Cronaca

Furti al Duomo di Chieri, minacciato il responsabile archivi che li denunciò

Il messaggio anonimo recapitato a Roberto Toffanello: "In duomo non sei più gradito. Pensa ad altro, pensa ai tuoi figli”

“In duomo non sei più gradito. Pensa ad altro, pensa ai tuoi figli”. Questo è il tenore del messaggio che un anonimo ha recapitato a Roberto Toffanello, il volontario che per quasi 22 anni ha curato l’archivio del duomo di Chieri denunciando le sparizioni di beni, mobili e opere d’arte su cui ora indagano i carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio artistico e la procura di Torino. Un messaggio anonimo, una minaccia velata, sulla quale ora i magistrati potrebbero aprire una nuova inchiesta.

Il fatto è successo ad agosto, quando erano in corso le procedure per ottenere due candelabri che l’ex parroco del duomo, monsignor Giovanni Carrù, aveva “affidato” all’ex segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone. Poche settimane prima il sostituto procuratore Gabriella Viglione aveva ottenuto copia di una lettera scritta da Carrù il 21 giugno 2012 nella quale lui stesso ammetteva di aver donato i candelieri a Bertone in vista del trasferimento da Vercelli alla capitale nel 1998: “Li donai in ‘deposito’ all’arcivescovo emerito di Vercelli quando si trasferì a Roma”, si legge. Ottenuto questo documento la pm ha incaricato i carabinieri di stabilire dei contatti con i religiosi per ottenere i beni o “in assenza di iniziative concordate con gli ecclesiastici si dovrà procedere d’autorità”. Così il nucleo ha sentito l’attuale parroco del duomo di Chieri, don Domenico Cavaglià, con cui hanno concordato il rientro dei beni. Il parroco si è poi messo in contatto con i religiosi a Roma e il 4 settembre ha ricevuto un pacco spedito da monsignor Carrù: erano i due candelabri. Nel frattempo ad agosto qualcuno era andato a casa di Toffanello per lasciargli il messaggio: “Consiglio: che deve succedere per capire che in duomo non è più gradito? Sarebbe meglio mettersi da parte e non mettere il naso là dove non si deve. Meglio pensare ai propri figli. Non trova?”.

Dopo la pubblicazione su ilfattoquotidiano.it della notizia dell’indagine, il cardinale Bertone ha fornito la sua versione al Corriere di Chieri, affermando che “la restituzione dei due candelieri non è stata richiesta con un atto della Procura della Repubblica, ma da lettere di privati preoccupati della dispersione di arredi sacri della comunità chierese”. Gli atti dell’indagine parlano chiaro e pure la cronologia degli eventi. Se poi nella sua risposta al Corriere di Chieri Bertone dice di aver dato seguito alle richieste di privati, in una lettera inviata all’attuale parroco il 7 dicembre 2013 l’ex segretario di Stato critica le richieste inviategli dall’archivista Toffanello settimane prima: in quella risposta Bertone si dice disponibile a restituire i beni andando “al di là dei contenuti della lettera e del tono gravemente sgarbato che non meriterebbe risposta”. Poi conclude così: “Invito, tuttavia, i suoi collaboratori ad avere maggior rispetto per gli Ecclesiastici che operano al servizio della Santa Sede e della Chiesa Universale”.

Da allora Toffanello è stato escluso dalle attività della parrocchia. All’inizio del 2014 l’archivio del duomo è stato chiuso con la scusa di una visita pastorale dell’arcivescovo Cesare Nosiglia, mai avvenuta. Al posto di Toffanello la curia torinese ha inviato il suo archivista, don Giovanni Sacchetti, il cui incarico a Chieri doveva essere temporaneo e invece è stato prolungato. Così Toffanello, dopo aver denunciato le sparizioni dei beni e aver preso l’iniziativa di chiedere la restituzione dei candelieri al cardinale Bertone, è stato definitivamente estromesso da quell’archivio a cui ha dedicato ventidue anni della sua vita.