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Fraccaro boccia il bilancio della Camera: “Montecitorio bancomat della Casta”

L'esponente grillino, componente dell’Ufficio di presidenza, contro le previsioni per il 2015: “Si poteva fare di più, un miliardo di spesa è ingiustificabile. Sulle indennità dei parlamentari non è stato fatto nulla: i deputati Questori si dimettano”

Chiede le dimissioni dei Questori della Camera. «Perché è da quasi due anni, ormai, che aspettiamo invano un’istruttoria sulla retribuzione media dei parlamentari in Europa». Denuncia il bluff del tetto agli stipendi dei dipendenti della Camera, fissato a 240mila euro, che sarebbe in realtà «un tettuccio decappottabile». Perché sono rimasti intatti «indennità e straordinari che ammontano ad almeno 100mila euro». Boccia senza appello il taglio dei costi di 52 milioni di euro, definendolo «una mera limatura di facciata». Riccardo Fraccaro, componente dell’Ufficio di presidenza in quota Movimento 5 Stelle, usa la mano pesante. Il progetto di bilancio di previsione 2015 di Montecitorio, anticipato da ilfattoquotidiano.it, proprio non gli è andato giù.

Nel 2015 la Camera dei deputati costerà 985 milioni di euro, 957 se ne andranno per la spesa corrente. Rispetto al 2014 un taglio di 52 milioni: si poteva fare di più?

«Al peggio non c’è limite, purtroppo, e in effetti la casta ce l’ha messa tutta per dare pessima prova di sé. La promessa di ridurre i costi della politica, fatta dai partiti all’inizio della legislatura, si riduce ad una mera limatura di facciata. L’unico taglio netto al mastodontico bilancio della Camera, infatti, l’abbiamo ottenuto grazie alla norma del M5S sugli affitti d’oro, con la disdetta dei Palazzi Marini c’è stato un risparmio di ben 32 milioni di euro. Per il resto non c’è una sola misura, strutturale e incisiva, per abbattere radicalmente la principesca dotazione finanziaria di Montecitorio».

Eppure in campagna elettorale i partiti si erano sprecati in promesse di tagli a sprechi e privilegi.

«È profondamente disonesto chiedere il voto dei cittadini con l’impegno di tagliare i costi della politica e, una volta eletti, intascare a man bassa i soldi pubblici nonostante le disastrose condizioni del Paese. I partiti restano avvinghiati come l’edera ai privilegi, ma la nostra azione contro gli sprechi sta dando i suoi frutti: su proposta del M5S è stato istituto il comitato per il risparmio e l’efficienza energetica, dopo gli affitti ci occuperemo di tagliare anche le bollette d’oro della Camera che ammontano a 6 milioni di euro l’anno».

Quasi l’80% della spesa, oltre 772 milioni, sarà assorbita dai costi per le indennità dei deputati e i vitalizi degli ex parlamentari, dagli stipendi del personale e le pensioni degli ex dipendenti. Su questo fronte sono ipotizzabili ulteriori interventi?

«Basterebbe approvare le proposte del Movimento 5 Stelle sul taglio ai trattamenti retribuitivi e previdenziali di deputati e personale. Oppure, i partiti potrebbero semplicemente seguire il nostro esempio, dimezzando gli  stipendi e rinunciando ad ogni eccedenza».

E invece?

«Ho chiesto le dimissioni dei Questori perché è da quasi due anni, ormai, che aspettiamo invano un’istruttoria sulla retribuzione media dei parlamentari in Europa senza la quale pare che non si possa ridurre gli emolumenti dei deputati. Noi lo abbiamo detto e fatto. Grazie alle nostre restituzioni è stato attivato un fondo da 100 milioni di euro a favore dei cittadini in difficoltà che potranno ricevere microcrediti, nel 2015 nasceranno 100 nuove imprese con i tagli ai nostri stipendi e alle nostre indennità. Continueremo a dare il buon esempio e a presentare le nostre proposte per abbattere sprechi e privilegi, cominciando proprio dai costi vivi della politica che a livello nazionale nell’ultimo anno, grazie alle chiacchiere di Renzi, sono aumentati del 2%».

