Diritti

Matrimoni gay legali in altri cinque Stati americani. E in Italia? C’è Alfano

Con un tratto di penna della Corte Suprema americana, gli Stati in cui il matrimonio è legale per tutti passano in una notte da 19 a 30 su 50. La Corte Suprema degli Stati Uniti, infatti, ha deciso ieri di non pronunciarsi rispetto ai ricorsi contro il matrimonio per tutti presentati da cinque Stati americani tradizionalmente conservatori: Indiana, Utah, Oklahoma, Virginia e Wisconsin.

Questa decisione, che corrisponde al respingimento dei ricorsi, dà così ragione agli avvocati delle coppie dello stesso sesso che nei mesi passati avevano fatto causa contro una legge degli Stati d’appartenenza che limitava la definizione di “matrimonio” in senso novecentesco, all’unione di un uomo con una donna. Tribunali locali avevano accolto il ricorso degli avvocati delle coppie gay e avevano proceduto a dichiarare incostituzionale il bando contro i matrimoni per tutti, basandosi su precedenti pronunce della Corte Suprema. I Parlamentini degli Stati avevano allora presentato ricorso in Corte Suprema contro la sentenza del Tribunale locale, chiedendo che fosse il Tribunale supremo a stabilire una parola definitiva. Con questo respingimento del ricorso dei cinque Stati, la Corte Suprema ha implicitamente dichiarato incostituzionale il bando contro i matrimoni per tutti non solo nei cinque Stati ma anche in altri sei dove una simile legge era in vigore, rendendo de facto legale le nozze per tutti in 30 Stati.

E’ da notare che in alcuni casi, come nel Wisconsin, il primo bando contro i matrimoni per tutti risale addirittura al 1979, poi riconfermato nell’agosto 2003. Nel novembre dello stesso anno, il governatore del Wisconsin, Jim Doyle, aveva posto il veto al bando. La Wisconsin State Assembley (la Camera bassa dello Stato) aveva fallito di un solo voto il rovesciamento del veto, che esige la maggioranza dei due terzi. I conservatori avevano dunque deciso di inserire la definizione di matrimonio in senso Novecentesco nella Costituzione dello Stato, e un referendum popolare del novembre 2006 aveva poi confermato l’emendamento con una maggioranza schiacciante: 59,4% contro 40,6%. Di conseguenza, il respingimento della Corte Suprema è l’ennesima dimostrazione che quando si parla dei diritti umani e civili di una parte della popolazione, non esistono maggioranze e minoranze, esiste solo il rispetto del principio fondamentale: la legge è uguale per tutti.

In questo senso, la Circolare ministeriale spedita oggi dal ministro degli Interni italiano, Angelino Alfano, ai prefetti affinché rivolgano “un invito formale al ritiro e alla cancellazione” delle trascrizioni di nozze per tutti contratte all’estero ha il tipico sapore del provvedimento emergenziale valido hic et nunc e già duramente contestato da sindaci e cittadini. E’ oggettivo che questa battaglia culturale in Occidente è stata vinta da coloro che pensano che lo Stato non può stabilire con chi un individuo adulto debba sposarsi, a parte gli ovvi limiti dettati dalla consanguineità. Presto o tardi, fra un anno o cinque, in un mondo sempre più globalizzato in cui le persone spostano la propria residenza dove si sentono bene accolte, anche il Parlamento italiano dovrà legiferare: con l’Occidente o con l’Islam. Adeguarsi alla realtà del resto dell’Unione Europea, degli Stati Uniti, del Canada, dell’Australia, del Sud America, del Sud Africa, della Scandinavia o incamminarsi verso il percorso degli Stati nordafricani e del Medioriente. In un caso, e nell’altro, è probabile che la via giudiziaria alla fine sarà la chiave di volta anche in Italia. Ci sarà un giudice anche a Roma che spiegherà ad Alfano e a tutti perché uno Stato non teocratico non può limitare il diritto dei suoi cittadini adulti a sposarsi con chi diavolo vogliono.

Benché questo fatto rappresenti una pietra miliare nella storia del diritto americano e occidentale, non è l’ultima puntata di questa inarrestabile corsa verso l’uguaglianza civile dei cittadini statunitensi dinanzi alla Legge. Se mai in futuro un Tribunale locale dovesse infatti pronunciarsi in favore del bando contro i matrimoni per tutti, a quel punto la Corte Suprema avrà interesse a pronunciarsi esplicitamente, con una sentenza erga omnes che farà precedente, per evitare di avere Stati in cui il bando del matrimonio per tutti è considerato incostituzionale e altri in cui fosse considerato costituzionale.