Scienza

Grillo su Veronesi: bastano pochi clic per smentirlo

Avevo ancora qualche dubbio residuo. Sono felice che si abbia finalmente l’evidenza che consente di affermare con sicurezza che si ha a che fare con un imbecille. Si dice che la perfezione non sia di questo mondo. Sono doppiamente felice nel registrare la classica eccezione che conferma la regola. Abbiamo a che fare con un perfetto imbecille. Altrimenti non si può spiegare l’affermazione, delirante, irresponsabile e criminale dell’ottimo e ineffabile Beppe Grillo sulle mammografie. Dopo avere dimostrato una perfetta incompetenza su questioni che riguardano l’ambiente, l’economia, le relazioni internazionali, la tecnologia, la politica in genere, ha raggiunto il vertice dell’inettitudine nel campo della medicina.

“È il sistema che non va. Veronesi, ad esempio – afferma l’ineffabile Grillo -, pubblicizza le mammografie, ripete di continuo alle donne di farle. Probabilmente Veronesi parla così per avere sovvenzioni per il suo istituto”. E poi: “Dicono che bisogna fare una mammografia ogni due anni e le donne la fanno perché si informano male, leggono Donna Letizia, del resto la differenza di mortalità tra chi la fa e chi non si sottopone alla mammografia ogni due anni è di due su mille. Certo è qualcosa, ma comunque pochissimo”. “Solo del due per mille”… e se foste voi una di quelle due persone su mille?

Dichiara di essere un grande esperto della rete, ma non dimostra di saperla usare. Servono 21 battute su un motore di ricerca per trovare che la Mayo Clinic, così come la American Cancer Society consiglia le donne di iniziare a sottoporsi a mammografia all’età di quarant’anni e di ripeterla ogni dodici mesi. Le linee guida dell’U.S. Preventive Services Task Force suggeriscono di iniziare a cinquant’anni e di farla ogni due anni. Dicono anche che ogni volta che si rileva un nodulo la mammografia è necessaria, indipendentemente dall’età. Ovviamente sono tutte sciocchezze perché anche loro prendono le sovvenzioni da chi vende le macchine per le mammografie… magari.

Dal 1987 al 1999 il numero di donne che si sono sottoposte a mammografia negli Usa è quasi raddoppiato. Nel 2000, il 70 per cento circa delle donne si sono sottoposte a mammografia. Il risultato è stato una massiccia riduzione della mortalità da cancro al seno. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni è cresciuto dal 75 per cento fra il 1974 e il 1976 all’88 per cento fra il 1995 e il 2000. Davvero è importante chiedersi se è la conseguenza dell’aumento delle mammografie o del miglioramento dei protocolli di cura?

Volete saperne di più? Lasciate perdere le frescacce che racconta il “piccin, cornuto e bruno” (pregiata poesia di Giovanni Prati dal titolo “il Grillo” e andate a leggere “U.S. Preventive Services Task Force, Screening for Breast Cancer: Recommendation Statement”, che trovate qui e ancora “Screening Mammography for Women 40 to 49 Years of Age”, disponibile presso l’American College of Physicians qui. Lasciate perdere la disinformazione, pericolosa e sciocca dell’ortottero, sottordine ensiferi della famiglia gryllidae della superfamiglia grylloidea.

I dati statistici in nostro possesso dicono che a una donna su otto viene diagnosticato un cancro al seno durante la loro vita. La mammografia serve e come spesso accade con gli esami di prevenzione, presenta rischi e benefici. L’importante è esserne informati per decidere al meglio. Per questo esistono i medici, quelli veri, non i guaritori onniscienti alla Beppe Grillo che, una volta ancora, ha perso una buona opportunità per tacere.