Cronaca

Scontri Expo, troppo facile condannare quel ragazzo

Troppo facile prendersela con quel ragazzo manifestante NoExpo. Troppo comodo. E’ chiaro: sono contro ogni violenza e, soprattutto, contro questa violenza andata in scena per le strade di Milano. Ma scaraventarsi contro le parole di quell’ingenuo giovane intervistato da Tgcom24, scatenando in Facebook una banale gogna da social network è il simbolo della superficialità di questo Paese. Ieri qualche codardo ha persino aperto un profilo falso con il nome di quel ragazzo per vomitargli addosso solo rabbia.

Provate ad ascoltare con attenzione quello che dice: “Era una protesta. In una protesta si fa bordello. E’ giusto così perché dobbiamo fare sentire la nostra voce e se non lo capiscono con le buone prima o poi lo capiranno in una altro modo. Tra i politici e le persone normali c’è un divario enorme e poi loro rubano. Ho avuto un pochino paura, più che altro ero esaltato perché avrei voluto avere in mano qualcosa per spaccare. E’ stata una bellissima esperienza. La banca è l’emblema della ricchezza, se non dò fuoco alla banca sono un coglione”. E al rimprovero del giornalista di fronte alle parolacce il ragazzo replica: “Scusa forse mi esprimo male ma se ti dico le parolacce è perché ci sto davvero dentro altrimenti sarei una persona che è venuta qua così, uno che ha i soldi. Io cerco di essere dentro le emozioni. Quando c’è casino mi ritrovo in mezzo faccio casino anch’io, mi diverto”.

Lui è un ‘poveraccio’. Me la prendo con suo padre e sua madre: dove sono? Me la prendo con i suoi maestri: che cosa gli hanno insegnato? Me la prendo con la politica: perché questo ragazzo pensa così di loro?

Non sono figli di nessuno questi adolescenti o post adolescenti travestiti da grandi. Non sono arrivati da Marte. Sono i figli di una generazione che non ha fatto un nulla per loro. Sono i figli di una scuola che non ha più insegnato educazione civica, che non ha più fatto ascoltare loro quel “I have a dream” di Martin Luther Khing; che non ha più raccontato loro dei fratelli Cervi, dei partigiani.

Sono i figli di una politica dei “sempre quelli, sempre loro”. Troppo facile oggi stare tutti da una parte. Troppo comodo. Qualcuno ieri ha citato la madre di Baltimora che ha protetto il figlio durante gli scontri prendendolo a schiaffi. In Italia, non abbiamo madri di Baltimora. E non abbiamo la politica e la scuola che vorremmo. Chiedete ad un ragazzino di dieci anni cosa pensa dei nostri parlamentari vi risponderà: “Sono quelli con i soldi, quelli che rubano, quelli che si addormentano e non fanno mai nulla. Li fanno vedere a Striscia”.

Certo, questo non giustifica la violenza, il suo scatenarsi contro le banche, ma questo ragazzo è figlio del nostro tempo, non è venuto dal nulla. In quelle parole ci racconta come una parte di quella generazione vede il mondo: i politici e le persone normali; le banche e la povertà; chi è dentro e chi è fuori le emozioni, il bordello. Inutile prendersela con lui. Ripartiamo da lui, dalle sue parole se vogliamo davvero che cambi qualcosa.