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Fondi europei: anche le regioni italiane aprono ai liberi professionisti?

Lo scorso anno dalla Commissione Europea è stato messo a punto il “Piano d’azione europeo per le libere professioni” che prevede l’assimilazione dei professionisti agli imprenditori. In questo rapporto la Commissione Ue chiarisce che i professionisti potranno aver accesso ai finanziamenti dell’Unione Europea previsti per le piccole e medie imprese sia attraverso i programmi a gestione diretta, sia attraverso la programmazione dei fondi strutturali delle diverse regioni per il periodo 2014-2020.

Ruolo importante al raggiungimento di questo risultato è stato svolto dall’ex Commissario Ue all’Industria, Antonio Tajani, il quale ha lavorato in questi anni per far coinvolgere il più possibile i professionisti nell’utilizzazione dei fondi strutturali europei.

I professionisti potranno accedere ai Fondi strutturali europei finora riservati solo alle imprese, Horizon 2020 e Cosme. Questo significa che i professionisti, di cui l’Ue ha riconosciuto le elevate potenzialità imprenditoriali, potranno accedere agli 80 miliardi di fondi Horizon 2020 per la ricerca e l’innovazione e ai 2,4 miliardi di fondi Cosme per la competitività e la crescita economica.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che in Europa operano quasi 3,7 milioni di imprese nel settore dei servizi professionali, scientifici e tecnici, che danno occupazione a 11 milioni di persone, per un giro d’affari di oltre 560 miliardi di euro. Numeri che, come si legge nel Piano d’azione per l’imprenditorialità 2020, classificano di diritto i servizi professionali come

Il motore di un’economia basata sulla conoscenza e la natura a intensità di conoscenza dei prodotti e dei servizi forniti suggerisce la loro importanza potenziale come creatori di lavori nuovi e competitivi in futuro”. 

In questi mesi dovrebbe arrivare anche il primo Forum europeo sulle libere professioni, ad annunciarlo è stata la Commissaria Ue all’industria, mercato interno e Pmi, Elżbieta Bieńkowska.

A livello europeo non ci sono impedimenti di carattere normativo, tanto è vero che in vari paesi i professionisti già da tempo accedono ai fondi strutturali europei.

In Italia invece, il problema esiste, come ha confermato Ludovica Agrò, direttore dell’Agenzia per la Coesione, che al giornalista Giuseppe Chiellino de Il sole 24 ore diceva: “E’ nostra intenzione approfondire le cause che finora hanno tenuto i professionisti italiani lontani dai fondi europei. Se individueremo problemi di carattere normativo interno o procedurale o di altro genere ci impegneremo a rimuoverli. Ampliare la platea dei potenziali beneficiari dei fondi Ue significa aumentare la capacità del Paese di utilizzare queste risorse. Nel caso dei professionisti il loro apporto può essere particolarmente utile alla causa”.

Al momento solo due regioni italiane si sono allineate all’indirizzo europeo, sono la Lombardia e la Toscana.

Che dire ai liberi professionisti delle altre regioni? snobbati in Italia, ma protagonisti in Europa.

Twitter: @federicocim