Politica

Renzi: “Più scioperi ora che contro altri governi”. Cgil: “Parla solo con chi dice sì”

Il premier a Radio Rtl 102.5 attacca il sindacato: "Invidio molto quelli che passano il tempo a organizzare scioperi, ma io mi preoccupo di creare posti di lavoro". Susanna Camusso: "Se i lavoratori hanno riempito la piazza il 25 ottobre a Roma forse bisognerebbe ascoltare le ragioni del disagio"

Dopo la proclamazione dello sciopero generale per il 12 dicembre da parte di Cgil e Uil e i fischi al ministro del Lavoro Giuliano Poletti che ha deciso di non parlare dal palco del congresso Uil, Matteo Renzi riparte all’attacco dei sindacati. E provoca la reazione a tono di Susanna Camusso, secondo cui il capo del governo è pronto a dialogare solo con chi gli dà ragione, non accettando nessun tipo di opposizione. “Anziché passare il tempo a inventarsi ragioni per fare scioperi, mi preoccupo di creare posti di lavoro perché c’è ancora tantissimo da fare”, ha detto il premier intervistato da Rtl 102.5. “Ci sono stati più scioperi in queste settimane che contro tutti gli altri governi”, è l’accusa. “Invidio molto quelli che passano il tempo a organizzare scioperi”, cioè “certi sindacalisti”, ma “il governo sta cercando di mettere in piedi tutte le azioni necessarie per far ripartire il lavoro. Se coloro i quali non hanno mai scioperato in passato oggi scioperano sempre, gli faccio i miei auguri”.

E ancora: “Profondo rispetto per chi vuol fare sciopero, però il governo sta cercando di mettere in piedi azioni per ripartire con l’occupazione e con il lavoro, questo è quello che dobbiamo fare”. “Il Paese è diviso in due, tra chi si rassegna e chi va avanti. Ma chi oggi in Italia continua a tener duro sta ottenendo risultati. In giro per il mondo c’è una incredibile fame d’Italia. Io non mi rassegno, piaccia o non piaccia a chi fa gli scioperi, ai sindacalisti, ai gufi”, ribadisce Renzi. ‘”Il Paese è diviso in due: tra chi si rassegna e chi va avanti”. In questo schema, “Salvini e Camusso sono due facce stessa medaglia, sono dei leader della protesta. Io li rispetto ma non posso permettermi la protesta, io sono quello che ci prova”. D’altronde secondo il presidente del Consiglio “chi oggi in Italia continua a tener duro sta ottenendo risultati. Non mi preoccupo: possono far scioperi ma noi abbiamo promesso che cambieremo e, piazza o non piazza, le cose le cambiamo”. Poi la solita metafora del Paese con il motore bloccato: “Io voglio provare a rimettere in moto la macchina Italia a cui si è scaricata la batteria”. Venendo poi, appunto, alle “azioni” che l’esecutivo sta portando avanti, sul Jobs act “siamo pronti a mettere la fiducia se serve, ma non è detto che ce ne sia bisogno. A ieri sembrava di no. Vedremo nei prossimi giorni”. Quanto ai “decreti attuativi” della delega lavoro, “arriveranno nei primi trenta giorni” dall’entrata in vigore. “Saremo rapidissimi”.

A stretto giro di posta, come detto, la risposta di Susanna Camusso: “Il problema ormai sempre più evidente del presidente del Consiglio è che lui dialoga solo con chi gli dà ragione – ha detto il segretario della Cgil – non si pone invece il problema che se i lavoratori hanno riempito la piazza il 25 ottobre a Roma, e se continua la mobilitazione, forse bisognerebbe ascoltare le ragioni del disagio del mondo del lavoro e dare risposte positive”. In particolare, per quanto riguarda il parallelo fatto da Renzi tra Camusso e il leader del Carroccio Matteo Salvini (definiti due facce della stessa medaglia in quanto leader delle proteste), la Camusso ha detto che “mi pare che il premier sia dotato di poca fantasia ultimamente, perché ripete cose che sono già circolate”.

Non solo. Il leader della Cgil ha anche ribattuto alle accuse di Renzi circa i reali motivi delle agitazioni. “Qualcuno ha detto che ci inventiamo i motivi dello sciopero, io rispondo che abbiamo poca fantasia: non abbiamo dovuto inventare niente, era già tutto scritto”. Secondo la Camusso, dunque, le ragioni dello sciopero generale indetto per il 12 dicembre sarebbe nero su bianco all’interno dei provvedimenti del governo in materia di lavoro, a cominciare dal Jobs Act.