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Assicurazioni, Ivass: ‘Si allontanano da loro missione. Rischi a carico del cliente’

Salvatore Rossi, presidente dell'istituto di vigilanza sul settore, nella relazione annuale ha detto che la caduta dei tassi spinge le compagnie a offrire meno polizze con garanzie minime di rendimento. Perché “sono costose" e le nuove regole contabili comportano un maggior assorbimento di capitale. Rinviate all'assemblea Ania del 2 luglio le osservazioni sulla tutela degli assicurati

Innovazione tecnologica e andamento dei tassi d’interesse stanno profondamente trasformando il sistema assicurativo, arrivando a metterne in discussione la sua stessa natura. A dirlo è Salvatore Rossi, presidente dell’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni (Ivass), nella presentazione della relazione annuale sull’attività svolta. Una relazione importante, che con garbo fissa diversi punti d’attenzione, per non dire di preoccupazione, sull’evoluzione del settore e del suo ruolo economico-sociale. La caduta dei tassi spinge i gruppi del settore a cercare investimenti alternativi, sconfinare nel campo dell’offerta del credito e, al tempo stesso, non offrire più polizze con garanzie minime di rendimento perché “sono costose per le compagnie, dati i bassi tassi d’interesse e l’assorbimento di capitale imposto dalle nuove regole”.

L’effetto è che nei rami Vita nel 2014 si è registrato un raddoppio delle polizze unit linked, cioè di “prodotti finanziari che tendono a porre il rischio a carico dell’assicurato”, sottolinea Rossi, osservando come in questo modo “ci si allontana dalla natura e dalla missione delle assicurazioni nate per trasferire e mutualizzare i rischi dei singoli, proteggere i loro risparmi, ridurre l’incertezza sul futuro”. Un’evoluzione dettata da scelte razionali compiute nell’interesse dei conti aziendali, dice il presidente dell’Ivass. “Tuttavia non possiamo non interrogarci su tendenze che in ultima analisi priverebbero la nostra società di un servizio ad alto valore: l’investimento del risparmio con finalità assicurativo-previdenziali”. A prescindere dal livello dei tassi d’interesse Rossi invita dunque le assicurazioni a dare un maggior contributo alle gestioni previdenziali portando così benefici al welfare pensionistico: “Le compagnie di assicurazione sono da sempre attrezzate al rilascio di garanzie demografico-finanziarie, l’Ivass controlla sia il livello della garanzia sia l’adeguato accumulo di riserve, quindi la sostenibilità nel tempo degli impegni”. Un esplicito invito ad avere più coraggio e a pensare a nuovi tipi di offerta.

Per quanto riguarda invece le polizze sulla perdita dell’autosufficienza in età avanzata, Rossi chiede incentivi fiscali: “E’ un buon affare per l’erario nella misura in cui stimola transazioni altrimenti non realizzate, consentendo inoltre risparmi dal lato delle prestazioni sanitarie pubbliche”. Insomma, sull’aspetto welfare la relazione è ricca di spunti e mette in luce diversi problemi, tra cui “il ritirarsi degli assicuratori nazionali dal segmento della responsabilità civile sanitaria, associato o a un maggior ricorso all’autoassicurazione o a prodotti offerti da operatori che hanno la veste giuridica di compagnie di altri Paesi dell’Unione europea ma sono in realtà diretti dall’Italia e talora poco affidabili”. Un problema che in ultima istanza ricade sui malati.

Rossi in questa presentazione non ha voluto però “toccare i rapporti fra compagnie, intermediari e clientela né la tutela pubblica di quest’ultima”, perché intende farlo all’assemblea dell’Ania (l’associazione delle imprese assicuratrici) il prossimo 2 luglio. Una scelta, questa, forse poco istituzionale dato che la tutela degli assicurati è lo scopo istitutivo dell’Ivass e come tale dovrebbe informare gran parte della relazione, ma tant’è.

Per il momento Rossi ha preferito concentrarsi sull’industria assicurativa, le sue trasformazioni e la sfida di Solvency 2, le nuove regole contabili che entreranno in vigore all’inizio del prossimo anno. Una sfida complessa anche sul fronte dell’organizzazione interna delle aziende e delle stesse modalità con cui si svolge la vigilanza, chiamata a lavorare a stretto contatto con le compagnie nella valutazione dei rischi. Un lavoro “sinergico” foriero di potenziali conflitti d’interesse di cui però Rossi ha scelto di non parlare, rivendicando piuttosto quanto fatto per trasformare l’istituto in questi ultimi due anni e mezzo, da quando cioè l’Isvap e le sue funzioni sono state assorbite dalla Banca d’Italia, di cui l’Ivass è una costola (lo stesso Rossi è il direttore generale di Bankitalia).

E quanto fatto non è poco: l’istituto è intervenuto per snellire le procedure di liquidazione coatta delle compagnie (su 58 procedure, 14 sono iniziate oltre 30 anni fa), è stata rivista la regolamentazione per rendere i commissari più autonomi, sono stati sostituiti 25 commissari liquidatori e 60 componenti dei comitati di sorveglianza, mentre prosegue l’opera di modernizzazione dell’assetto organizzativo dell’Ivass stessa, delle sue infrastrutture e dei suoi servizi informatici. “Siamo inoltre intensamente impegnati ad applicare efficacemente alla nostra organizzazione le norme anti-corruzione e pro-trasparenza recentemente introdotte nell’ordinamento”, chiosa Rossi, sottolineando anche come sul fronte delle sanzioni ai vigilati sia indispensabile un intervento legislativo perché la legge attuale “fissa sanzioni pecuniarie solo a carico delle imprese e non delle persone fisiche degli amministratori o dirigenti”. E per di più in una misura così minima da far venire meno ogni effetto di deterrenza.

Tuttavia è nell’interpretazione del ruolo dell’istituto che il presidente dell’Ivass desta qualche preoccupazione, perché il “dosare l’intensità e l’onere dell’azione di vigilanza in proporzione alla pericolosità potenziale della situazione che si fronteggia” rischia di far sistematicamente passare in secondo piano la questione della tutela degli assicurati, che è l’obiettivo fondante dell’Ivass. Di questo, per la verità, sembra accorgersi lo stesso Rossi quando avverte che “la proporzionalità non può mai spingersi fino a non applicare le norme. Solvency2 è un regime basato su principi, la proporzionalità influisce sulle modalità con cui gli obiettivi della vigilanza sono perseguiti, non li rende in alcun caso irrilevanti”. Un ammonimento alla lobby assicurativa che però non tranquillizza per nulla gli assicurati e i risparmiatori, che hanno ben in mente ciò che è accaduto in questi anni, gli aumenti dei costi e come la discrezionalità delle autorità di controllo abbia consentito operazioni come la fusione Unipol-FondiariaSai, gruppo verso il quale si continua ad avere un occhio di riguardo perfino quando non rispetta i vincoli posti dalla stessa Ivass presieduta da Rossi che, senza indugio, ha consentito all’amministratore delegato Carlo Cimbri di mantenere la doppia poltrona per un altro anno. Vedremo il 2 luglio, di fronte alla platea dell’Ania, che cosa Rossi avrà da dire sulla tutela degli assicurati che in Italia sembra tornata all’anno zero anche per effetto del decreto Competitività.