Speciale Quirinale

Colle, selfie con Napolitano. Bersani a M5S: “Fidatevi di me, Mattarella va bene”

Una straordinaria giornata di votazioni in Parlamento per eleggere il Capo dello Stato: dal flashmob per Giancarlo Magalli ai voti per Francesco Totti

La gara a farsi il selfie con l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i capannelli in Transatlantico e le trattative in segreto. Il Parlamento elegge il capo dello Stato e i 1009 grandi elettori si presentano sulla scena. Non tutti reggono la tensione: Silvio Berlusconi a un’ora dal voto va a fare shopping per riflettere, mentre nei corridoi si decidono le ultime strategie. “Ho bisogno di pensare”, ha detto ai suoi. E negli ultimi minuti di concitazione non mancano le sorprese. Pierluigi Bersani si trova all’improvviso tra i candidati del Movimento 5 Stelle. Un ruolo che subito prende a cuore e decide di dare loro il suo consiglio: “Fidatevi, Mattarella va bene”.

Da Forlani a Gigi Riva fino a Totti: c’è posto per tutti
Nel corso dello spoglio delle schede per l’elezione del presidente della Repubblica, in corso alla Camera, alcuni parlamentari hanno scritto sulla scheda nomi di attrici, registi, conduttori, calciatori, politici. Eccone alcuni: l’ex segretario Dc Arnaldo Forlani; l’ex sottosegretario agli Esteri del governo Berlusconi, Stefania Craxi, figlia di Bettino; Francesco Barbato, tra i fondatori dell’Italia dei Valori, e l’attuale segretario dell’Idv, Ignazio Messina; il conduttore Rai Giancarlo Magalli; Gianni Letta; il conduttore radiofonico di ‘Un giorno da pecorà e giornalista Claudio Sabelli Fioretti; il fondatore del Movimento associativo italiani all’estero e deputato, Francesco Merlo; il conduttore televisivo, Ezio Greggio; l’attrice Sabrina Ferilli; il senatore di Area popolare, Marcello Gualdani; il senatore di Forza Italia, Antonio Razzi; i giornalisti Antonello Zitelli e Paolo Mieli; il senatore di Area popolare ed ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini; l’ex calciatore Gigi Riva; l’ex ministro dei Beni culturali e deputato Pd, Massimo Bray; l’ex direttore del Foglio Giuliano Ferrara; l’ex deputato socialista Agostino Marianetti. E ancora: il leader No Tav Alberto Perino; il regista Ermanno Olmi; il senatore Forza Italia Denis Verdini; il capogruppo di Forza Italia al Senato Paolo Romani; il giornalista Pietro Salvatori.

Non può piovere per sempre
Il senatore “responsabile” Antonio Razzi lascia Montecitorio e avverte il cronista: “Aspettiamo che torni il sereno. Per adesso solo temporali”.

Il craxiano con il garofano nel taschino prende due voti
Ha preso una manciata di voti anche Lucio Barani, definito l’ultimo parlamentare craxiano: ad Aulla fece erigere una statua a Bettino. Va in giro con un garofano nel taschino. E’ stato appena rinviato a giudizio per omicidio e disastro colposo per l’alluvione del 2011 in Lunigiana.

Crisi di nervi in Forza Italia: “Non siamo solo dipendenti” Alla buvette il capogruppo al Senato di Forza Italia entra, ordina una bottiglietta d’acqua, e sbotta con i cronisti: “Non siamo solo dipendenti”. Di Renzi? E ancora: “505 sono, e 505 rimangono”. (G. A. Falci)

E Ignazio La Russa grida: “Feltri è oltre i 30 voti”
In Transatlantico, nel bel mezzo dello scrutinio, Ignazio La Russa dice che “Vittorio Feltri ha gia superato i 30 voti”. (G. A. Falci)


Applausi e selfie con Napolitano
Un lungo applauso dell’Aula di Montecitorio ha segnato l’ingresso del presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. Il lungo applauso si è ripetuto quando il senatore a vita ha deposto la sua scheda votata nell’urna, avviandosi verso l’uscita e salutando tutti. Parecchi parlamentari non hanno resistito alla tentazione di fare un selfie con l’ex presidente, e la presidente Boldrini ha ricordato che “in Aula non si fanno foto”.

Bersani: “M5S si fidino di me. Mattarella va bene”
“Sarei ipocrita se dicessi che non mi ha fatto piacere. Chissà forse c’è stato un elemento, minimo, di riconoscimento. Ma se gli esponenti cinquestelle sono convinti che sono una persona per bene e seria, si fidino, almeno un po’, del mio giudizio: Mattarella va bene. E’ un democratico, è una figura di alto profilo, con una storia solida”. Lo ha detto il deputato Pd, Pierluigi Bersani, commentando in Transatlantico la ‘segnalazionè dei parlamentari M5S che hanno inserito il nome dell’ex leader dem, tra i candidati alle Quirinarie.

“E se non fosse Mattarella?”
Da piu parti si teme che non sia cosi lineare, ovvero che alla quarta i dem convergano in blocco sul nome di Mattarella. I turchi storcono il naso perché avrebbero preferito Amato. E gli sponsor dei vari Veltroni e Finocchiaro non sembrano cosi convinti. “C’è puzza di bruciato”, sussurra anche un renziano. Qualcuno ritiene che alla fine questo sia disegno il perfetto per poi convergere su Casini. Vedremo, vi aggiorno. (Giuseppe Alberto Falci)

Letta nostalgico: “E’ tutta un’altra storia”
In Transatlantico si è rivisto anche Enrico Letta, che rispondendo a chi faceva il parallelo Mattarella-Marini ha detto “è tutta un’altra storia”. Questo passaggio, secondo il suo ragionamento, significa che la legislatura sarà lunga. Anche il deputato Ernesto Carbone, interpellato da ilfattoquotidiano.it, ha manifestato fiducia per l’elezione di Mattarella. C’è chi addirittura ipotizza il superamento dei 600 voti, grazie al ricompattamento del Pd. Attualmente, un deputato della minoranza dem dà il 70% di possibilità a Mattarella. “È un candidato credibile” ha spiegato, ipotizzando un rientro dalla finestra di Berlusconi sul nome del giudice della Consulta. (Stefano Iannaccone)

Ma Mattarella chi?
Ma come è nata la candidatura di Sergio Mattarella? Il racconto che circola in queste ore in Transatlantico è suggestivo ma ha una sua logica. Tutto comincia ad una cena al ristorante romano “Scusate il ritardo” dove il 14 gennaio si ritrovano a tavola una cinquantina di cattolici del Pd tra i quali Beppe Fioroni, Simone Valiante e Gero Grassi. Arriva anche il vice segretario Lorenzo Guerini, al quale i protagonisti della tavolata affidano una riflessione. La candidatura di Giuliano Amato, fanno notare, rischia di diventare un boomerang per Matteo Renzi. Questione della rottamazione a parte, più che di un accordo tra il premier e il Cavaliere verrebbe percepita come frutto dei desiderata dello stesso Berlusconi ma anche di quelli della coppia D’Alema-Bersani. Insomma, un rischio. Quello di avere al Colle un inquilino gradito tanto a Forza Italia che all’opposizione interna del Pd. Ed ecco la soluzione: Sergio Mattarella. Un bel colpo per i fioroniani. (Antonio Pitoni)