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Bankitalia: “Adusbef ci ha diffamato”. Proposta mediazione da 500mila euro

Nel mirino di via Nazionale un post su Facebook di Elio Lannutti sugli stipendi della Banca Centrale ritenuti "soltanto un'occasione per dileggio, insulto, derisione, ma soprattutto lesione reputazionale". Il denaro sarà destinato a beneficenza

Bankitalia accusa Adusbef di diffamazione e chiede 500mila euro di risarcimento all’Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari e assicurativi presieduta dall’ex senatore Elio Lannutti. Per la prima volta nella storia di via Nazionale, la Banca Centrale ha deciso convocare in Tribunale un’associazione dei consumatori ipotizzando un danno reputazionale ai danni dell’istituzione. La causa scatenante è stato il tema degli stipendi e dei rimborsi spese dei vertici di via Nazionale che Lannutti stima eccessivi. Così in un post del 15 ottobre 2014 nella sua pagina Facebook, il presidente dell’Adusbef parlava di “esposti-denunce a Procura e Corte dei conti, chiedendo di accertare se questi lauti pasti, di ulteriori 120mila euro l’anno, oltre stipendi, non configurino reati”. E rincarando la dose si domandava se non siano “offensivi i sermoncini dei ‘mandarini’ su giovani e flessibilità, oggi propinati dal direttore di Bankitalia Rossi dall’alto di uno stipendio 495mila euro e carte aziendali di 120mila euro”. Il post viene commentato da una lettrice alla quale Lannutti rispondeva “sono dei maiali”. Per Bankitalia quell’espressione è stata davvero troppo. Così ha deciso di passare alle vie legali e di chiedere “l’accertamento della natura diffamatoria delle affermazioni del dottor Elio Lannutti, apparse anche sul sito di Adusbef”, oltre che in un’intervista andata in onda su Canale 5 durante il programma televisivo Striscia La Notizia del 29 novembre dello scorso anno.

Come si legge nella domanda di mediazione, per Bankitalia la critica di Lannutti è “soltanto un’occasione per dileggio, insulto, derisione, ma soprattutto lesione reputazionale, per di più agli occhi di una vasta cerchia di ascoltatori e followers e, di rimbalzo, di larghi settori di cittadinanza cui viene additata la Banca d’Italia come un’istituzione malefica, avida ed affetta da quasi ogni possibile vizio”. Via Nazionale ritiene poi che “le dichiarazioni così esposte alla collettività sono carenti di quella minima urbanità espressiva che renderebbe financo una dura invettiva o una deprecazione (…) differenziandola dall’insulto puro e semplice”. Così ha deciso di procedere con la richiesta di mediazione, obbligatoria prima della citazione in giudizio. “In luogo della denuncia penale, poi, nel tentativo di tutelare al meglio l’interesse generale, si è naturalmente scelta l’azione civile preceduta dal tentativo di mediazione anche ispirati dall’intendimento che, chiaramente, ogni risarcimento riconosciuto sarà espressamente devoluto in beneficenza”, sottolinea il documento. Nella domanda di mediazione, si chiede poi a Lannutti di venire a più miti consigli e di “accettare la richiesta di mediazione (…) con la sola pregiudiziale del ripudio degli insulti solo denigratori”.

La decisione dell’Adusbef sarà nota il prossimo 5 marzo quando è fissato l’incontro fra gli avvocati di parte davanti all’Organismo di Mediazione forense di Terni. Difficile però immaginare che Lannutti possa accettare di scendere a compromessi. Per giunta proprio ora che sta scrivendo un libro su Bankitalia, intitolato La banda d’Italia e che ha appena criticato Visco per non aver rimosso “con effetto immediato” il ragionier Riccardo Sora, commissario straordinario della Banca dell’Etruria e del Lazio, indagato a Rimini per indebita restituzione dei conferimenti nell’ambito dell’inchiesta su Banca Carim. Per l’Adusbef, Sora deve essere rimosso da “ogni incarico fiduciario di pubblico interesse” con la “tempestività non inferiore rispetto a quella con cui è aduso citare in giudizio dinanzi ai Tribunali della Repubblica associazioni dei consumatori e loro presidenti richiedendo la condanna all’astronomica somma di € 500.000 per pubblicazioni asseritamente diffamatorie malcelando evidenti finalità intimidatorie ed estorsive”.