Diritti

Discriminazione: come i pregiudizi minano la salute psicofisica

Mentre in Lombardia la regione patrocina convegni in cui si ospitano associazioni che vorrebbero curare le persone omosessuali, tra cui la famigerata Obiettivo Chaire, spacciando una variante naturale della sessualità umana per una patologia – per capirne l’idiozia, è un po’ come pensare che essere mancini o con i capelli rossi sia la stessa cosa di avere il morbillo – altrove ci si prodiga per garantire il benessere delle minoranze, preservandole da quello che viene definito con il nome di minority stress.

Per capire di cosa stiamo parlando, ho intervistato la dottoressa Antonella Montano, direttrice dell’Istituto Beck, lo stesso che ha prodotto i libretti antidiscriminazione commissionati dall’Unar per i percorsi contro l’omofobia nelle scuole: “Con questo termine si intende un alto livello di stress cronico subito dai membri di un particolare gruppo soggetto a stigmatizzazione; tra i gruppi sottoposti a maggiore minority stress si annovera quello inerente l’orientamento sessuale. Diversi sono i fattori che possono causarlo, come la mancanza di supporto sociale. Tuttavia la causa principale sembra risiedere nel pregiudizio sociale e nella discriminazione”.

Afferma ancora Montano, che diversi studi scientifici dimostrano come alti livelli di stress e pregiudizio interpersonale portino a conseguenze anche significative sulla salute psicofisica delle persone appartenenti alle minoranze discriminate: “Una nostra ricerca pubblicata nel 2008» prosegue «ha dimostrato una significativa riduzione dei sintomi fisici ed emotivi legati al minority stress in gay e lesbiche che avevano frequentato un corso di Mindfulness Based Stress Reduction (Mbsr)”.

Per tale ragione, l’Istituto Beck ha organizzato un corso siffatto, che si terrà a Roma, presso i suoi locali in via Gioberti 54. “Da anni organizziamo questi corsi per gay e lesbiche e questa è la quarta edizione. Abbiamo deciso di ampliare il nostro campione per testare il valore di questo prezioso protocollo di riduzione dello stress». Il corso, che è gratuito, ha l’obiettivo di accrescere la consapevolezza di sé e il benessere della persona omosessuale da un punto di vista cognitivo, emotivo, comportamentale e fisico. «Durante gli incontri» continua Montano «verrà insegnato come affinare le proprie capacità di auto-esplorazione, avere una maggiore consapevolezza dell’interazione mente-corpo, maturare un modo nuovo di porsi in relazione con la propria esperienza e sostituire a modalità di reazione abituali e disfunzionali risposte consapevoli e adeguate”.

Il primo incontro si terrà venerdì 9 gennaio, a partire dalle 18:00. Una buona occasione per chi, dentro la comunità Lgbt, sente l’esigenza di contrastare, attraverso la validità degli studi scientifici, il pregiudizio e lo stigma. Sarebbe bello, mi sento di aggiungere, che le istituzioni promuovessero questo tipo di progetti a costo zero per la comunità tutta – a prescindere dalla presenza o meno di loghi legati a eventi di portata internazionale e che, associati a certe iniziative, gettano discredito non solo su questa o quella manifestazione, ma alla nostra credibilità di fronte a paesi più civili del nostro – invece di affidarsi a santoni e guaritori, come invece ha preferito fare Maroni.

Evidentemente alla regione Lombardia non è arrivata ancora la notizia che non solo che l’omosessualità non è una malattia – sebbene l’Oms lo ribadisca dal lontano 1990 – ma che non si guarisce alcun che con la preghiera e l’autosuggestione, o rifacendosi a teorie prive di fondamento scientifico. Sarebbe invece auspicabile affidarsi al rigore della cultura e della conoscenza. E non per “guarire” le minoranze, ma per dar loro strumenti per poter vivere meglio. E questo non solo nell’interesse dei soggetti in questione, ma di tutto il tessuto sociale, anche per i costi (umani ed economici) che fenomeni come omofobia, razzismo e intolleranze varie hanno per il nostro paese. Obiettivo che dovrebbe essere precipuo degli attori politici di qualsiasi società civile. Anche quella parte di società amministrata da partiti (evidentemente inadeguati a tale scopo) come la Lega Nord.

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