Cultura

Attilio Brilli e il viaggio come rigenerazione ‘romantica’

Brilli-coverIl lettore che si accinge a sfogliare le ricche pagine del nuovo libro di Attilio Brilli Il grande viaggio del racconto in Italia, edito da Il Mulino, si trova tra le mani un’opera straordinaria che sublima la letteratura di viaggio. Il volume è di notevole pregio, nell’allestimento e soprattutto nei contenuti, e ripercorre gli itinerari di ieri per i viaggiatori di oggi. L’autore, con la sua mirabile capacità divulgativa, conduce chi legge nel nostro Paese, attraverso un percorso reale e immaginario, autorevolmente raccontato, dipinto e cantato dai “viaggiatori” più noti e non solo, con i mezzi via via a disposizione.

Un viaggio nel tempo e per la cura dell’anima descritto con l’eleganza della lingua italiana più attenta ai particolari per una rivitalizzazione dell’antico, nobilitando il desolante quadro attuale. Il Bel Paese protagonista assoluto di annotazioni estetiche essendo terra di grande tradizione antiquaria e giardino diffuso di delizie. Attraverso la “penna” dei grandi viaggiatori, Brilli ci offre un “paesaggio” eccellente e,  per usare le sue stesse parole, “uno specchio nel quale scoprire aspetti inattesi di noi stessi riflessi negli sguardi degli altri, nonché un pungolo immaginativo e uno stimolo al confronto di cui non smettiamo di sorprenderci”. Lo scorrere dei secoli, nel testo che si commenta, è corredato da numerose illustrazioni tutte di enorme valore: dalla descrizione della carrozze, agli abiti e ovviamente dagli stupefacenti dipinti capaci di raccontare su una tela vita e paesaggi visibili e invisibili agli occhi dei diversi artisti.

Pagina dopo pagina,  l’autore ci parla di una ritrovata innocenza dello sguardo recuperando la facoltà di stupirsi dinanzi allo spettacolo della natura e dell’arte. Il viaggio diventa l’occasione di questo processo di rigenerazione “romantica”, oggi più che mai necessario per fronteggiare l’usura della quotidianità unitamente all’usura artificiale di paesaggi soppressi o deformati dalle barbarie contro il territorio. Apre mille spiragli la porta del viaggio e questi spiragli sono il frutto dei redattori di memorie che hanno saputo descrivere con assoluta precisione ogni particolare, con l’abilità di fare luce anche sui risvolti oscuri dell’esperienza da viandante.

Non tutte le esperienze, infatti, sono state lineari; spesso durante il viaggio accadono imprevisti capaci di guastare i sogni. E questa a ben pensarci altro non è che la metafora della vita, decisamente piena di incidenti di percorso e quindi, al pari del viaggio, necessita di azioni “riparatorie” per proseguire il cammino, trovando, se possibile,  strade alternative e più sicure. L’elogio della lentezza e la sosta nelle locande rende ancora più fascinoso questo “viaggio” pieno di incontri e di racconti;  tutto si svolge in modo quasi cinematografico grazie al talento dell’autore di connettere le diverse epoche allo stesso modo del montaggio delle singole scene di un film. In questa avventura si attraversano le città visibili e quelle “invisibili” che rimandano all’immaginario di Calvino.  E’ il varco dell’immaginazione – afferma l’autore – che rompe il cerchio della descrizione inflazione, della topografia turistica più scontata; “il percorso che il viaggiatore dovrà saper tracciare dopo aver superato la terra di nessuno delle periferie ed essersi inoltrato fra le antiche mura è quindi un viaggio a ritroso nel tempo, un tendere verso il ritrovamento di una città altra da quella che appare. Alla fine riuscirà a trovare, per mano di un astuto visitatore antico o moderno, una via d’accesso, un sentiero segreto nell’anonimo parametro delle periferie che conduca fin dentro la città, là dove può sopravvivere la sua anima più vera”.

Attilio Brilli suscita, con questo libro, un’esperienza sensoriale attraverso l'”immaginazione creatrice” mortificata dal frettoloso turismo sempre più commerciale a danno delle emozioni e del godere autenticamente dello spirito di un luogo. L’autore ci regala, infine,  preziose annotazioni estetiche degne di “visibili” scene paesaggistiche e in questo “senso” sono quanto mai appropriate le parole di Giacomo Leopardi , viandante universale, tornato oggi alla ribalta grazie ad una pellicola che ne ricorda il suo viaggio terreno: “Trista quella vita che non vede, non ode, non sente se non che oggetti semplici, quelli soli di cui gli occhi, gli orecchi e gli altri sentimenti ricevono la sensazione. Brilli con questa opera riesce alla perfezione a condurre il lettore sensorialmente con la percezione di geografie private, per comprendere come leggere un luogo, rivelando meravigliosi scorci e ignote prospettive delle città “visitate”. Ripartire dal Gran Tour, potrebbe insegnare un modo diverso di guardare all’Italia affinché non sia solo “bella e perduta”, tornando all’antica attrazione per un nuovo splendore.