Mafie

‘Ndrangheta, candidato Cdu tra arrestati per narcotraffico: “Bum bum, lo sparo”

Franco Fazio, in lista con il centrodestra per il Comune di Lamezia Terme, è coinvolto nell'operazione che ha svelato un traffico di cocaina tra Costarica, Usa e Italia. Nelle intercettazioni, le minacce contro di lui per un mancato pagamento: "Se mi dice 'me li sono presi io' lo scarico a terra". Dall'inchiesta emergono legami con le storiche famiglie di Cosa nostra negli Usa

C’è anche un candidato a consigliere comunale di Lamezia Terme tra gli arrestati nell’inchiesta “Columbus”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ha stroncato un importante traffico di cocaina tra l’Italia, gli Stati Uniti e Costarica.

Si tratta di Franco Fazio, di Pianopoli, candidato nella lista del Cdu che sostiene l’aspirante sindaco di centrodestra Paolo Mascaro. Assieme al fratello Pino, Franco Fazio è tra i 16 destinatari del provvedimento di fermo emesso dal procuratore Federico Cafiero De Raho, dall’aggiunto Nicola Gratteri e dal sostituto Paolo Sirleo.

La sua campagna elettorale per le elezioni del 31 maggio finisce qui. Secondo gli inquirenti, l’aspirante consigliere comunale di Lamezia Terme era un uomo di fiducia del narcotrafficante Gregorio Gigliotti che, di Fazio, parla nel corso di una intercettazione lamentandosi con la moglie per un ammanco di denaro che serviva a finanziare il business della cocaina. “Se mi dice ‘me li sono presi io’ … bu bum… bum… lo scarico a terra, lo ‘pisturiu’ (‘lo prendo a colpi di pistola’, ndr)… e lo lascio in mezzo la str… in piazza… poi che venga il fratello… se viene il fratello, lo piglio e lo sparo… il fratello… eh… se non si sta attento…”.

Dalle intercettazioni telefoniche inserite nel provvedimento di fermo dell’operazione “Columbus” emerge tutta la caratura criminale di Gregorio Gigliotti, titolare del ristorante di New YorkCucino a modo mio”.

Arrestato negli Stati Uniti, assieme alla moglie Eleonora Lucia e ai figli aveva creato una rete logistica e commerciale funionale al business della droga. Oltre al ristorante, nel quartiere Queens, Gigliotti era comproprietario di società di import-export nel settore alimentare attraverso le quali faceva arrivare la cocaina dal Costa Rica prima agli Stati Uniti e poi in Calabria dove “dispone – scrivono Gratteri e Sirleo – di una rete di ‘appoggi’ e sodali capaci di muoversi in tutta la regione e mantenere contatti con acquirenti di stupefacente in provincia di Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e, in particolare, nell’entroterra di Reggio Calabria”.

Il ristorante, in sostanza, secondo l’accusa era solo una copertura. La moglie di Gigliotti e alcuni suoi dipendenti, infatti, facevano “la spola tra gli Stati Uniti ed il Costarica per definire, di volta in volta, trattative per l’invio dello stupefacente”.

Uno degli elementi di collegamento tra Gigliotti e la Calabria era Franco Fazio e i fratelli Franco e Carmine Violi (tutti arrestati). Questi ultimi, residenti a Sinopoli e Taurianova sono imparentati con la potente cosca Alvaro.

Questo non ha impedito a Gigliotti di lamentarsi con i Violi per il mancato pagamento di una partita di cocaina. Ritardi per i quali i narcos centroamericani avevano già minacciato di morte il ristoratore calabrese il 18 agosto 2014 quando sono stati esplosi numerosi colpi di pistola contro la sua abitazione di New York. È lui stesso a parlarne in un’intercettazione telefonica: “A me… mi hanno sparato sulla casa… li hanno mandati da là… (Costarica ndr) che gli devo 100.000 dollari..”. E riferendosi a Francesco Viola del quale conosce bene la vicinanza alla cosca Alvaro: “E lui coglioneggia… si pensa che è… ‘ndraghetista…fuckoff”.

Fino a pochi mesi fa, Gigliotti non era mai stato segnalato negli Stati Uniti per condotte illecite. “La sua figura – scrivono i pm riportando le risultanze investigative della squadra mobile di Reggio e dello Sco – non era mai entrata in contesti investigativi da parte delle Agenzie americane. Gigliotti si rivela elemento di interesse investigativo, allorquando, nell’ambito di attività condotte dall’Fbi a New York, sono state acquisite e partecipate al Servizio Centrale Operativo informazioni in ordine alla stabile presenza di personaggi della ‘ndrangheta, a lui collegabili e strutturati in segmenti operativi riferibili alla ‘ndrangheta del versante ionico”.

Tra le frequentazioni di Gigliotti ci sarebbero anche soggetti legati a Cosa Nostra: “Nel corso dell’inchiesta americana sarebbero state tracciate anche importanti linee di contiguità fra referenti calabresi a New York e membri delle principali famiglie newyorkesi di cosa nostra (Gambino, Lucchese e Genovese). Legami essenzialmente incentrati sulla gestione di vasti traffici internazionali di stupefacenti tra Sudamerica, Stati Uniti e Italia, con specifico riferimento alla costante esportazione di cocaina verso la Calabria, ove vanterebbero l’appoggio dei rispettivi clan d’appartenenza o di influenza geo-criminale”.

Il ristoratore calabrese, infatti, con il figlio Angelo (arrestato) era in “rapporti con il noto mafioso italo-americano Federici Anthony Michael , detto ‘Tough Tony’, considerato tra gli attuali vertici, nonché ‘underboss’ della famiglia Genovese, proprietario del ristorante ‘Park Side’, ubicato poco distante da quello di Gigliotti al Queens”.