Piacere quotidiano

Poker, non solo per giovani. Si può giocare molto bene anche a una certa età

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L’Italia del poker sta festeggiando l’impresa di Federico Butteroni, un nome nuovo, un ragazzo di 25 anni che pare avere la testa sulle spalle. Fra 6420 concorrenti ha raggiunto il tavolo finale del Main Event delle World Series of Poker, sostanzialmente il più importante torneo del mondo, quello che laurea il ‘Campione del Mondo’. Prima di lui c’era riuscito solo Filippo Candio nel 2010, poi finito 4°. Ci son voluti 7 giorni di gioco, 10 ore al giorno, per scendere da 6420 a 9 giocatori e ora questi 9 giocheranno il loro tavolo in novembre, si chiamano infatti i “november nine”. Non ce l’ha mai fatta nemmeno un campione del calibro di Max Pescatori, di cui abbiamo recentemente parlato.

So bene che c’è qualcuno che starà sbuffando per il solo fatto che stiamo parlando di poker (magari è ancora convinto che il poker sia un gioco d’azzardo, come le slot o la roulette… ); libero di sbuffare, come del resto libero io di sbuffare quando vedo certi articoli di cronaca calcistica.

Vabbè, ma oggi vorrei concentrarmi sull‘età dei giocatori e su un personaggio un po’ particolare. Ci siamo infatti abituati a pensare che – col dilagare del professionismo e l’innalzarsi del livello tecnico – anche il poker sia diventato, come la maggioranza degli sport, una disciplina riservata sostanzialmente ai giovani, attenti, preparati tecnicamente, in forma fisica… come non può esserlo una persona di una certa età. E infatti, se andiamo a vedere l’albo d’oro degli ultimi Campionati del Mondo, troviamo nel 2010 il 24-enne Duhamel, nel 2011 il 23-enne Heinz, nel 2012 il 25-enne Merson, nel 2013 il 23-enne Riess e nel 2014 il 26-enne Jacobson. Roba da sentirsi rottamati!

Ma oggi invece, noi che abbiamo una certa età possiamo abbozzare un sorrisetto sotto i baffi: c’è ancora posto anche per noi e queste Wsop l’hanno ben dimostrato.

Intanto il 94-enne (non è un errore di stampa: novantaquattrenne!) William Wachter è arrivato “in the money” (cioè a premio) proprio nel Main Event Wsop: ha resistito fino al 4° giorno di gara finendo in 524-esima posizione. È un’impresa eccezionale, ve lo garantisco, perché resistere 10 ore al giorno a quei tavoli, con un’enorme pressione emotiva e psicologica, senza mai potersi permettere la benché minima distrazione, sarebbe uno stress eccessivo per chiunque. Congratulazioni.

Ed eccoci al personaggio. Si tratta di Pierre Neuville, belga, anche lui approdato ai november nine (con oltre il triplo delle chips di Butteroni e dopo essere stato lungamente in testa al torneo); beh, tutto normale… se non fosse che ha 72 anni! Wow! È una storia che mi piace, perché ruota intorno ai giochi da tavolo. Da ragazzo, ovviamente, giocava a poker per nottate intere, ce l’aveva nel sangue. Poi, intorno al 1970 (notizie contrastanti sulla data esatta) ha inventato un gioco da tavolo chiamato Eddie Merckx, che simula ovviamente una corsa ciclistica (attenzione, una ventina d’anni prima di Um Reifenbreite, che con lo stesso tema si è aggiudicato lo Spiel des Jahres 1992). Poi ha fondato una ditta e si è messo a distribuire giochi, fra cui Subbuteo e nel 1982 l’ha venduta alla Hasbro, forse la maggior azienda mondiale del settore, quella di Monopoly, Scrabble, Risiko! per capirci. E in Hasbro ha fatto carriera, fino a diventare vicepresidente di Hasbro Europe. Ma soffriva, perché per contratto non poteva più giocare a poker né entare nei casinò dove si svolgevano i tornei…per Hasbro sarebbe stato disdicevole!

Andato in pensione nel 2008, a 65 anni ha cominciato la sua nuova vita, coltivando finalmente la sua vecchia passione, il poker. Ed è subito diventato un personaggio di spicco, stabilendo record su record all’European Poker Tour, diventando il più vincente giocatore belga di sempre e ora entrando alla grande nei november nine. Ragazzi, 72 anni! Giocare a giochi intelligenti (come Scrabble, come Poker, come tanti giochi da tavolo) è davvero una bella palestra per tenere la mente in forma. Farsi ipnotizzare da una slot machine indirizza invece – a mio avviso – sulla strada dell’instupidimento.