Nel 2015 le retribuzioni dei dipendenti scenderanno di 16 milioni, ma il costo delle pensioni aumenterà di 22 milioni. Vuol dire che sono diminuiti i dipendenti ma sono aumentati i pensionati e i relativi costi?

«Anzitutto, va sottolineato che il famigerato tetto agli stipendi dei dipendenti è in realtà un tettuccio decappottabile: è stata ridotta a 240mila euro solo una delle tante voci che compongono la “busta paga” dei superburocrati del Parlamento. Sono rimasti intatti gli oneri previdenziali, le indennità e gli straordinari che ammontano almeno ad altri 100 mila euro. Quanto alle pensioni, più volte in Ufficio di Presidenza abbiamo posto la necessità di garantire l’equità inter-generazionale».

In che modo?

«Per il personale in quiescenza si spendono circa 230 milioni di euro l’anno, è evidente che si tratta di una cifra insostenibile. Per questo chiediamo che si applichi un tetto, reale e non fittizio, anche alle pensioni degli ex dipendenti e dei dipendenti in servizio, senza la clausola di salvaguardia che oggi vige a Montecitorio che consente di andare in pensione con lo stipendio più alto percepito a gennaio 2011. Altrimenti i costi continueranno a lievitare».

A giudicare dal bilancio di previsione 2015 sembrerebbe che le vostre proposte siano rimaste inascoltate.

«Le resistenze che emergono su questo punto fanno leva sul consueto principio dei diritti acquisiti, che però non vale quando si tratta di toccare il sistema pensionistico dei comuni mortali. Evidentemente, quelli degli alti funzionari sono diritti più acquisiti degli altri. Anche su questo continueremo ad incalzare i partiti, ma d’altra parte se il Pd ancora non si decide ad abolire i vitalizi dei parlamentari in carcere per mafia è evidente che questa maggioranza non ha alcuna credibilità di fronte ai cittadini».

Tolte le spese per deputati e personale, c’erano altre voci sulle quali si poteva tagliare di più? 
«Le voci del bilancio che si possono tagliare drasticamente sono molte, dalle consulenze al cerimoniale, dall’assicurazione al presidio sanitario, dalle spese informatiche, ben 12 milioni l’anno, a quelle per la stampa degli atti parlamentari, che ammontano a 5 milioni di euro. Sono questi gli sprechi da eliminare: non si possono spendere cifre del genere senza riuscire ad informatizzare davvero Montecitorio, visto che tutto continua ancora a basarsi sulla riproduzione cartacea come nel secolo scorso. La Camera non può continuare ad essere la sala da pranzo della casta, impermeabile alla crisi che flagella il Paese».

Concludendo, come si giustifica una spesa di quasi un miliardo di euro?

«Nessuno può giustificare questo enorme salasso a spese dei contribuenti, i partiti continuano a difendere gli sprechi. Eppure l’ottimizzazione dei costi e l’efficienza vanno di pari passo, quando la Camera era più sobria funzionava molto meglio ed era all’altezza delle aspettative dei cittadini. Dal 1948 ad oggi lo stipendio di un parlamentare è cresciuto di ben 6 volte, al netto dell’inflazione. La Camera è stata letteralmente usata come un bancomat, una casta imbevuta di privilegi ha progressivamente razziato le risorse pubbliche per riempirsi le tasche».

E come se ne esce?

«E’ necessario mandare a casa la vecchia classe dirigente ed introdurre il limite dei due mandati, i portavoce a 5 Stelle considerano l’impegno in Parlamento come un servizio civile per il bene del Paese mentre i politici di professione si preoccupano solo di razziare a man bassa. Il sacco di Montecitorio va fermato anche perché negli anni l’istituzione è diventata anche il centro di potere della partitocrazia, che qui cerca di oliare i meccanismi del sistema clientelare su cui si fonda. Continueremo a batterci per restituire onestà e trasparenza alle istituzioni». 

Twitter: @Antonio_Pitoni