Televisione

Braccialetti Rossi, la “dottoressa” Carlotta Natoli: “I ragazzi hanno fame di verità”

L'attrice interpreterà presto una detective in una nuova serie di Canale5. Una cosa che manca nella nostra società? "Oggi ci prendiamo tutti troppo sul serio, nel lavoro che facciamo, nel modo in cui affrontiamo le cose, c'è tanta pesantezza e poca ironia, soffriamo di complesso di superiorità"

Carlotta la selvaggia. Romana di origini siciliane, figlia dell’attore e regista Piero Natoli, passa con disinvoltura dal dramma alla commedia perché tutto va preso con ironia, dice. È la dottoressa Lisandri in Braccialetti Rossi su Rai1, presto sarà la detective Laura in una nuova serie di Canale 5. Bionda ma affatto svampita, occhi grandi e brillanti, sorriso aperto, Carlotta Natoli non si fa pregare e si racconta ridendo, ma “per favore sediamoci sul divano – dice – sono stanchissima”.

Perché, com’è la sua giornata tipo?
Complicata, come quella della detective Laura e di tutte le donne che lavorano: stamattina ho portato il cane al parco e poi il bambino a scuola, e poi dopo fai la doccia e vai a fare ciò che devi fare, che sia la spesa o girare un film.

A proposito, c’è un film o un ruolo che le piacerebbe le venisse proposto?
Mi piacerebbe tanto fare un film tipo Balla coi lupi oppure un western e interpretare una selvaggia cresciuta in maniera selvaggia che va a pelle sul cavallo, un personaggio selvatico proprio come mi sento io, però ancora non mi è capitato. E ormai inizio ad avere un’età, per cui non me lo chiederanno più.

Quindi lei si sente una selvaggia repressa?
No, io sono una selvaggia! E non lo reprimo affatto, guardami i capelli! C’è chi si sente un intellettuale e chi come me un essere selvatico e non mi sento affatto repressa.

Dare sfogo a un istinto del genere nella vita di oggi non è facile soprattutto in una città come Roma…
Diciamo che non ho modo di soddisfarlo in pieno e che mi piacerebbe vivere di più questo mio aspetto, stare più a contatto con la natura, magari passare sei mesi l’anno in posti più selvaggi e gli altri sei a lavorare, ecco, perché non potrei stare tutto l’anno senza fare niente e poi i soldi per campare servono comunque. Questa sarebbe per me la vita ideale in assoluto, la situazione cui aspiro di più, vorrei invecchiare così.

Non si vedrebbe invece su un’isola deserta?
No perché io sono un animale molto sociale, quindi mi serve e mi piace stare con la gente. Un posto ideale potrebbe essere la Thailandia, oppure il Brasile, o anche il Messico, con una parte di civiltà dove io avrei una casa e una situazione normale ma dove ci sia anche una natura forte dove potermi rifugiare. Mi piace la natura, e starci dentro riaccende in me quegli aspetti creativi che purtroppo questo mondo di merda spegne.

A quale comodità non rinuncerebbe mai?
All’acqua calda. Certo, è vero che se stai in un bel posto caldo non ce n’è bisogno, ma in città, a Roma dove vivo, per me è fondamentale.

La sua vacanza ideale?
Naturalmente da trascorrere selvaggia, scalza, nuda e spettinata.

Mi fa pensare a Jane di Tarzan…
Infatti quando ero ancora piccola mia madre aveva notato questo mio aspetto, pensiamo che erano gli anni Settanta e i genitori erano molto più creativi di quelli di oggi, così mi mise in camera una corda da circo con dei nodi e io mi ci arrampicavo, ci scendevo, la prendevo e mi buttavo dal letto a castello proprio come fisse una liana. Non avevo una stanza grande, ma avevo una corda e un’ altalena ed era bellissimo.

La vacanza più bella che ricorda?
Quella trascorsa a La Digue, una delle isole più piccole delle Seychelles, perché lì c’è una natura che ricorda quella brasiliana che io, purtroppo, ho visto solo di striscio, molto rigogliosa e corposa, e poi ci sono rocce stupende che sembrano finte, da cartolina, sassi giganti bellissimi e a me piacciono molto i sassi, e una spiaggia bianchissima con le onde e vedi pure le razze.

Ha viaggiato molto?
No, in realtà non ho viaggiato tanto, vorrei farlo di più ma non ho tanti soldi per farlo.

Che rapporto ha con suo figlio di nove anni?
Ottimo direi, parliamo tanto, lui è un bambino molto vitale e quindi altrettanto faticoso. Anche perché la vita oggi è diventata parecchio complessa ed essere mamme secondo me è molto difficile. Io però ho un bellissimo rapporto con mio figlio e per questo è stato molto pesante stargli lontana per quattro mesi, il tempo che c’è voluto per girare a Praga I misteri di Laura, dove interpreto questa detective un po’ strampalata con dei bambini che in effetti non riesce a stare dietro alle situazioni familiari.

Guarda caso. Sensi di colpa?
Quelli no, perché fino ad ora sono stata tantissimo con lui. Anche quando lavoravo in Tutti pazzi per amore riuscivo sempre a finire in tempo per andare a prenderlo a scuola per cui da questo punto di vista no, nessun senso di colpa. Ora devo dire che mi capita più spesso di dovermi allontanare, ma in genere non succede quasi mai di dover stare fuori per mesi, quella è stata la prima volta. I genitori tuttavia, in quanto persone, un po’ li hanno per forza, ma io li trovo inutili e se arrivano provo a cacciarli via perché non hanno alcuna ragione d’essere.

Guardando anche suo figlio, come le sembrano i ragazzi oggi?
In questa società solipsista e narcisistica che abbiamo creato con il consumismo, i ragazzi oggi hanno fame di relazioni e una grande necessità di riconoscersi in dinamiche adolescenziali e affettive, in relazioni reali e non in aspetti tecnici o virtuali, anche i ragazzini hanno fame di verità e di contatto.

Cosa ci vorrebbe che non c’è in questa società?
L’ha vista la foto su Facebook dove io e Ricky Memphis facciamo i selvaggi in Tutti pazzi per amore e io c’ho scritto sotto “più ironia per tutti”? Oggi è l’ironia che ci manca, ci prendiamo tutti troppo sul serio, nel lavoro che facciamo, nel modo in cui affrontiamo le cose, c’è tanta pesantezza e poca ironia, soffriamo di complesso di superiorità.