Cronaca

Napoli: Rione Traiano, se a sparare è la camorra nessuno vede niente

Nessuno ha visto nulla. Nessuno sa niente. Non ci sono testimoni e neppure cortei e manifestazioni improvvisate per chiedere giustizia. Niente di tutto questo. Torna l’omertà al Rione Traiano, Napoli, Italia, Europa 2014.

Quando a sparare sono i killer tutti si nascondono con la coda tra le gambe. A pochi passi da dove un mese fa, nella notte tra il 4 e il 5 settembre, moriva il 17enne Davide Bifolco, ucciso “accidentalmente” da un carabiniere, tornano i sicari dei clan a far fuoco. Niente capannelli in strada. Tutti zitti. Non una parola con i guardi. Il deserto. Sul selciato resta il corpo crivellato da proiettili di Maurizio Minichini, 38 anni, ferito da un commando di camorra in via Catone, affluente della strada principale del Rione Traiano. L’uomo, un pregiudicato per reati contro la persona e il patrimonio, è ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale San Paolo. I medici stanno tentando di salvargli la vita.

L’agguato è avvenuto sotto casa del 38enne. Sarebbe stato avvicinato da due persone in sella a uno scooter – spiegano gli inquirenti – che gli hanno esploso contro almeno quattro colpi di pistola, raggiungendolo all’addome e a una spalla. In quelle stesse strade dove sembrano echeggiare ancora gli slogan urlati contro le forze dell’ordine – la camorra ti protegge, lo Stato ti uccide – oppure le testimonianze “spontanee” dove oltre a metterci la faccia si urlava alle telecamere anche il proprio nome e cognome per discolpare latitanti, pregiudicati all’improvviso è calato un silenzio impenetrabile. Al Rione Traiano come hanno documentato e mostrato i reportage di Luca Bertazzoni della trasmissione Servizio Pubblico comanda la camorra. Dettano le regole, impongono codici e stabiliscono ruoli e attività criminali. Chi non vuole starci deve rinchiudersi in casa e viverci da invisibile.

L’ex comandante del comando provinciale dei carabinieri di Napoli nel corso di una manifestazione “invitato” dai familiari e amici di Davide Bifolco si tolse il cappello in segno rispetto per quella morte. Un gesto di grande dignità. Lo Stato però ora e non domani deve rimettersi il cappello e violare i quartieri-Stato in mano alla camorra. Non ci possono essere zone franche dove l’illegalità e ogni tipo di traffico sfugge alle maglie della giustizia. Sembra che partendo dal Rione Traiano passando per il rione Forcella e giungendo tra il Parco Verde di Caivano e le Salicelle di Afragola tutto è permesso. Non è così e non dev’essere così. Sembra che ci sia una sorta di silenzio-assenso dove le precarie condizioni sociali, lavorative inducano lo Stato a chiudere un occhio e anche l’altro. Sono realtà complicate, complesse dove le istituzioni non hanno per niente la coscienza pulita. A volte la coesione sociale diventa un valore supremo da tutelare anche accettando in modo silente il monopolio di un sistema illegale.

A Napoli e in generale nei tanti rioni Traiano d’Italia sono pronte ad esplodere delle enormi polveriere. Certo i segnali che giungono dai massimi vertici dello Stato non sono tra i più incoraggianti. Nell’agenda del governo presieduto da Matteo Renzi – ad esempio – la lotta alle mafie e in generale contro la criminalità non è tra le priorità. Le organizzazioni malavitose hanno campo aperto e posso espandersi in modo indisturbato. Anzi infiltrasi, ripulirsi diventare parte di quello Stato che non decide e non cambia verso contro le mafie è secondo gli ultimi rapporti di intelligence una strategia che paga. Insomma le incertezze e gli svarioni legislativi – vedi l’autoriciclaggio- sembrano – pensando male – non casuali. Manca la tensione morale, la volontà, la chiarezza per rispondere a muso duro contro i sistemi criminali. Tornando al Rione Traiano solo conferme: la camorra ha gestito, condizionato e autorizzato le “manifestazioni” pro-Davide. Si salvi chi può.    

Twitter: @arnaldcapezzuto