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Grecia, “Acropoli a rischio crollo”. E non ci sono soldi per gli interventi straordinari

Il Consiglio archeologico centrale ha lanciato l'allarme dopo diversi episodi di caduta massi: la roccia centrale su cui poggia il Partenone sta cedendo. Ma dopo il memorandum con la troika il governo centrale ha tagliato di netto i trasferimenti ai ministeri e la cultura è tra i settori più colpiti. E l'eurodeputato di Syriza Manolis Glenzos torna a chiede la restituzione dei tesori archeologici sottratti da nazisti e Gran Bretagna

Acropoli a rischio crollo. A lanciare l’allarme sono stati i tecnici greci. E ora la domanda è: chi paga? Ci mancava solo questa notizia per le finanze elleniche azzoppate da un triennio di troika: secondo uno studio del Consiglio archeologico centrale, chiamato in causa dopo ripetuti episodi di caduta massi, parte della grande roccia centrale su cui sorge il centro del Partenone comincia a cedere. Il popolare Times britannico, dopo i rilievi diffusi dalla Athens News Agency, ha addirittura parlato di “collasso”. Dalle prime indiscrezioni sembra che il Consiglio abbia riscontrato una forte instabilità su una zona piuttosto ampia. Un iniziale campanello di allarme era suonato lo scorso gennaio, quando un masso era rotolato nel bel mezzo del traffico ateniese. Durante l’incontro preliminare il capo del dipartimento dei restauri antichi, Constantinos  D.Svolopoulos, ha ribadito quanto aveva detto in quell’occasione, ovvero che il grande masso era scivolato nella zona di passaggio sul versante sud all’ingresso dell’Acropoli. Vale a dire il passaggio principale sulla salita di Pilkionis. Ancora oggi l’area occidentale del versante meridionale è interessata da problemi di instabilità.

Dal canto suo il ministero della Cultura ha dichiarato che i problemi sono causati principalmente dalle ingenti piogge. E’ la ragione per cui dall’inizio del 2013 il servizio Commissioni e il dipartimento Acropoli hanno programmato un calendario di interventi straordinari per le pareti più rocciose. Alcuni di questi sono già stati realizzati, come per esempio l’intervento al muro tra il sesto e il settimo terrapieno a sud dell’Acropoli. Ma un altro problema potrebbe essere rappresentato dalle risorse, dal momento che dopo il memorandum della troika sono stati sensibilmente tagliati i trasferimenti da parte dello Stato centrale ai singoli dicasteri. Proprio la cultura è stato uno dei settori maggiormente colpiti: non a caso sino ad un anno fa in alcuni luoghi simbolo della Grecia, come l’Oracolo di Delfi, c’era una mancanza drammatica di personale. Con la conseguenza che per alcuni mesi il prestigioso sito chiudeva alle 12.

Giovedì a far tornare di attualità l’archeologia ellenica ci ha pensato l’eurodeputato di Syriza Manolis Glenzos che durante l’audizione a Bruxelles del candidato commissario per la cultura e l’istruzione, Tibor Navratsits, ha sollevato la questione del ritorno dei tesori archeologici rubati dai nazisti e dei Marmi del Partenone ancora in Gran Bretagna, oltre alla Venere di Milo in Francia. “Come è possibile costruire un demos europeo se la Germania non ha restituito i tesori archeologici rubati alla Grecia dal Terzo Reich?” si è chiesto. E ancora: “Se l’Inghilterra si rifiuta di restituire i Marmi e la Francia anche solo di discutere del ritorno della Venere di Milo, quella cultura che è il punto di forza in Europa non potrà essere basata sul rapimento o sul saccheggio”. Servirà?

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