Cultura

Una vita da Luna Park: tra ruote panoramiche e zucchero filato, il racconto in immagini e parole di Giulio Beraneck

Nell'ultimo film di Garrone è il giovane circense che salva la principessa: per vent'anni anni ha felicemente vissuto in una roulotte con i genitori, 'esercenti dello spettacolo viaggante' (guai a chiamarli 'giostrai', termine che ha assunto una valenza negativa). Oggi che fa l'attore non solo non rinnega quella vita ma la porta nel cuore e la vuole raccontare attraverso un documentario e un romanzo

Se avete visto Il racconto dei racconti, lo ricorderete sicuramente: è il giovane circense che salva la principessa tagliando la corda sulla quale il gigante la sta raggiungendo. Un ruolo non troppo lontano, gigante a parte, dalla vita vissuta di Giulio Beranek, nato 28 anni fa in una località imprecisata della provincia di Putignano dove si era fermata la roulotte della sua famiglia. Per vent’anni anni in quella roulotte Giulio ha felicemente vissuto, spostandosi con i genitori, il nonno, le giostre, le ruote panoramiche, le auto- scontro e tutto quello che si trova in un Luna Park, dove il lavoro chiamava. Si è fermato solo una volta, a Taranto, per i cinque anni necessari a diplomarsi al liceo classico.

Ora che fa l’attore (ha debuttato con Alessandro di Robilant in Mar Piccolo, ha lavorato in varie fiction televisive e sta per iniziarne una nuova per la Rai, una Parenthood all’italiana), ora che vive a Roma in una casa vera e che ha una fidanzata fuori dal suo ambiente, non solo quella vita Giulio non la rinnega, ma la porta nel cuore. Al punto che sulla variegata comunità degli “Esercenti dello spettacolo viaggiante” (guai a chiamarli giostrai, termine che ha acquisito una valenza negativa) sta girando un documentario e scrivendo un romanzo: La gente del viaggio. È una storia affascinante quella che Giulio racconta con immagini e parole: “Chi siamo? Non lo so bene nemmeno io. So solo che un filo invisibile tiene uniti tutti noi come un’unica grande famiglia”.

Una famiglia composta da cittadini di varie origini e nazionalità: molti vengono dal circo, la maggioranza è la terza, quarta o chissà quale generazione di uomini e donne che tanti anni fa, quando non c’era il cinema e tantomeno la televisione, giravano di paese in paese, di città in città ad allietare i giorni di festa di grandi e piccini. “Ci etichettano come sinti, circensi, gitani, facendo confusione fra popoli con vite e mentalità molto diverse fra loro ma tutte affascinanti” dice Giulio. “Noi ci chiamiamo i dritti. Gli altri sono i fermi o contrasti“. Dritti si può anche diventare, come il padre di Giulio, nato in Cecoslovacchia ma di nazionalità serba, che è entrato in questo mondo solo perché si è innamorato di sua madre, figlia di due circensi, che aveva conosciuto in un Luna Park durante un viaggio in Italia. Il capofamiglia è il nonno: Giulio Monti Condesnitt, 87 anni portati magnificamente, ex trapezista e figlio di un pioniere delle auto-scontro. È lui che apre il documentario raccontando com’è cambiata la vita del Popolo del viaggio nel corso degli anni.

Nella sua lunga vita nonno Giulio ha visto le grandi ruote panoramiche trasformarsi da complicati marchingegni in legno in sofisticate macchine computerizzate. “Quelle antiche richiedevano una grande fatica per essere montate e smontate, quelle odierne sono realizzate su disegni di ingegneri informatici e per farle funzionare bisogna vere una cultura”. Quello che non è cambiato è il desiderio irrefrenabile di muoversi. “Io stesso, all’inizio del mestiere di attore, ogni tanto scappavo dal set per tornare a casa, cioè alla nostra roulotte” dice Giulio. Un impulso comune a tutti i lavoratori dello spettacolo viaggiante: “È una cosa che hai nel sangue, non lavori per i soldi ma per girare, per vedere la gente che si diverte sulla ruota panoramica” conferma Ivan Montenero. “La giostra fa parte di te, dopo un po’ le parli”.

Oggi esistono anche Luna Park fissi, come quello dell’Eur a Roma o di Linate a Milano, mai la gran parte di chi lavora con giostra, ruote, auto-scontro continua a viaggiare: principalmente all’estero, soprattuto Grecia e Paesi dell’Est, dove le loro attrazioni fanno sognare i bambini e i ragazzi che ancora non sono chini su tablet e cellulari. “In Italia non è più così e mille restrizioni condizionano e limitano il lavoro della gente del viaggio” dice Giulio. “Un patrimonio di tradizioni e cultura rischia di essere cancellato. Per questo, e per ridare dignità al popolo dei Dritti, ho deciso di raccontare con verità la storia e la vita degli ultimi esponenti di questa grande famiglia”. Il documentario, autoprodotto e diretto da Emanuele Tammaro, è quasi finito. Come i soldi che servono per terminarlo e che Giulio e la Gente del viaggio sperano di raccogliere con la campagna di crowdfunding che hanno lanciato. Chi vuole contribuire o saperne di più su questo popolo può andare su www.idritti.com.