Zonaeuro

Vertice Ue, sì a piano Juncker da giugno. Renzi: “Primo passo, ma non l’ultimo”

Via libera dei capi di Stato e di governo dei Paesi Ue riuniti a Bruxelles al piano presentato dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker che crea un nuovo fondo per gli investimenti strategici (Efsi) con lo scopo di mobilitare 315 miliardi di euro nel 2015-2017. La Ue “prende nota della posizione favorevole” indicata dalla Commissione verso i contributi dei Paesi, “necessariamente in linea con la flessibilità” esistente. Un “primo passo, non certo l’ultimo, ma buono” secondo il premier Matteo Renzi, soddisfatto del riferimento alla flessibilità che “per la prima volta” l’Europa lega agli investimenti, nero su bianco. E nonostante i margini per la spesa non si allarghino di molto, perché la Germania agita il moloch del Patto di stabilità e ribadisce che non si cambia, l’Europa può andare avanti con quello che anche per il presidente della Bce Mario Draghi è un passo avanti importante per ridare fiducia nell’Eurozona.

Il piano Juncker crea un nuovo fondo per gli investimenti strategici (Efsi) con lo scopo di mobilitare 315 miliardi di euro nel 2015-2017. I Paesi possono contribuire, anche se finora nessuno si è impegnato a farlo, perché tutti vogliono prima vedere i dettagli (soprattutto il tipo di progetti che saranno finanziati) e la Commissione li presenterà a gennaio: “La Commissione presenterà una proposta a gennaio 2015, che il Consiglio è chiamato ad approvare entro giugno, in modo che i nuovi investimenti del piano Juncker possano essere attivati al più presto a metà 2015″. Ma se volessero contribuire, la Ue “prende nota della posizione favorevole” indicata dalla Commissione verso i contributi dei Paesi, “necessariamente in linea con la flessibilitàesistente, chiarisce il testo di conclusioni del vertice europeo, frutto di un compromesso tra Paesi più rigidi e quelli che cercano un’applicazione più morbida delle regole.

La Banca europea degli investimenti è “invitata a cominciare le attività utilizzando i suoi fondi da gennaio 2015. Sempre a giugno arriverà il rapporto dei quattro presidenti (Juncker, Draghi, Tusk e Dijsselbloem) su un “coordinamento più stretto delle politiche economiche” della zona euro. “I presidenti riporteranno al più tardi nel vertice di giugno”, scrivono i leader. Inizialmente il rapporto, che fissa i principi su cui si costruirà il futuro funzionamento dell’Eurozona, era previsto per questo dicembre.

Qualcuno, spiega Renzi, voleva addirittura togliere il riferimento alla flessibilità. Juncker circoscrive ancora di più quel riferimento: si applica solo se, a causa del contributo al piano, un Paese si ritrovasse in violazione del Patto. Ovvero: se un Paese già lo viola per altri motivi, questo non impedirebbe alla Commissione di aprire una procedura, come le regole prevedono. I contributi nazionali al fondo previsto dal piano Juncker “devono avvenire nell’ambito delle regole del Patto di stabilità, con la flessibilità prevista”, sottolinea Angela Merkel nella conferenza stampa alla conclusione del vertice europeo. Le conclusioni incassano il favore della Bce che, spiega Draghi, “accoglie con favore il piano Juncker” che può “contribuire ad aumentare la fiducia nella zona euro” e può essere “molto efficace” a tre condizioni: attuazione rapida, investimenti con elevato ritorno e opportunità per spingere le riforme strutturali.

Per l’Italia il vertice degli investimenti è anche l’occasione del confronto tra Renzi e Juncker, dopo il rinvio a marzo della valutazione dei conti pubblici italiani. In conferenza stampa congiunta, perché l’ultima del semestre di presidenza italiano, Juncker esprime la “piena fiducia” nel premier Matteo Renzi, “certo che non mi deluderà“. Il presidente della Commissione spiega quindi che non sorveglia Renzi, che dal Governo ha ricevuto una lettera con gli impegni su conti e riforme, che il confronto è in corso e “a marzo vedremo la posizione che prendiamo”. Nemmeno Renzi si sente sotto esame: “L’esame sarà nel 2018 quando torneremo alle elezioni, con la cadenza di tutti i paesi normali”, spiega, specificando che “siamo sempre sotto esame, e credo che gli esami per i politici siano gli esami più belli”.