Zonaeuro

Euro, l’insostenibile pesantezza della moneta unica

Mentre ci si divide sulle argomentazioni economico-tecniche per manifestare o meno il proprio dissenso nei confronti dell’euro, ancora in pochi comprendono che il vero e più temibile pericolo a cui i diversi popoli del vecchio Continente stanno andando incontro, è quello che per difendere una moneta si stia abdicando completamente ai principi più elementari della vita democratica. L’euro è stato anzitutto un furto di democrazia, sia per il modo in cui è stato introdotto, non rispettando neppure i Trattati europei, sia per il modo in cui viene ora difeso, calpestando i diritti dei popoli. L’esempio della Grecia è sotto questo profilo emblematico. Il dibattito che in Europa è aperto da tempo, e che ancora stenta ad avviarsi in Italia, verte proprio su questo punto essenziale: il nuovo ordine monetario per affermarsi e mantenersi deve appropriarsi di porzioni sempre più ampie di diritti acquisiti, di garanzie costituzionali che i singoli Stati nazionali riconoscevano ai loro cittadini. L’euro è una sorta di Minotauro che si ciba di continui sacrifici umani. E non si tratta di una metafora, se si pensa ai tanti suicidi che avvengono nel nostro Paese a causa della crisi economica generata dalla moneta unica.

Diritti del lavoro, del risparmio e più in generale quella che un tempo veniva chiamata sovranità popolare devono essere progressivamente smantellati per rendere i popoli europei funzionali, omogenei al nuovo ordine monetario.

Ora, la domanda da porsi è la seguente: i cittadini europei sono stati avvertiti e soprattutto sono d’accordo su questa necessità di cedere diritti? Essa non era certo prevista da chi voleva costruire un’Europa di pace che tutelasse e rafforzasse le conquiste dei cittadini e considerava questi ultimi non dei semplici sudditi, bensì il fulcro dell’idea di Europa. Aver adottato l’euro come moneta unica giustifica la perdita di diritti sociali e politici e una disoccupazione di massa dilagante in nome della sua sostenibilità?

Se l’aggregazione monetaria avesse almeno risolto i cronici problemi economici nell’ambito dello spazio continentale europeo, si sarebbero potute ragionevolmente avanzare oggettive valutazioni di convenienza, ma visto che i danni che essa sta provocando sono incommensurabili per le economie della maggioranza dei Paesi perché dovremmo essere ancora disponibili a cedere quel poco di democrazia che ci è rimasta?

Quanto dolore dovranno ancora sopportare i popoli europei prima che l’Europa capisca che il suo futuro non dipende dalla salvezza di una moneta, ma dal riconoscimento del suo fallimento? Questo è oggi il vero problema.

di Paolo Becchi e Antonio Rinaldi