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Nuovo Isee, dopo le sentenze del Tar Renzi fa ricorso contro i disabili

Nonostante tre diverse pronunce del Tribunale amministrativo regionale del Lazio. Che aveva accolto i ricorsi delle associazioni dei portatori di handicap. Contro il nuovo sistema di calcolo che somma le pensioni di invalidità al reddito. Facendo perdere il diritto ad altri importanti benefici

No, al premier Matteo Renzi e al ministro del Lavoro Giuliano Poletti i disabili non stanno proprio a cuore. E nonostante tre diverse pronunce del Tribunale amministrativo regionale (Tar) del Lazio abbiano accolto i ricorsi delle associazioni di categoria dei portatori di handicap, bocciando in parte il nuovo sistema di calcolo dell’Isee (l’Indicatore della situazione economica equivalente), utilizzato come parametro per l’accesso ai servizi assistenziali, Palazzo Chigi ha deciso di presentare appello al Consiglio di Stato contro le sentenze del Tar.

La vicenda comincia nel dicembre 2013, quando una norma (quella annullata proprio dalle recenti sentenze del Tar) contenuta in un decreto del presidente del Consiglio dei ministri (dpcm) adottato dal governo di Enrico Letta «ricomprende nella nozione di reddito ai fini Isee i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse le carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche». In maniera illegittima, secondo i giudici amministrativi, dal momento che tali trattamenti non vanno computati nel calcolo dell’Isee. Una grana che, dopo il passaggio delle consegne a Palazzo Chigi tra Enrico Letta e Matteo Renzi, è piombata sul tavolo dell’attuale esecutivo.

Rispondendo ad un’interrogazione parlamentare della deputata di Forza Italia, Sandra Savino, è stato il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, a chiarire gli effetti delle tre sentenze emesse dal Tar del Lazio a febbraio di quest’anno. «Sentiti gli uffici competenti dell’amministrazione finanziaria in merito alla richiesta di rafforzare le misure agevolative in favore dei soggetti disabili e delle loro famiglie – ha spiegato il rappresentante del governo – giova ribadire che qualsivoglia iniziativa normativa dovrà necessariamente tener conto degli effetti negativi sui saldi di finanza pubblica per i quali è opportuno reperire idonei mezzi di copertura finanziaria».

Insomma, i conti rischiano di saltare. Per questo «la Presidenza del Consiglio dei ministri», ha chiarito Zanetti, «ha manifestato di condividere la posizione espressa dal ministero (del Lavoro e delle politiche sociali) in ordine all’opportunità di proporre appello dinanzi al Consiglio di Stato, previa sospensione dell’esecutività delle sentenze impugnate». Sebbene, ha concluso il sottosegretario all’Economia, il ministero del Lavoro abbia assicurato che «resta aperta la possibilità di sviluppare eventuali momenti di confronto con i soggetti portatori di interessi al fine di proporre l’adozione di misure correttive». Una disponibilità al confronto che arriva, però, dopo le reiterate proteste delle associazioni di tutela dei disabili, tre sentenze del Tar e un ricorso in appello annunciato. Forse fuori tempo massimo.
Twitter: @Antonio_Pitoni