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Notte di San Lorenzo, le stelle come metafora della vita. Ecco come trovarle

Sagittario constellazione

Ci sono tre app che più di tutte mi appassionano in questo periodo, servono tutte per guardare le stelle. Le apri, le punti verso il cielo di notte, e vedi costellazioni, pianeti, galassie, scopri i loro nomi, e le segui nei loro movimenti. Si chiamano: Sky Walk, Sky Map, e Stellarium. Le prime due sono gratuite, la terza costa 1,99 euro. Mai come in queste notti di cielo stellato sono state utili tre applicazioni del genere.

Si avvicina la notte di San Lorenzo, ma per vedere le Perseidi che entrano nell’atmosfera terrestre il cielo migliore è quello che segue il 12 agosto. C’è anche la Luna nuova, e vi capiterà di vedere pure qualche satellite che passa (si distingue immediatamente un satellite da un aereo perché ha la luce fissa, e dopo tre secondi di passaggio lo vedrete scomparire, non fa mai tutto l’arco come un aereo) nell’atto di mappare il nostro cielo, io trovo che sia molto poetico, e sempre molto affascinante vederli passare: è come trovare un quadrifoglio in una prateria, o come per la maggior parte dei bambini tornare a sognare di diventare astronauta. Anche se è senza Luna che si vedono meglio le nebulose e i pianeti. La prima costellazione da individuare, come ci hanno insegnato da piccoli, per poi trovare tutte le altre, è il Grande Carro, molto luminoso, e visibile anche in città: e rappresenta sempre una certezza, una sicurezza, un’ancora sicura della nostra esistenza, quasi una metafora della vita.

Per quel che riguarda i pianeti, è tutto più instabile, meno sicuro. I pianeti si spostano, e quest’estate al tramonto verso sud ovest c’è Saturno (con i suoi anelli), mentre all’alba verso est troviamo Marte (di quel rosso che piace sempre). Certo, un telescopio aiuta parecchio, ma anche senza, e una delle tre app scaricate sul telefonino o il tablet, ci si può orientare con molta destrezza.

Di un altro rosso, ma comunque sempre bellissimo, c’è anche Antares, la stella che fa parte della costellazione dello Scorpione (è la mia preferita!), la vedi dopo Capricorno e Sagittario (del Sagittario si vede bene il centro della galassia, con molte nebulose, seduttiva pure lei): quando la vedi, è come dire “eccoti, ti aspettavo, mi sei mancata”, è riconoscibilissima, ha caratteristiche, aspetto, portamento come nessun’altra. Le altre due stelle che preferisco, nella mia personalissima classifica stellare del nostro cielo d’agosto, sono Deneb e Vega, subito sotto Altair, nella costellazione dell’Aquila (una volta che riesci a beccarle, non gli togli più gli occhi di dosso, vedrai, è più forte di te, ti attraggono lo sguardo, magnetismo reciproco, ci vuole un attimo per far scattare la scintilla, come rivedere un amico che conosci da tempo e approfondire nel giro di qualche secondo di chiacchiera con lui argomenti di altissimo spessore). Tutte e tre formano un triangolo, in mezzo ci passa la Via Lattea. Il mainstream che le sovrasta, le riduce, le minimizza, le ridicolizza. Altra metafora magnifica.

Ma la cosa più bella delle mie osservazioni notturne è il tempo che bisogna dedicare a queste visioni: molto tempo, anche un’ora. Un’ora di silenzio, un’ora di attesa, momenti preziosi, di cui hai bisogno più di ogni altra cosa al mondo. Sei solo, tu e il cielo. L’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande. Sei costretto a fermare anche i pensieri. La vita ti passa davanti tutta. I problemi quotidiani li riduci a cose marginali, c’è qualcosa di più grande sopra di te. Il punto di vista diventa un altro. Scavalchi e vai dall’altra parte. Cresci. Vai oltre. E diventi più alto pure di qualche centimetro.