Ambiente & Veleni

Allevamenti intensivi e la fine della favola della vecchia fattoria

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Mucche al pascolo, polli che razzolano nell’erba e maiali che grufolano felici: è così che vengono rappresentati gli animali da reddito in tutte le fattorie giocattolo e nei libri per i più piccoli. Anche il contadino e sua moglie sono spesso parte di questo quadretto idillico, immerso nella natura. È il cliché della vecchia fattoria, una favola che ci viene propinata fin dall’infanzia. Tuttavia questo mito è tenuto vivo non solo dalla letteratura per bambini: anche molta pubblicità o certa propaganda proveniente dal settore agroalimentare, con, spesso, supporto istituzionale, possono essere estremamente fuorvianti, creando nell’immaginario collettivo un’idea di allevamento edulcorata.

Nulla di più distante dal vero: ogni anno, 50 miliardi di animali (due animali su tre rispetto a tutti gli animali allevati) trascorrono tutta la loro vita ammassati in vere e proprie fabbriche, dei capannoni chiusi noti come allevamenti intensivi. È da essi che proviene la maggior parte del nostro cibo e non da aziende agricole in cui gli animali possono pascolare o razzolare all’aperto.
Gli animali non sono i soli a farne le spese: i rischi per la salute pubblica, i danni per l’ambiente e le diseguaglianze sociali sono intrinseci al sistema. Ma questo ancora oggi si sa (e si vuole fare sapere) troppo poco e una gran parte del pubblico non ha idea di cosa veramente significa allevamento intensivo.

Dimentichiamo dunque sole, aria aperta e possibilità di muoversi: gli animali negli allevamenti intensivi sono stipati a migliaia in capannoni chiusi e con luce artificiale, sapientemente dosata per mantenere efficiente il “ciclo produttivo”. Alcune specie vivono tutta la loro vita in gabbia (ad esempio galline e conigli), altre, come i polli, sono allevati in così grande numero in poco spazio che la differenza con la gabbia è di fatto inesistente. Che allevamento “a terra” è quello in cui sono tenuti 17, 20 o persino 23 polli al metro quadro? È difficile spiegare, a chi non lo ha visto di persona all’interno, cosa è un capannone con trentamila polli: immaginatevi una immensa distesa bianca, immobile, una sorta di enorme piumone. Che sia fatto da esseri viventi lo si capisce solo quando si avanza nel capannone e gli animali più vicini iniziano ad indietreggiare. Allora si vede qualche piuma ondeggiare. Uno spettacolo angosciante e surreale. Agli animali manca lo spazio per muoversi, e per vivere.

Ed è da capannoni come quello che provengono la stragrande maggioranza dei polli sul mercato. Non più incoraggiante è la vista delle mucche da latte, che mai hanno toccato e toccheranno un filo d’erba, accovacciate nei loro box dove attendono solo la prossima mungitura, finché il loro “rubinetto del latte” sarà esaurito. La visione di un allevamento di maiali è altrettanto spettrale – ambienti bui, spazi ristrettissimi, nemmeno un filo di paglia (peraltro contrariamente a quanto prescritto dalla legge), e quella coda mozza di tutti gli animali, a ricordo di una mutilazione effettuata senza anestesia e macabro simbolo di una vita fatta solo di dolore e privazione. Per ristabilire la verità sul moderno sistema di allevamento e fare sì che i consumatori sappiano veramente da dove viene il cibo che arriva nei loro piatti, Ciwf (Compassion in World Farming) International ha creato Il Tuo Allevamento, la fattoria-giocattolo onesta che mostra cosa succede veramente negli allevamenti di oggi e quali sono i costi di tale sistema a livello ambientale, sociale e per la salute pubblica.

Il Tuo Allevamento è un gioco on line che fornisce all’utente l’opportunità di interagire. Così, vi si possono ammassare più animali perché è la logica del “più animali possibili in poco spazio” che prevale. Nel Tuo Allevamento è anche necessario l’uso di antibiotici, perché gli animali stipati al chiuso si ammalano facilmente. Bisogna poi procurarsi il mangime e quale mangime migliore della soia, ad alto contenuto proteico, coltivata magari in Brasile, a colpi di deforestazione e perdita di biodiversità?

Una volta trasformati gli animali in cibo, anche le etichette possono, anzi devono, essere ingannevoli: chi è disposto a comprare un prodotto con l’etichetta “intensivo”? Certamente meglio usare, come purtroppo avviene nella realtà, denominazioni allettanti quali “100% fresco” o “naturale” o “di fattoria”. Che non corrisponda al vero poco importa. L’importante è vendere e fondamentale è che al Tuo Allevamento si tengano le porte chiuse, perché ai clienti potrebbe non piacere cosa avviene dentro i capannoni.

Ma questo gioco porta anche un filo di speranza, mostrando che esiste un’alternativa e che ognuno di noi può scegliere: abbattendo i muri del capannone gli animali possono tornare ai pascoli, all’aria aperta e al sole. Questa azione è una potente metafora della semplice soluzione che abbiamo già a disposizione per “guarire” il nostro sistema alimentare malato: portare gli animali fuori dagli allevamenti intensivi e di nuovo sulla terra. Giocare al Tuo Allevamento, condividerlo e invitare altre persone a farlo è un primo passo in quel senso. Perché tutti possiamo essere, come dice il gioco, dei “trasformatori”.

E così, proprio nel momento di Expo, in cui in Italia assistiamo ad un aumento della propaganda che vuole assolvere l’allevamento intensivo dalle sue gravissime responsabilità, nei confronti degli animali, che maltratta, nei confronti della salute delle persone, che mette a rischio, e nei confronti dell’ambiente, che inquina e danneggia, arriva un gioco semplice ma onesto, che mostra la verità. Verità che è la più potente arma contro l’allevamento intensivo. Verità che non può più essere nascosta dietro la favola della vecchia fattoria.