Calcio

Arbitri, norme più severe contro chi li aggredisce. Aia può impugnare sanzioni

Il Consiglio Federale della Figc ha approvato, con la sola astensione dei rappresentanti Lnd, le nuove regole che interverranno in caso di atti di violenza contro i direttori di gara. E sono pene salate

Sfiorare un arbitro costerà molto caro alle società e l’Aia avrà diritto di parola riguardo le squalifiche dei tesserati protagonisti di episodi di violenza. Arriva il giro di vite dopo anni di battaglia del presidente dell’Associazione italiana arbitri e i preoccupanti dati del 2014, nel corso del quale – come documentato da ilfattoquotidiano.it il 2 novembre – si è verificata un’aggressione al giorno. Il Consiglio Federale della Figc ha approvato, con la sola astensione dei rappresentanti Lnd, le nuove norme che interverranno in caso di atti di violenza contro i direttori di gara. E sono pene salate.

Pagare, nel senso più stretto del termine, spetterà alle società che risponderanno quindi dell’atteggiamento dei loro tesserati. La condotta violenta di calciatori e dirigenti comporterà il pagamento delle spese arbitrali da parte del club. La somma da versare verrà calcolata moltiplicando il costo medio della gara del campionato di competenza per il numero di partite casalinghe. Si parla di circa 65 euro a gara in Seconda Categoria, una delle più colpite dal fenomeno. Sbagliare anche una sola volta, quindi, comporterà il pagamento per l’intera stagione. E il mancato recupero della sanzione, comporta la non ammissione al campionato successivo. Quando scatteranno queste sanzioni? Se un singolo calciatore viene punito con otto giornate o quattro mesi di squalifica, come anche l’allenatore; nel caso in cui un dirigente venisse inibito per quattro mesi oppure se la somma delle squalifiche di calciatori e allenatori o delle inibizioni dei dirigenti supera i sei mesi. Le multe serviranno a pagare le spese arbitrali.

Non finisce qui, perché la delibera prevede anche che l’Aia possa costituirsi parte civile nei procedimenti penali riguardanti le condotte violente nei confronti dei direttori di gara. Ma l’aspetto potenzialmente più importante riguarda la possibilità per il presidente Marcello Nicchi di richiedere l’impugnazione davanti alla Corte di giustizia federale delle sanzioni dei giudici sportivi non ritenute adeguate o illegittime. Molto più di una sfumatura, se si tiene conto dei casi reali. Il presidente del Sanluri Paolo Pilloni, protagonista lo scorso settembre dell’aggressione all’arbitro Luigi Cannas durante una partita di Eccellenza, ha ottenuto uno sconto di pena di un anno e mezzo dalla Corte di giustizia federale territoriale che ha parzialmente accolto il suo ricorso. L’inibizione per 5 anni decisa dal Giudice sportivo è quindi stata ridotta a tre anni e mezzo.

“È  andato tutto secondo previsione. Questa è una giornata importante per lo sport, anche se ci auguriamo di non ritrovarci mai a dover usare le nuove norme. Hanno capito che facevamo sul serio”, commenta Nicchi. Se sulla violenza nei confronti dei fischietti il presidente aveva più volte parlato di sciopero per contrastare il fenomeno, sui tagli che coinvolgono il settore arbitrale va più cauto. Anche se il prossimo fronte di battaglia è caldo: “Lo sciopero è una cosa che non auspico, ma se non ci sono le condizioni per andare ad arbitrare ci sono campionati a rischio che potrebbero non essere completati”. La sforbiciata ai fondi destinati ai direttori di gara è una conseguenza della diminuzione dei contributi del Coni alla Federcalcio, decisa a ottobre. “Non so come si potrà continuare a dare il servizio arbitrale a 700mila partite nel momento in cui si taglia il budget delle spese – afferma – Se non si trovano velocemente altre risorse, si inizierà a tagliare su tutto, compresi raduni e formazione”.

Oggi l’Aia si è astenuta – assieme a calciatori e allenatori – sull’approvazione del budget per il 2015, passato in Consiglio con una previsione di un saldo passivo di 10 milioni di euro. “Il conto economico risente della drastica riduzione dei contributi Coni, passati da 62,5 milioni di euro del 2014 agli attuali 40,1 – comunica la Figc – che ha determinato ripercussioni sull’attività di gestione e di sviluppo della Federazione e sulla contribuzione a tutte le componenti”.