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Wolfgang Schaeuble, chi è il ministro tedesco che vuole Atene fuori dall’Euro: dall’attentato al mito di Sisifo

Leader delle trattative per riunire le Germanie, era lui il delfino di Kolh: poi lo scandalo dei finanziamenti ai partiti, la rottura con il cancelliere, la nomina a ministro delle Finanze. E oggi, l'uomo che si considerava un politico europeo è il simbolo dell'Ue che ha messo la pistola carica nelle mani di Tsipras

È l’uomo che da solo incarna la pistola carica messa tra le mani di Alexis Tsipras nelle ultime ore. E in queste frenetiche settimane di crisi greca, persino il suo nome è diventato più difficile da pronunciare nei Paesi del Sud d’Europa, quelli che guardano al futuro di Atene con vicinanza interessata, temendo che i prossimi sullo spietato taccuino della Troika possano essere proprio loro. Perché il nome di Wolfgang Schaeuble ha un suono che all’ombra del Partenone oggi suona quasi come un’elegia, quel genere lettario ellenico nato secoli fa prendendo spunto dai lamenti funebri. E del resto hanno il sapore di un’estrema unzione le ultime proposte avanzate al governo d’Atene dal potentissimo ministro delle Finanze di Angela Merkel, disponibile a spaccare l’Euro pur di rendere l’Unione più leggera dall’insolvenza greca.

Considerato il leader dei falchi dell’Eurogruppo, odiato bersaglio dei simpatizzanti di Syriza, il ministro spietato (epiteto coniato da Spiegel) è nato 72 anni fa a Baden-Wuerttenberg, vicino all’Alsazia, al confine con la Francia, quattro figli, deputato al Bundestag con la Cdu dal 1972: tra le sue passioni il mito di Sisifo rivisitato da Camus, l’uomo “felice” di spingere il masso sulla montagna, pur sapendo che rotolerà a valle prima di raggiungere la cima. Una passione coltivata durante tutta la vita, anzi durante tutte e due le vite, dato che l’esistenza del ministro capace di portare il pareggio di bilancio a Berlino è divisa in due: al centro c’è quel 12 ottobre 1990 quando tre proiettili sparati da Dieter Kaufmann durante una manifestazione lo costrinsero sulla sedie a rotelle. All’epoca era ministro degli Interni della Repubblica federale e quell’incidente giocò un peso fondamentalke sbarrandogli la strada che conduceva alla cancelleria e all’eredità  di Helmut Kolh.

L’erede, infatti, era Schaeuble, non Angela Merkel, la donna venuta dall’oriente ancora lontano quando nel 1984 l’uomo dell’austerity comincia a collaborare con Kolh. Ed è sempre Schaeuble che s’intesta le delicate trattative con la Ddr, pronunciando poi il famoso discorso al Bundestag che decretò la vittoria di Berlino su Bonn, nella scelta della della capitale. All’epoca, l’uomo che oggi è ai ferri corti con Mario Draghi, considerato troppo “generoso” verso Atene, tirò in ballo la questione europea: “La decisione su Berlino è innanzitutto una decisione sul superamento della divisione d’Europa“, disse. Parole che suonano strane oggi, anche se  Schaeuble  si è sempre considerato un politico più europeo che tedesco: è stato papabile per la presidenza della Commissione e per l’Eurogruppo;  grande amico di Christine Lagarde, ha definito l’Ue “prototipo unico al mondo di governance globale” e pazienza se oggi ad Atene lo vedono come novello Fuhrer.

Dotato di ironia sottile, spesso sarcastica, aspro e severo come la politicache vuole imporre agli ellenici. “Anche come politico è rimasto un giurista e resta dell’idea che l’operato statale debba muoversi in un quadro giuridico severamente regolato dalla legge”, ha scritto di lui l’ex presidente dei servizi segreti August Hanning. E oggi che i giornali tedeschi scrivono di una Merkel sua  succube torna alla mente il passato da delfino di Kolh, il leader abbandonato dopo che Shaeuble finì lambito dallo scandalo dei finanziamenti pubblici ai partiti. Era il 2000 e l’attuale ministro delle Finanze tedesco ammise in diretta in televisiva di aver ricevuto 100mila marchi senza registrarli da parte del commerciante di armi Karlheinz Schreiber. Poi fu costretto a dimettersi da presidente del gruppo parlamentare della Cdu. Clamorose le parole con cui liquidò Kohl: “Ho trascorso con te anche troppo tempo della mia vita. Non metterò più piede in questo ufficio”. Le stesse che forse in questi giorni sono passate tra la mente di Alexis Tsipras.