Media & Regime

Libertà d’espressione: ‘Freedom House’ promuove l’Italia, tranne per il regolamento Agcom

La più autorevole Organizzazione non Governativa Statunitense sui diritti civiliFreedom House –  autrice di un rapporto annuale sulla libertà di espressione e di stampa considerata la “Bibbia” internazionale dei diritti umani e civili, promuove l’Italia per quel che riguarda il generale accesso al web dei cittadini Italiani, tranne che sul regolamento Agcom in materia di diritti d’autore.

Il regolamento equipara l’Italia, secondo la Ong Statunitense, alla giunta militare Thailandese, alla Russia di Putin, alle proibizioni sulla rete del Premier turco Erdogan, ed infine alla “libertà” sul web garantita dal dittatore Kazako Nazarbayev, più noto in Italia per l’oscura vicenda della dissidente Shalabayeva.

All’Italia è dedicato uno dei passi di apertura del Rapporto. Afferma l’Istituzione di Washington. nel suo Report 2014.

“Content blocking without a court order: Measures that empowered government agencies to block content without judicial oversight and with little or no transparency were especially notable in five countries—Turkey, Thailand, Russia, Kazakhstan, and Italy”.

Nata nel 1941 a New York, Freedom House è una Ong internazionale che promuove in tutto il mondo una cultura democratica fondata sulle libertà civili e politiche, attraverso attività di ricerca e sensibilizzazione, con sede a Washington, finanziata per l’80% dal governo federale principalmente attraverso il Dipartimento di Stato.

L’Istituzione non si può certo definire una Organizzazione di pericolosi sovversivi dal momento che tra le proprie fila hanno militato anche personaggi noti alla cultura neocon come, Paul Wolfowitz, Samuel Huntington, Zbigniew Brzezinski e  Malcolm Forbes Jr., fra gli altri, oltre ad un gran numero di esponenti di rilievo dei democratici americani.

È ritenuta essere da molti studiosi in realtà la Voce del Governo Federale Statunitense, (Diego Giannone, “Political and Ideological Aspects in the Measurement of Democracy: the Freedom House Case,” Democratization 17, no. 1 (January–February 2010) 75.

Come si diceva, ogni anno Freedom House pubblica un report sullo stato in cui si trova la libertà nel mondo, focalizzando il lavoro di ricerca e informazione rispetto al paese analizzato e orientandosi verso specifici settori d’indagine: libertà di religione, libertà dei media, diritti lgbt, libertà di internet, difesa dei diritti umani, libertà d’espressione, libertà di associazione, diritti della donna, ecc.

Quest’anno il Report ha riguardato 65 Paesi del mondo e l’Italia finisce “nell’inferno” dei 5 Paesi che non usano i giudici per bloccare i contenuti sul web.

Ed in effetti la Turchia di Erdogan e la Russia di Putin sono gli unici due Paesi al mondo, insieme all’Italia, che consentono ad una’autorità amministrativa delle telecomunicazioni, senza il vaglio preventivo di un giudice, di disporre il blocco  dei contenuti in rete, ordinando ai provider, ma anche ai titolari di piattaforme social ed agli Hosting Provider, la rimozione dei contenuti in violazione dei diritti d’autore ed il blocco dei siti.

Senza che tale constatazione abbia peraltro spinto ad una riflessione l’Autorità di via Isonzo che ha persino nel nome le garanzie nelle comunicazioni e la tutela del pluralismo e degli utenti nelle reti di comunicazione elettronica, e, senza alcuna meditazione del fatto che la libertà d’espressione e i diritti all’informazione in rete, siano i motivi che hanno spinto il Tar del Lazio a rinviare le norme alla base del Regolamento alla Corte Costituzionale.

La scheda Paese dedicata all’Italia assegna comunque al Belpaese un buon rating per quanto attiene i diritti di libertà sul web (22 su 100), ma chiarisce in maniera solare come il Regolamento Agcom non abbia alcun equivalente nell’Unione Europea e che alcune restrizioni dell’accesso ad internet non siano comuni nei Paesi occidentali.

 

In precedenza avevano ritenuto il Regolamento Agcom in grado di violare i diritti civili ed umani sul web, lo speciale Rapporteur sui diritti d’espressione in Rete dell’Onu, Frank La Rue e l’associazione per la tutela dei diritti civili ed umani partecipata da diversi governi europei, Article 19