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Crisi Grecia, Tsipras e Varoufakis da spacca euro a spacca Syriza

Ecco come si è sciolta la coppia dei gemelli diversi ora separati di fatto, che avrebbe dovuto rompere il fronte dell'Unione europea

Da spacca euro a spacca Syriza. Ecco come si è sciolta la coppia che doveva spaccare l’Unione europea: Tsipras e Varoufakis, da gemelli diversi a separati di fatto a meno di ulteriori colpi di scena. A poche ore dall’assenza dell’ex ministro mentre il Parlamento greco votava il nuovo piano per i creditori, ecco emergere i tratti salienti di un rapporto prima consolidato e, secondo alcuni, minato dalla crisi politica. Del resto la scintilla ideologica e programmatica tra Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis era scoccata dopo un post. L’economista che anni dopo ha messo scompiglio tra le cancellerie europee, dal 2008 curava un blog, intitolato “Pensieri per il mondo post 2008”, in cui riversava le sue considerazioni sulla situazione europea all’indomani della crisi dei mutui subprime americani. Varoufakis da subito scrisse che la catastrofe era stata “causata dall’incapacità delle istituzioni di resistere alle onde d’urto del terremoto globale del 2008”. Nel 2010 il futuro ministro delle Finanze ellenico, dopo una consulenza, molla i socialisti del Pasok e incrocia il giovane radicale laureatosi in ingegneria. Le sue teorie, che riprendono in toto quelle del suo mentore, l’economista a stelle strisce James Galbright, fanno presa nel cuore rosso di Alexis che in quei mesi si sta dando un gran daffare per trasformare il Synasprismos in Syriza: da movimento a partito. Da quel momento iniziano due anni intensi, fatti di comizi, di report da studiare ma anche di trasferte oltreoceano: la coppia presenzia anche ad alcuni meeting promossi da uomini vicini al miliardario ellino americano George Soros.

Varoufakis lo scorso gennaio non è stato solo il deputato più suffragato del neo parlamento ellenico, ma ha redatto di suo pugno l’intero programma economico di Syriza e limato il manifesto di Salonicco, un po’ la Leopolda di Tsipras. Ma dopo la partenza della nuova squadra di governo ecco i punti di distacco dal premier. La lite con il numero uno dell’Eurogruppo Djisselbloem, gli scambi di accuse con Schaeuble su cui però alcuni analisti hanno visto la presenza di un copione scritto a quattro mani, come la storiella del poliziotto buono e di quello cattivo. Ma intanto anche all’interno di Syriza, oltre che a Bruxelles, ecco montare l’insofferenza verso l’economista: un ministro di peso, Nikos Pappas, fedelissimo di Tsipras, pare sia arrivato a dire: “Accanto a quello lì non mi siedo”. Era l’ultimo consiglio dei ministri prima del referendum e c’era chi accusava apertamente Varoufakis di aver “combinato un gran pasticcio”, gli stessi che non credevano minimamente alla vittoria del no.

Il resto è cronaca recente, con il voto di piazza che spiazza il governo, con la ricostruzione del corrispondente di Liberation per le questioni europee, Jean Quatremer, secondo cui l’ex ministro avrebbe esortato a respingere le proposte fatte da Tsipras a Bruxelles. E soprattutto con la sua fuga nella villa di Aegina mentre il Parlamento votava il memorandum, e facendosi beccare da fotografi e turisti, con lite annessa con un cronista greco troppo ficcanaso (che ha sporto denuncia). Diciamo che Varoufakis ce l’ha messa tutta per far sapere che non avrebbe votato il piano e che preferisce il mare e il sole a questo status quo, che non sarebbe più quello su cui ha fondato il rapporto con Tsipras datato 2010. Anche queste, pur sempre, sono “ragioni di famiglia” come cinguetta il suo ultimo tweet.

@FDepalo