Società

Crozza-Razzi: il comico folklore di un Paese impunito

La realtà è perfetta, rende inutile qualsiasi invenzione o ardita architettura della fantasia. La realtà, insuperabile nel suo copione, esige di essere osservata, replicata, interpretata, con la cautela di farlo bene e senza spingersi troppo oltre, pena la creazione di qualcosa che non attiene più al vero. E’ concessa la caricatura, ma eccederla allontana dal punto di partenza fino a qualcosa di diverso, opposto.

Crozza è davvero bravo, a me piace. Ma i fenomeni che Crozza mette in scena sono talmente alla carica della caricatura da convertire personaggi detestabili in piatti ad alta digeribilità. E l’origine è, quasi sempre, un politico da condannare alla restituzione di denaro pubblico (se non finire in galera o svolgere un’altra professione che non sia nell’ambito della cosa pubblica). Portare all’eccesso la caricatura comporta la creazione di un personaggio nuovo che vive da sé, non dipende più dalla fonte d’ispirazione.

Prendiamo Razzi: dopo Crozza esistono due Razzi, uno è quello vero e l’altro è quello che lo spettatore medio preferisce, gradisce, replica e resuscita in un “perdono” mediatico che si traduce in una redenzione reale. L’invenzione del comico Crozza genera così un simpatico folklore che diverte e affeziona il pubblico, trasformando uno “scarto” in un riciclo di uso quotidiano, una sorta di utensile di cui replicare le battute più classiche nei momenti conviviali, se non, addirittura, ufficiali ad uso degli stessi protagonisti che Crozza mette in scena (perché, specie un politico, si compiace e deve sfamare il mostro, il suo ego).

Ecco come certa comicità conduce all’opposto di ciò che farebbe la satira: denunciare e fare riflettere, smascherare e dare consapevolezza (non si ride solo per disinnescare il cervello).

Ripeto, a me Crozza piace (e piace pure ai miei figli, di 6 e 7 anni) e ha talento, ma non posso non accorgermi che anche la sua comicità, anziché denunciare, ha prodotto un effetto collaterale: rendere tolleranti personaggi che dovrebbero solo indignarci. Le battute e i versi, ai quali Crozza ha abituato molti spettatori, vengono ripetuti in una tale insistenza (da lui e da noi) da banalizzare e far dimenticare che i soggetti, reali, messi alla berlina sono ora macchiette da folklore a spese del cittadino.

Una risata ci seppellirà.