un’indicazione possibile.
E’ vero se chi riesce godere della bellezza, come a Ravello, dove per me il concerto all’alba è quanto di più simile al Paradiso ho sperimentato sinora nella mia vita, non si assume la Responsabilità di combattere per trasferirla a tutti.
L’ultimo grandissimo marinaio napoletano in grado quasi di sconfiggere la marina militare inglese di Orazio Nelson nella battaglia di Procida è stato l’Ammiraglio Francesco Caracciolo, altro martire della Rivoluzione Partenopea del 1799, tanto temuto da essere condannato con un processo farsa alla impiccagione immediata per ordine del quasi umiliato Nelson.
L’ammiraglio Caracciolo, così come il medico Domenico Cirillo, non avevano tradito il Re: entrambi, vera Classe Dirigente, si erano messi a disposizione della Repubblica per salvare dalla distruzione lo Stato Napoletano, laddove il Re aveva preferito fuggire a Palermo.
Al medico martire Domenico Cirillo si deve la prima attuazione in Europa del Sistema Sanitario Pubblico e il mantenimento di quella grande scuola Medica di Santa Maria degli Incurabili che ci ha portato ad avere il grande medico San Giuseppe Moscati, da sempre critico feroce di una medicina lontana dal letto del malato e dedita solo al profitto della ricerca medica, esattamente come avviene oggi.
Purtroppo, da oltre due secoli, il Potere a Napoli e nel Meridione di Italia sa di essere circondato da un’intera classe dirigente, professionale e imprenditoriale che non indica al governo la strada da seguire, ma si fa indicare dal Potere la strada da seguire per occupare con serenità e senza rischi il posto più bello e comodo: il “Paradiso abitato da diavoli” come fu descritto da Benedetto Croce.
Auspichiamo “grandi saggi” nel Pd partenopeo per evitarci persino il rischio di dovere “indovinare” chi sarà il vincitore cui poi chiedere l’incarico migliore .
Per me, i “diavoli” veri siamo noi professionisti che, abbandonando il nostro stesso Popolo al suo destino, non ci assumiamo le nostre Responsabilità e con competenza e fermezza indomabile costringiamo il Potere a quello che nessun Potere vuole: l’obbligo di trasparenza e condivisione delle decisioni, come in Europa sancito dalla Convenzione di Aarhus.

Almeno uno dei programmi del Ravello festival auspicati dal neo Direttore prof. Domenico De Masi dovrebbe essere obbligatoriamente dedicato a come aiutare la classe dirigente meridionale a riprendersi le proprie Responsabilità e a diventare anche un po’ più “stoica” , non solo “epicurea”, per evitare che il futuro di tutti noi non sia deciso né dalla politica “incompetente” o “populista”, né dalla criminalità organizzata che di fatto è diventata da circa due secoli la principale lobby di riferimento del Potere qui al Sud.