Palazzi & Potere

Lotta alle discriminazioni: bloccato il portale web per i diritti Lgbt

Era stato annunciato quasi un mese fa. Dalla Consigliera per le pari opportunità di Palazzo Chigi Giovanna Martelli e dalla vice presidente del Senato Valeria Fedeli. Invece non ha ancora visto la luce. Per problemi interni alla presidenza del Consiglio

E’ stato presentato in pompa magna il 4 giugno scorso nella cornice della sala Monumentale di Palazzo Chigi, ma dopo un mese non se ne vede ancora traccia. Il portale di documentazione Lgbt (sigla che sta per lesbiche, gay, bisex, transessuali) del dipartimento per le Pari Opportunità della presidenza del Consiglio e dell’Ufficio nazionale antiscriminazioni razziali (Unar), dopo essere stato illustrato alla stampa dalla Consigliera per le pari opportunità di Palazzo Chigi Giovanna Martelli e dalla vice presidente del Senato Valeria Fedeli ancora non ha visto la luce.

Si tratta di un progetto finanziato dal comune di Torino con 109 mila euro (di cui 30 mila per la “costruzione del sito”, più 79 mila per “il gruppo redazionale”, come si evince dal Piano dettagliato di esecuzione delle attività) che rientra nel cosidetto Asse di Comunicazione della Strategia Nazionale Lgbt. “L’obiettivo è quello di rafforzare l’azione di diffusione ed implementazione delle buone prassi, intercettando e raggiungendo in modo capillare i bisogni di tutti coloro che sono interessati alla tematica Lgbt“, ha spiegato Giovanna Martelli presentando il progetto: si tratta di offrire a queste persone “una risposta adeguata grazie alla documentazione scientifica raccolta e organizzata in maniera semplice e puntuale” . E tutto questo, annunciava la Consigliera, “sarà online la prossima settimana“.

A distanza di un mese invece ancora nulla si  è visto. A causa, pare, di problemi interni agli uffici della presidenza.  Il progetto, d’altra parte, sembra nato sotto una cattiva stella. Perchè, nonostante le buone intenzioni e la supervisione di un comitato scientifico composto da personalità come lo scienziato Umberto Veronesi, il giurista Stefano Rodotà, il filosofo Sebastiano Maffettone e il teologo Vito Mancuso, è stato sin dall’inizio fortemente criticato dalle associazioni Lgbt per il mancato coinvolgimento dei diretti interessati nella fase progettuale e per l’approccio troppo nozionistico del sito che si presenterebbe “statico e poco fruibile”.

Un vero peccato, tenendo conto della delicatezza delle tematiche trattate. La stessa Martelli ne aveva sottolineato l’importanza.  Il portale avrà un ruolo chiave negli “approfondimenti scientifici sul tema” e al fine di “eliminare sessismo e omofobia“, aveva spiegato la Consigliera. Secondo la quale nel settore “c’è un ritardo che non ci possiamo più permettere: abbiamo tutti la responsabilità di costruire spazi di libertà, a partire dall’utilizzo corretto delle parole”.