Società

Sicilia, frati cappuccini fanno animazione in spiaggia: “Portiamo Dio tra i bagnanti”

A Mondello un centinaio di giovani e adulti guidati da una dozzina di frati, hanno deciso di uscire dalle sagrestie e portare il Vangelo 'al mare'. "Credevamo fossero dei testimoni di Geova poi abbiamo visto il saio e....ci siamo tranquillizzati", racconta un turista

A Mondello quest’anno in spiaggia è arrivato anche Dio. A portarcelo sono i frati cappuccini che con la fraternità di strada sono scesi in spiaggia con i bagnanti palermitani e i turisti per “condividere la bellezza della vita e la gioia di poter donare un sorriso”. Una missione curiosa e singolare che ha stupito chi in questi giorni sta abbronzandosi sul lido palermitano. Un centinaio di giovani e adulti arrivati dal capoluogo siciliano ma anche da Napoli, guidati da una dozzina di frati, hanno deciso di uscire dalle sagrestie per andare dove stanno le persone.

Tra gli ombrelloni e le ragazze in monokini, spunta anche il saio francescano che balla, canta e fa il Dj sotto gli occhi attoniti di chi non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi dei frati al mare. “Quando li abbiamo visti la prima volta – spiega Giovanni, arrivato da Reggio Calabria con la famiglia – credevamo fossero dei testimoni di Geova poi abbiamo visto il saio e….ci siamo tranquillizzati”. A molti il saio ha fatto pensare subito a San Francesco, altri non ne vogliono proprio sapere di parlare di Dio davanti al mare, ma sono pochi: “Certo, uno si domanda perché son qui, che vogliono da noi. Ma ognuno fa il suo mestiere. È’ quella è’ la loro vocazione. Va rispettata”, spiega Lucio, un giovane mondellese che fa il bagnino.

A spiegare il senso di questa iniziativa è’ fra Mauro Billetta, parroco di Danisinni a Palermo, uno dei quartieri nel pieno centro storico di Palermo dove il tasso di povertà ed analfabetismo è tra i più alti: “La spiaggia è un luogo di incontro. Come Chiesa – spiega- vogliamo andare fuori. Non siamo qui a convertire nessuno, ma a permettere alle persone di chiedersi chi è Dio di fronte a me. Vogliamo solo donare il nostro tempo: dare la possibilità di restare in silenzio, in adorazione eucaristica o partecipare con noi ai momenti di preghiera”.

Un impegno che va ben oltre l’animazione. I cappuccini ogni sera alle 19 si ritrovano al molo dei pescatori per celebrare la messa e dalle 22 alle due di notte centinaia di bagnati si danno appuntamento davanti all’eucarestia per l’adorazione con il sottofondo in lontananza del leitmotiv dell’estate che arriva dai lounge bar della nota località balneare.

A Mondello non va in scena solo Alvaro Soler con il suo “Mismo Sol” ma anche “Fratello sole e sorella luna” e a passeggiare sul lungomare sono i giovani con una maglietta rosa con la scritta “Fa…miglia con noi”, il motto della missione che quest’anno ha voluto mettere al centro la famiglia tanto da proporre venerdì sera alle 22 un dibattito sul tema con psicoterapeuti, insegnanti e pedagogisti. Una “sfida” colta al volo da centinaia di persone che hanno partecipato alla riflessione al posto di sedersi al ristorante a mangiare pesce o andare a ballare. “Sono qui – spiega Emanuele di Napoli – perché voglio capire cosa serve per fare una famiglia”. Tra le duecento persone arrivate al molo c’è anche chi è’ indignato: “Voglio dirlo – racconta Giovanni – a tutti: la politica ha abbandonato le famiglie. Qui in Sicilia non abbiamo nemmeno gli asili”.

Fra Mauro ascolta. Ha appena terminato di montare un gazebo ed è già ora di indossare i paramenti per celebrare: “La preghiera serve, ma dobbiamo stare più per strada. In questi giorni – racconta il cappuccino – ci siamo accorti proprio di questo: abbiamo incontrato migliaia di persone; all’inizio della missione le persone erano diffidenti, restie, cercavano di capire se chiedevamo soldi ma quando hanno compreso il valore della nostra presenza c’è stata accoglienza. La gente, spesso, ci chiede chi ve lo fa fare; noi rispondiamo che è la nostra esperienza di Dio a portarci qua. Il nostro è un modo per riscoprire come essere chiesa”.

E ad accogliere la truppa di evangelizzatori francescani sono stati proprio gli abitanti di Mondello che hanno aperto le loro case per ospitare i frati e i giovani della missione. “Tutto è nato – continua fra Mauro – nel 2004 in Albania: facevamo animazione nei villaggi. Un giorno un ragazzo gettò un sasso nel corridoio della chiesa e lì mi resi conto che dovevamo uscire, stare più con loro, sul marciapiede. Da allora ogni anno scegliamo una località balneare dove fare la nostra missione”.