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Psicologia: come rimanere se stessi nella coppia

coppiaQuanti bisogni desideri, obiettivi personali possiamo portare nella coppia? Quanto è giusto e quanto riusciamo ad affermare di noi nel rapporto con il partner?

Riuscire ad essere se stessi all’interno di una relazione stabile è un compito faticoso da realizzare, ma necessario perché è riconosciuto che una relazione sentimentale resta attiva e viva quando entrambi i partner si prendono cura del legame ma nello stesso tempo proteggono e sviluppano il proprio sé e la propria individualità.

Momenti di crisi sono facilmente legati alla difficoltà di trovare un equilibrio tra individualità e relazione: se viene dato poco valore all’espressione o alla libertà individuale è facile sentirsi oppressi o soffocati, se ci si sbilancia al contrario e ognuno tende a perseguire obiettivi personali, magari ci si chiude nel proprio mondo e ci si allontana. Si è continuamente alla ricerca di un equilibrio intermedio tra questi due poli.

Passato il momento iniziale – se la coppia riesce a superare la fase di innamoramento se concorda su alcuni punti fondamentali e si trasforma in una coppia stabile, dove vivere sentimenti più pacati ma più forti – si comincia a contrattare più o meno consapevolmente e direttamente su quelle che sono le regole da rispettare, gli obiettivi e i progetti da perseguire i tempi e gli spazi personali, quali percorsi intraprendere.

Quanto si riesce effettivamente a farlo?

Quello dell’affermazione personale è un aspetto particolare, a volte crediamo di volere una cosa e quando siamo in una relazione ne vogliamo o facciamo un’altra. Abbiamo cambiato programma, ci stiamo facendo condizionare dall’atteggiamento del partner o cosa?

Se il nostro obiettivo era puntare alla carriera, come mai ci ritroviamo a casa ad aspettare che lui o lei rientri, o al contrario, se volevamo una famiglia numerosa come mai ci troviamo continuamente fuori per lavoro?

Non è facile costruire un percorso consapevole condiviso. Aiuta conoscersi, avere un’idea abbastanza chiara di se stessi, avere un’idea abbastanza chiara dell’altro come persona che potrebbe volere cose diverse, avere la forza di esporre le proprie esigenze e i propri obiettivi, senza preoccuparsi troppo di dispiacere, deludere, o comunque attivare l’altro.

A volte certi meccanismi non sono per niente consapevoli.

Se lui ha lasciato la sua casa per andare a convivere con lei in una città che non conosce e poi lei trova un lavoro che la porta lontano da casa anche per una settimana, magari si sentirà un po’ solo, forse un po’ tradito, un po’ abbandonato se pur contento che lei abbia trovato l’impiego che voleva. Gli sembrerà però, di essersi lasciato condizionare troppo dalla relazione e di essersi un po’ trascurato.

So di una coppia in cui lei ha preso per anni il caffè a letto la mattina solo perché lui glielo portava e solo dopo diverso tempo si è resa conto che iniziare la giornata con un caffè non le piaceva affatto: forse non voleva suscitare la sensibilità di lui? Non è che si forzasse di fare una cosa che non le piaceva, realmente le sembrava di apprezzarla.

A volte non c’entrano i partner ma la propria capacità di definirsi nella relazione. Magari in coppia subentrano bisogni diversi e il gusto del caffè diventa secondario al sentimento di conferma, o di accudimento, o di protezione, o di altro, che farsi portare un caffè può significare.

In un percorso di coppia ideale, nel tempo si dovrebbero trovare equilibri sempre più sofisticati tra individualità e relazione.