Cultura

Maggie e Shane, la violenza domestica nelle fotografie di Sara Lewkowicz

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Sara Naomi Lewkowicz, USA, for Time

 

Siamo in Ohio, è il 2012. E’ qui che inizia tutto, quando Sara nota Shane, con in braccio una piccoletta bionda al Millersport Sweet Corn Festival. Ad attirare l’attenzione quella scritta che aveva tatuata sul collo: “Maggie Mae”. Certo non era l’unica ma quella era forse più la vistosa ed evidente. E quello che sembrava solo un papà premuroso quasi contrastava con l’immagine da duro che si era voluto costruire attorno a sé. E’ così che Sara Lewkowicz, giovane visual-journalist newyorkese, decide di avvicinarsi a Shane e chiedergli il permesso di potergli scattare una foto.

E non ci è voluto molto che Sara ha finito col passare tutto il suo tempo in fiera con loro e la sua ragazza, Maggie, e l’altro figlio piccolo di lei, Kayden, scoprendo com’era da poco iniziato il loro rapporto, di come lui aveva affrontato la dipendenza alle droghe e i tempi del carcere. Un lato ‘oscuro’ che ha incuriosito Sara che ha deciso subito di voler raccontare la sua storia concentrandosi sul lato recidivo ma anche riabilitativo di chi, finito in cella, una volta uscito cerca di riscoprire la libertà.

Sara Naomi Lewkowicz, USA, for Time

Per portare avanti il suo progetto diventa parte integrante della loro vita e quello di Sara diventa un racconto di un papà che si riabilita, in un rapporto di convivenza che sembra non lasciare spazio a dubbi né incertezze. Presto, però, quello che doveva essere il racconto di una riabilitazione si è trasformata in una storia di denuncia, abuso e violenza domestica. Lo scoprirà al lavoro, Sara, come Shane sfoga (e ha sfogato) la sua rabbia e insoddisfazione su Maggie e lo fa nel corso di una nuova sessione fotografica, seguendo i due al bar.

E’ lì che la Lewkowicz assiste prima ad un primo battibecco sfociato poi in una lite furibonda tra le mura di casa dove Shane attacca Maggie. Lo fa davanti ai piccoli che hanno cercato di difendere la mamma (lo scatto dove la piccola Memphis, nuda, corre piangendo verso la mamma, spinta in un angolo da Shane che a pugni chiusi continua a minacciarla è diventato uno degli scatti rappresentativi del lavoro fotografico della Lewkowicz che le è valso anche il premio italiano di fotogiornalismo World Report Award 2013) ma anche davanti a Sara.

E tanto basta. Perché lei, prima di chiamare il 911 ha avuto l’impulso di non smettere di scattare. “Ho capito -dice- che stavo facendo la cosa giusta”. In questo modo, infatti, la Lewkowicz ha ottenuto le prove materiali dell’aggressione ma questa “freddezza” e lucidità -almeno eticamente- molti gliel’hanno criticata. “Quando ho pubblicato il mio lavoro la risposta dei lettori al pezzo è stata travolgente e sono stati davvero tanti i commenti negativi”. C’è chi, infatti, l’ha accusata di non aver fatto nulla per fermare l’ira di Shane, cosa che avrebbe potuto evitare la violenza fisica su Maggie. Eppure per Sara questa era l’unica via da seguire.

Il suo lavoro le è costato un mandato di comparizione culminato con l’arresto e carcere (9 mesi) per Shane ma mai Sara ha pensato di non pubblicare questa storia. “L’ho fatto perché credo che le mie fotografie potranno essere utilizzate come strumento per aiutare le persone ad affrontare le questioni sociali da un altro punto di vista”. E se questo progetto servirà a far riflettere, a far emergere il problema degli abusi domestici, allora lo scopo sarà in parte raggiunto. La storia è diventata anche un video di denuncia dove la giornalista fa un collage di interviste, fotografie, video a cui aggiunge anche, di sottofondo, la telefonata fatta al 911 perché, dice, “niente meglio delle immagini e della voce di Maggie può raccontare la storia del suo abuso”.

E chissà cosa sarebbe successo se la Lewkowicz quella sera non avesse denunciato, testimoniato e convinto Maggie che la “denuncia” era l’unica cosa da fare per sé stessa e i suoi figli. Il nostro lavoro deve essere svolto come un’opportunità per fare qualcosa di veramente speciale. Bisogna saper ascoltare le persone ed essere pronti a restituire i loro racconti”. Una sensibilità che la giuria del World Press Photo Awards 2014 ha compreso assegnando proprio a “Maggie e Shane. A Portrait of Domestic Violence” un premio per la categoria Contemporary Issues.

E per chi volesse scoprire questa storia, dal 22 novembre al 14 dicembre potrà farlo a Lucca dove, alla Chiesa di San Cristoforo, per il decimo anno consecutivo, Photolux organizza una mostra dedicata ai vincitori del World Press Photo.

Sara Naomi Lewkowicz, USA, for Time