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Roma, giunta Marino perde altri pezzi: Improta si dimette, si va verso il rimpasto

L'assessore ai Trasporti conferma le dimissioni. Il sindaco convoca i consiglieri di maggioranza, anche in vista del probabile addio di Silvio Scozzese, titolare del Bilancio. Molti, al Campidoglio e nel Pd, dopo l'ultimatum di Renzi ("Se sa governare governi, o vada a casa") leggono il possibile addio come una mossa pensata dall'alto per mettere in difficoltà il primo cittadino e costringerlo ad un passo indietro. Intanto, Matteo Orfini, commissario chiamato a fare pulizia nel Pd romano dopo lo scandalo Mafia Capitale, è stato posto sotto protezione

Non smette di suonare la sirena dell’allarme rosso in Campidoglio. Dopo l’ultimatum di Matteo Renzi a Ignazio Marino (“Se sa governare governi, o vada a casa”) e la richiesta di chiarimenti del Mef sul salario accessorio dei dipendenti, la giunta del sindaco-chirurgo perde un altro pezzo. Guido Improta lascia l’incarico da assessore alla Mobilità al Comune di Roma. “Sono stati due anni molto belli, ma anche faticosi – ha spiegato oggi l’esponente del Pd, in quota Renzi – so di lasciare meno problemi di quelli che ho trovato”. “La mia esperienza era a termine e questa era una cosa nota – ha detto ancora Improta – tempi e modalità (dell’addio alla giunta, ndr) sono prerogativa del sindaco e del Pd e mi atterrò alle decisioni che verranno assunte”, ha aggiunto Improta. E’ l’ennesima tegola che piomba sul capo di Marino, la cui giunta è stata toccata dallo scandalo Mafia Capitale (con l’arresto di Daniele Ozzimo, assessore alla Casa, ma anche di Mirko Coratti, presidente dell’assemblea capitolina) e che ora deve affrontare la possibile uscita di un altro assessore: quella di Silvia Scozzese, titolare del Bilancio.

Secondo voci circolate nei giorni scorsi, il motivo dell’addio sembrerebbe da ricondurre a un litigio con il sindaco Marino che gli avrebbe chiesto di sforare il patto di stabilità. Non sono pochi quelli, invece, che al Campidoglio e nel Pd dopo l’ultimatum di Matteo Renzi a Marino  leggono il possibile addio come una mossa pensata dall’alto per mettere in difficoltà il primo cittadino e costringerlo ad un rimpasto o addirittura ad un passo indietro. Dimissioni politiche, ovvero chieste dal premier? “Non c’è nesso di causa-effetto” tra la scelta di lasciare la giunta ed essere “una delle centinaia di migliaia di persone che ha votato Renzi alle primarie – afferma l’assessore – non c’è stata alcuna telefonata di Renzi: siamo cittadini adulti e sarebbe complicato se il premier dovesse chiamare tutti quelli che si riconoscono in lui”. I tempi dell’uscita di scena? Brevi, perché alla domanda sulla sulla sua presenza lunedì all’apertura delle sei stazioni della metro C Impronta ha risposto: “Io spero di sì, non so se da privato cittadino“. Chi arriverà al suo posto? I nomi che circolano con maggiore insistenza sono quelli di Fabrizio Panecaldo, capogruppo del Pd, e Roberto Tricarico, membro dello staff del sindaco e assessore a Torino.

Sull’operazione pende però la spada di Damocle della relazione del prefetto Franco Gabrielli per decidere sullo scioglimento del Comune per Mafia, che farebbe da antipasto alla caduta della giunta. La decisione finale dovrebbe escludere lo scioglimento, ma le 1000 pagine preparate dagli ispettori prefettizi fotograferebbero in maniera impietosa la rete di corruzione che permea l’amministrazione capitolina, terreno fertile per la capacità pervasiva del sodalizio di Mafia Capitale grazie alla proliferazione di affidamenti diretti e appalti senza gara. Rosy Bindi è sicura: “Vedremo la relazione del Prefetto di Roma, dopodiché sarà il sindaco a prendere le sue decisioni“, ha detto la presidente della Commissione parlamentare Antimafia.

Dal 24 marzo Improta risulterebbe indagato nella maxinchiesta sugli appalti per la costruzione della metro C, insieme a Ercole Incalza, ex capostruttura di missione del ministero delle Infrastrutture, arrestato in un procedimento della Procura di Firenze su casi di corruzione nelle grandi opere. L’assessore smentisce: “Confermo di non essere iscritto nel registro degli indagati – scriveva in una nota il 30 marzo – ciò è risultato con chiarezza dalla certificazione rilasciata in mattinata dalla Procura della Repubblica di Roma, nonché dal colloquio avuto dal mio legale, avvocato Giampiero Biancolella, con il sostituto procuratore Erminio Amelio“.

Marino tiene duro e rilancia dal palco della Festa dell’Unità attaccando la destra che deve “tornare nelle fogne” e il suo predecessore Gianni Alemanno, ma il suo futuro è appeso a un filo. Per questo ha convocato in Campidoglio tutti i consiglieri di maggioranza. “Sono sicuro che nel 2023 consegneremo una città cambiata – ha detto Marino durante la riunione a Palazzo Senatorio – una città al livello di una Capitale europea. Una città – ha aggiunto – dove l’imprenditore non si presenta con le tangenti ma con il suo progetto. Sono convinto – ha continuato – che fra tutti, e dico in generale non in questa stanza, sono il meno attaccato alla poltrona, perché la mia è una poltrona scomodissima”. E da quella poltrona dovrà fare i conti proprio con l’addio di Improta, che apre uno scenario di possibile rimpasto della giunta guidata dal chirurgo dem. Anche alla luce delle indiscrezioni di stampa che da giorni danno dimissionaria anche Silvia Scozzese, assessore al Bilancio, elemento di raccordo tra la giunta capitolina e Palazzo Chigi. Al terzo piano di Palazzo Senatorio, dove lavora l’assessore Scozzese, c’è chi assicura che la ‘lady dei contì capitolina starebbe seriamente pensando alle sue dimissioni. E per il sindaco riempire nella sua giunta due caselle vuote così importanti sarebbe un problema non indifferente. Soprattutto in uno scenario dove il vicesindaco Luigi Nieri, in quota Sel, viene dato sempre più in bilico.

Anche sulla decisione della Scozzese peserà la decisione di Gabrielli. A metà giugno il prefetto ha ricevuto la relazione degli ispettori sullo stato dell’amministrazione del Campidoglio dopo le rivelazioni dell’inchiesta su Mafia Capitale. Sulla base del rapporto il prefetto dovrà decidere se proporre al ministro dell’Interno lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose.

Pd, Orfini sotto protezione
Per motivi di sicurezza è stata assegnata la scorta a Matteo Orfini, commissario del Pd Roma e presidente del partito nazionale. Orfini è stato posto sotto tutela su decisione della Prefettura di Roma. Orfini è stato nominato commissario dopo le vicende di Mafia Capitale. “La misura di protezione adottata dalla Prefettura a favore di Matteo Orfini – ha commentato il sindaco Marino – conferma che il prezioso lavoro che sta portando avanti per il contrasto dell’illegalità a Roma e a sostegno di questa Amministrazione sta colpendo nel segno. A Matteo va la solidarietà mia e di tutta la città e l’invito a non mollare”.