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Diritto internazionale, dalla Crimea a Cipro: il turismo di massa nei territori non riconosciuti

Con il vento dell’indipendentismo che sfiora ormai ogni latitudine della famiglia (allargata) europea un problema non da poco di “finanza etica” si potrebbe porre: nei territori indipendenti ma contesi deve essere “business as usual” oppure gli operatori economici internazionali dovrebbero adottare un codice etico, limitando l’accesso a nuovi mercati in nome del diritto internazionale?

Se molti stati di recente proclamazione, soprattutto quelli con una struttura economica fragile hanno puntato senza eccezione ai soldi “maledetti e subito” del turismo di massa, si può ben credere che il trend venga seguito anche dai futuri autodeterminati; basta una compagnia low-cost, il fiuto di qualche tour operator russo o del nord Europa (dove turisti-consumatori sono ormai annoiati dalle solite destinazioni) e la ruota inizia a girare: onorevoli e sanguigne dispute storiche diventano allora una caccia al turista facoltoso e comunità locali si trasformano in industrie dello svago e del divertimento. Anche se la politica mette spesso lo zampino tra sdraio ed ombrelloni; ne sanno qualcosa in Crimea, a lungo perla vacanziera dell’Ucraina, dove dall’estate passata è richiesto il visto agli occidentali (nella “vita passata” non era necessario) in virtù del “passaggio” di sovranità oppure nelle porzioni colonizzate dei Territori dove Israele, in barba al tassativo divieto internazionale di sfruttamento commerciale, programma un prossimo sviluppo turistico delle aree.

Allora viene da chiedersi: portali e tour operator dovrebbero seguire principi etici, evitando di fare affari con autorità considerate illegittime oppure ignorare le dispute? Una risposta definitiva non c’è ma sul tema se volete spunti per i più surreali grotteschi scenari leggete la storia di Cipro, un vero e proprio caso di scuola dove la decennale disputa territoriale si è trasformata di recente in una battaglia all’ultimo pacchetto all-inclusive tra le due autorità che governano l’isola: “Non alloggiate in quegli alberghi perché sottratti con la violenza ai legittimi proprietari” recita un comunicato diramato ad inizio estate dall’ambasciata di Cipro, e ripreso da viaggiareinformati.it, sito della Farnesina, riservato agli avvisi di viaggio, dove si mettono in guardia i turisti dalle molte offerte di pacchetti-vacanze per Cipro nord comparsi quest’estate. Il motivo? La repubblica turca di Cipro nord, per la comunità internazionale non esiste: il governo di Nicosia considera, fin dalla crisi politica dell’estate del 1974, il territorio del nord uno stato fantoccio alle dipendenze di Ankara. Nonostante laggiù le armi tacciano ormai da tempo, il conflitto a bassa intensità tra il governo “legittimo” a maggioranza greca del sud e quello turco-secessionista del nord continua su altri fronti: la ricettività turistica è infatti una voce chiave per un’economia, come quella della Cipro riconosciuta ancora convalescente dal crack bancario dello scorso anno. D’altronde il governo cipriota non alcuna intenzione di fare sconti alla controparte turca, soprattutto oggi che la linea verde, la frontiera smilitarizzata sorvegliata dai caschi blu dell’Onu, è aperta alla libera circolazione; ecco allora che il ministero degli esteri cipriota ha deciso di dissotterrare l’ascia di guerra, diffondendo una lista nera di hotel del nord una volta di proprietà di greco-ciprioti fuggiti dopo l’invasione turca.

Il comunicato si conclude con un monito: “Soggiornare presso strutture inserite nell’elenco è illegale e contribuisce allo sfruttamento illegittimo di proprietà dei greco-ciprioti.” Molti residence ed alberghi dell’isola avevano già vissuto una vita prima dell’estate del ’74: l’hotel “British” di Kyrenia era una volta “El Greco” mentre l’Avrasia, è stato poi ribattezzato “Buyuku Anadolu”. E con buona dose di humour nero c’è anche il “The Colony”: quest’ultimo, secondo l’elenco della discordia, sarebbe stato costruito su un terreno confiscato ad un cittadino greco-cipriota. Il governo di Nicosia allora ha fatto la voce grossa, forte dell’appoggio della comunità internazionale ma i suoi moniti non sembra abbiano suscitato grande interesse tra i portali di prenotazioni alberghiere online; basta una verifica su ben noti siti quali Booking.com, EasytoBook, e anche sulle pagine del colosso delle recensioni Tripadvisor alla voce “Cipro nord” per trovare a sorpresa offerti e pubblicizzati tutti gli hotel della lista diramata dal governo ufficiale.

Se è prassi comune per le multinazionali ignorare le dispute politiche è altresì vero che l’autorità di Nicosia è la sola riconosciuta in tutte le sedi internazionali. Un turista, può allora davvero rischiare conseguenze penali dopo un soggiorno a nord? “La norma e l’appello hanno il valore di un monito – spiega Dimitri Deliolanes, capo ufficio stampa dell’ambasciata cipriota in Italia – è una “minaccia simbolica” perché l’autorità legittima non può esercitare sovranità su quella porzione di territorio”.

E per portali e tour operator che da contratti con strutture turistiche del nord, traggono un profitto? “Alcuni di loro hanno scelto autonomamente di non fare affari con strutture illegali confiscate dai turchi, per gli altri oltre la “moral suasion” non c’è molto si possa fare”. Pur senza un riconoscimento formale, la repubblica turca di Cipro nord ha una rappresentanza in Italia; il console onorario, l’avvocato Augusto Sinagra, ha voluto commentare la vicenda: “Turisti in asciugamani e ciabatte arrestati perché hanno soggiornato in strutture che il governo greco [sic] considera illegali? Non scherziamo”, dice categorico Sinagra.

Le sentenze della Corte Europea di Giustizia però danno però tutte ragione al governo ufficiale e ai greco-ciprioti che hanno visto le loro proprietà confiscate: “Questo è ciò che sostiene il governo greco: in realtà non ci sono stati espropri o confische. Tutte le strutture alberghiere come altre proprietà sono state regolarmente acquistate dal governo del nord.” Tutte? “Tutte”. Ognuno resta della sua opinione. E i portali? Interpellati, i portali, hanno risposto in ordine sparso: se Tripadvisor fa sapere che l’inserimento delle strutture sul suo sito non significa affatto “endorsement”, Booking.com sostiene che i contratti a Cipro nord vengono sottoscritti rispettando le prescrizioni del governo legittima dell’isola e che la società collaborerà a qualunque indagine dell’autorità ufficiale; anche se l’autorità riconosciuta, sul luogo dell’indagine non ha modo di arrivare. Barcellona e gli altri aspiranti indipendentisti sono avvisati.