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Siria, jihadisti attaccano ex ospedale con 200 soldati. “Morti e prigionieri”

L'irruzione di Al Nusra e di altri gruppi fondamentalisti è avvenuta in un edificio nella cittadina di Jisr al Shughur, nella provincia di Idlib. Secondo l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) una parte dei militari è stata uccisa. La tv di Damasco: "Chi era bloccato nella struttura è stato liberato". Gentiloni: "Italia preoccupata, verificare strategia anti-Isis"

Il fronte jihadista continua ad avanzare sia in Siria (dove i miliziani dello Stato Islamico hanno conquistato la città di Palmira, a 240 km da Damasco) che in Iraq (dove l’ultima a cadere è stata la città di Ramadi) e la comunità internazionale comincia a interrogarsi sulle strategie fin qui seguite dalla coalizione occidentale guidata dagli Stati Uniti per contrastarlo. “Il governo italiano è preoccupato non solo per quello che succede in Siria ma anche per la forse ancor più minacciosa situazione in Iraq – ha detto il ministro Paolo Gentiloni – tra qualche giorno a Parigi ci sarà la riunione del gruppo di testa della coalizione anti-Daesh e sarà fondamentale una verifica della strategia che portiamo avanti”. La coalizione internazionale si riunirà il 2 giugno a Parigi. Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, presiederà l’incontro insieme all’omologo Usa, John Kerry. Con loro anche il premier iracheno, Haidar al-Abadi, e i ministri degli Esteri di una ventina di Paesi membri della coalizione. Attesi a Parigi anche rappresentanti delle Nazioni Unite e dell’Unione europea.

Siria, Al Nusra attacca ex ospedale con 200 soldati a Idlib
Uomini del Fronte al-Nusra, gruppo legato ad Al Qaeda, e di altre formazioni jihadiste hanno fatto irruzione in un ex ospedale trasformato in caserma nella cittadina di Jisr al Shughur, nella provincia di Idlib, e hanno costretto i circa 200 militari governativi a lasciare l’edificio. Ma della sorte di molti di loro al momento non si sa nulla. La tv di Damasco ha però riferito che i soldati che erano bloccati all’interno della struttura sono stati liberati in un’operazione dell’esercito con cui è stato rotto l’assedio. Tuttavia, secondo l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) una parte dei militari è stata uccisa, altri sono stati fatti prigionieri, mentre non si conosce la sorte di quelli che sono fuggiti. Una fotografia diffusa da Al Nusra, che ha conquistato la cittadina nei pressi della Turchia il mese scorso, mostra una fila di soldati che abbandona l’ospedale e un video mostra soldati che fuggono nella campagna mentre vengono bombardati dai miliziani.

Rapito un sacerdote della comunità di padre Dall’Oglio
Il sacerdote Jacques Murad è stato rapito da due uomini che lo hanno prelevato dal Monastero di Mar Elian, in Siria, sotto la minaccia delle armi. Lo riferisce l’agenzia Fides. Il sequestro sarebbe avvenuto tra il 18 e il 21 maggio, secondo l’arcidiocesi siro cattolica di Homs. Padre Murad fa parte della stessa comunità di padre Paolo Dall’Oglio. Padre Murad è infatti Priore del Monastero, una filiazione del Monastero di Deir Mar Musa al Habashi, rifondato dal gesuita italiano. Padre Dall’Oglio è stato rapito il 29 luglio 2013 mentre si trovava a Raqqa.

“Lo Stato islamico non ha distrutto il sito archeologico di Palmira” – Sono queste le ultime notizie che arrivano dall’antica città al centro della Siria che due giorni fa è stata occupata dai jihadisti dell’Is. A spiegarlo è l’attivista Abu Muhammad al-Tadmori, che vive a Palmira, in arabo Tadmor. “Il regime – dice – aveva provveduto a rimuovere la maggior parte dei reperti dal museo della città già diversi giorni prima dell’attacco dell’Is”.

Stando ad al-Tadmori, “il giorno in cui l’Is ha conquistato la città gli elementi della sicurezza militare che presidiavano il museo hanno caricato due camioni di reperti prima di fuggire”. Allo stato attuale “non è possibile verificare lo stato in cui si trova il museo, in quanto l’Is ha imposto il divieto di circolazione in quell’area”, spiega l’attivista.
Quanto ai contatti tra i miliziani estremisti e la popolazione locale, “si limitano a fugaci scambi di parole. L’Is – aggiunge – ha promesso che attaccherà solo le bande del regime di Assad e chi collabora con esse”. Per il resto “sono stati amichevoli con la gente mentre perquisivano le case alla ricerca di elementi del regime”, sottolinea.

“Amnistia presidenziale per i jihadisti” – Il regime siriano ha liberato una decina di combattenti del Fronte al-Nusra con un’amnistia presidenziale ad hoc. E’ questa la denuncia di un avvocato siriano che lavora per la difesa dei detenuti e degli attivisti della rivoluzione. I fatti risalgono al giugno dello scorso anno, quando il presidente siriano Bashar al-Assad decise con un apposito decreto di graziare un certo numero di detenuti in base alla legge sul terrorismo, ma i beneficiari “furono i prigionieri più estremisti, mentre gli oppositori e gli attivisti pacifici rimasero in carcere”, come spiega ad Aki-Adnkronos International l’avvocato, che ha preferito restare anonimo.

“Le informazioni in nostro possesso mostrano che questi combattenti non hanno alcun legame con gli apparati di sicurezza del regime o con il suo esercito, ma è comunque evidente che il governo preferisce liberare i miliziani estremisti piuttosto che gli attivisti pacifici“, spiega l’avvocato, sottolineando che “non si conosce il numero esatto dei combattenti che sono stati liberati. Noi – precisa – abbiamo una lista di una decina di nomi”.

Il Fronte al-Nusra figura nella lista delle organizzazioni terroristiche di Stati Uniti e Onu e non ha mai rinnegato il suo legame con al-Qaeda, nonostante l’opposizione armata siriana abbia fatto più volte pressioni su questo gruppo perché lo facesse.

Baghdad: “Coalizione anti-Isis cambi strategia” – Anche l’Iraq chiede alla coalizione anti-Stato islamico, guidata dagli Stati Uniti, di cambiare la sua strategia per combattere il gruppo jihadista. Dopo che il gruppo estremista ha preso il controllo nel nord dell’Iraq, c’è immediata necessità che la strategia sia modificata, ha detto il vice premier iracheno, Saleh Mutlek, al World Economic Forum in Giordania. “Abbiamo bisogno di un intervento immediato, prima che l’intera provincia di Anbar cada nelle mani dello Stato islamico”, ha detto. Giovedì ha preso Ramadi, la capitale della maggior provincia irachena Anbar. Il vice ministro ha chiesto l’immediato intervento arabo per sconfiggere definitivamente lo Stato islamico, aggiungendo che la Giordania può avere un ruolo chiave.