Diritti

Genitorialità sociale: troppi bambini in comunità, troppo poche le famiglie affidatarie

Roma, maltrattamenti all'asilo: arrestate due maestreSenza voler enfatizzare troppo il paradosso delle organizzazioni mafiose che si sentono legati da vincoli “familiari”, sarebbe sciocco, oltre che inutile, non prendere atto che alcune volte la famiglia non è quel luogo di pace che ci si aspetterebbe. Un luogo in cui ogni suo membro si sente accolto, valorizzato, amato.

Anzi, sentiamo di non mancare assolutamente di rispetto ad un’istituzione plurisecolare, se prendiamo atto che, talvolta, le contraddizioni e le modalità di relazione, in alcune famiglie, diventano malate fino ad arrivare, purtroppo, nei casi estremi, a vere e proprie forme di patologia che andrebbero affrontate con decisione prima di doverne leggerne gli ‘esiti’ finali – in cronaca – sui giornali.

In questi casi, ogni volta, anche quando a subire le conseguenze dell’atteggiamento violento d’un uomo è una donna (moglie, compagna, amica, fidanzata che sia) possiamo star quasi certi, però, che comunque, l’altra vittima è almeno un bambino, un minore che di questo rapporto malato fa le spese dirette o “assistite” che siano. Per questo, il nostro mondo di adulti ‘sani’, ha istituito meccanismi di salvaguardia che, pur continuando a garantire – giustamente – il diritto del minore alla sua famiglia d’origine e a prevedere, quindi, percorsi di recupero della funzione genitoriale originaria, considerano prioritaria la ‘messa in sicurezza’ dei piccoli attraverso l’allontanamento temporaneo di questi dalle proprie case affidandoli, così prevede la Legge 184 del 1983, a famiglie disponibili a surrogare le funzioni genitoriali dei padri e delle madri biologiche.

Una sorta di genitorialità sociale che, mentre dovrebbe risolvere il problema della collocazione del minore, avrebbe anche la funzione di recuperare il normale percorso della famiglia d’origine. I numeri, purtroppo, son lì a testimoniare che, pur nella correttezza dello spirito e dell’impianto legislativo, siamo ancora lontani dall’ottimo e dall’individuazione di un idoneo numero di affidatari.

Secondo i dati forniti dal Gruppo CRC, di monitoraggio sull’attuazione della Convenzione Onu diritti dell’infanzia e l’adolescenza, presentati lo scorso giugno alla presenza del ministro Poletti, sarebbero oltre 29.388 i bambini e i ragazzi, che per i motivi più vari, sono stati posti dai Tribunali italiani, temporaneamente fuori dalla propria famiglia d’origine. Un numero enorme soprattutto perché è in crescita di anno in anno. Il dato più preoccupante, però, sta nel fatto che, contrariamente a quanto previsto dalla richiamata Legge 184, di tutti questi ragazzi, solo meno della metà ha a trovato accoglienza in ‘affido’ ad altre famiglie, appunto. Secondo il rapporto, infatti, sarebbero 14.991 i minori accolti in comunità di accoglienza, soprattutto religiose, mentre – se si eccettuano i 6.986 ragazzi affidati ai parenti – solo 7.391 hanno trovato ricovero in famiglie o singole persone affidatarie.

Non è questa la sede, crediamo, in cui affrontare l’analisi delle motivazioni sul perché così poche famiglie (o singole persone, come prevede la “184”) siano disponibili ad accogliere temporaneamente un minore in difficoltà e a svolgere una funzione di ‘recupero’ (fondato sul buon esempio) delle funzioni genitoriali dei biologici.

Nel corso del tempo, se saremo capaci di ‘farci leggere’ scrivendo cose interessanti e di senso, avremo la possibilità di andare alla radice dei ‘perché’ e proporre soluzioni. Per ora ci basta evidenziare tale questione, invitando alla riflessione e a rimanere in contatto con questo blog e con  le associazioni che in Italia si occupano, non solo di affido, ma di come prevenire l’abuso e il maltrattamento dei nostri concittadini più piccoli.

Su questo blog, dunque, ci sforzeremo di raccontarvi l’universo dei bambini per come lo stiamo scoprendo noi, associazioni di volontariato e vi inviteremo a fare qualcosa in più che leggere. Ma, nel contempo, ci occuperemo di ogni questione abbia a che fare con l’universo infanzia perché “non ci accontentiamo – per dirla con Helder Camara, arcivescovo di Recife – di sfamare i poveri, vogliamo sapere perché i poveri esistono”.