Società

Roberto Formigoni, il cafonal politico (e maschio) made in Italy

C’è qualcosa di profondamente malato nella società italiana. Da un punto di vista politico e culturale.

Partiamo dal primo per arrivare al secondo.

L’exploit di Roberto Formigoni, senatore ed ex governatore della più ricca Regione italiana (non esattamente l’anonimo candidato di un paesino di provincia), riassume in toto l’urticante spocchia della maggioranza dei politici nostrani. Il vanto sotteso di poter fare la benemerita cippa perché facente parte dell’intellighenzia politica.

Formigoni, in ritardo per imbarcarsi a Fiumicino su un volo Alitalia (le versioni delle parti divergono ma è irrilevante sulla performance del ‘Celeste’), scaglia sugli assistenti a terra la sua rabbia e vomita improperi degni del più incendiato ultras di curva. Nel subitaneo accesso d’ira, l’ex candido scaraventa per terra il telefono di servizio posto sul desk dell’imbarco.

Questi signori che incassano stipendi e vitalizi mensili per i quali la gente comune sgobba dodici mesi o più, dovrebbero essere il fiore all’occhiello della democrazia di uno dei paesi più industrializzati del mondo. Eppure, il privilegio auto-proclamato che li mantiene sulla scranna del potere a data da destinarsi, gli consente di fare il bello e il brutto tempo su un popolo assuefatto alla malapolitica.

La politica del cafonal, delle corna da scolaresca in gita, dei furbetti del quartierino, delle case comprate a propria insaputa, dei cadeaux istituzionali donati a minorenni spregiudicate, dei fraudolenti sorridenti e smaglianti, delle igieniste dentali magnaccia a tempo perso. Perché nell’arroganza del negare tutto con spallucce e sorriso a 64 denti, si ha la certezza che l’elettore dimentichi. Magari abbindolato dal nuovo scandalo confezionato ad hoc o dall’ennesimo omicidio senza colpevole, e continui a votare ‘il meno peggio’, che nel frattempo è diventato peggio tanto quanto l’altro.

Commentando il gesto inconsulto, Formigoni incalza senza pentimento e comunica al mondo che ha agito “come un maschio arrabbiato”.

E qui la faccenda diventa fatto culturale, perché la scelta delle parole non è casuale. Formigoni non ha agito come una persona arrabbiata, come un passeggero arrabbiato o come un cittadino arrabbiato. Formigoni rimarca la sovranità e la legittimità del predatore. L’aggressività connaturata del maschio, ergo giustificabile.

Quasi a dire che se il marito vi spacca tre denti e due costole, è solo un maschio arrabbiato. Mentre le ‘cene eleganti’ a Palazzo Grazioli il risultato di un maschio arrapato.

La prossima volta, senatore, ci aspettiamo di vederla colpirsi il petto nudo a pugni chiusi.