Tecnologia

Tecnologia: il diavolo, la pentola e il coperchio delle truffe

Nell’era delle tecnologie “facili”, dei dispositivi a portata di mano, delle potenzialità della Rete e di tanti altri favolosi ingredienti, sono in tanti a cadere in tentazione. Qualcuno non esita a puntare il dito contro la non mai abbastanza citata “occasione”, proprio quella che fa l’uomo ladro.

Ma se è il diavolo a punzecchiare, chi intende cimentarsi in azioni birbaccione non dovrebbe dimenticare la proverbiale ridotta abilità del demonio nel completare le opere proprie e quelle ispirate ad altri.

Prendiamo un dipendente furbo. Verifichiamo che lo stesso personaggio abbia una certa dimestichezza con il computer, con le funzioni di copia e incolla, con la navigazione online. Ok, possiamo cominciare.

Il “lavoratore” – in risposta alla scena de “I Vitelloni” in cui Alberto Sordi manifesta con una pernacchia il suo disprezzo nei confronti della categoria – non vede l’ora di dimostrare la sua scaltrezza e la capacità di sfruttarla per trarne profitto. La sua rivincita vuole essere l’appropriazione indebita di denaro e per attuarla escogita il ricorso ad una operazione amministrativa che – se ben congegnata – può garantirgli una comoda rendita senza recare eccessivo danno all’azienda presso la quale presta la sua opera.

Si mette alla tastiera del suo pc, avvia il suo programma di elaborazione testi e apre un nuovo documento. Il foglio non resta vuoto a lungo. Il brillante omino circola su Internet alla caccia di un logo di un possibile fornitore. Ne trova uno interessante. E’ quello di una gruppo editoriale. Lo seleziona, lo copia e lo va a piazzare sulla pagina bianca del wordprocessor. La carta intestata prende forma.

Sul medesimo sito dove è catturata l’immagine dell’intestazione c’è, e non poteva mancare, anche la partita Iva ed ogni altro riferimento utile per identificare ai fini fiscali l’impresa. Perfetto. Una paio di clic e il gioco è fatto: la fattura è pronta per essere compilata.

La fattura? Certo il furbetto del computerino ha pensato bene di presentare ai suoi colleghi della “contabilità” una bella fattura per l’acquisto di un prodotto editoriale di formazione professionale che lui avrebbe provveduto a pagare in contanti confidando nel rimborso della spesa sostenuta.

Con fantasia e competenza il dipendente birichino impagina un documento fiscale grossolano ma abbastanza verosimile. Non dimentica nessun dettaglio, inserendo ogni elemento necessario per vedersi liquidata la somma riportata sul pezzo di carta.

Finita la pentola, il coperchio mancante è un errore di computo. Un banale sbaglio nell’addizione tra presunto imponibile e Iva corrispondente richiama l’attenzione del ragioniere di turno che, fatto e rifatto il calcolo, non riesce a darsi ragione di un simile strafalcione aritmetico. Il precisissimo incaricato amministrativo decide così di chiamare al telefono l’Editore che avrebbe emesso la fattura, scoprendo che questo non ha mai eseguito la fatturazione in questione.

Siamo d’accordo che la somma di 403,75 e 88,82 fa 492,57 euro e non 497,57.

E’ stata l’ingordigia a indurre in errore?

L’immaginario signor Furbillo, immaginario solo per l’aspetto anagrafico, quante volte è riuscito nel suo intento senza incappare in gaffe matematiche?

Quanti signor Furbillo, complice la crisi, si annidano nelle aziende italiane?

Come fa un soggetto – colpevole solo di avere sul web logo, ragione sociale, indirizzo e partita Iva – a sapere di esser stato coinvolto in una simile malefatta?

Cosa deve fare lo stesso soggetto se ha la fortuna di scoprire un episodio del genere?

Terrorizzato dalle precedenti domande, mi limito a dar risposta all’ultimo quesito. Denunciare il fatto è il primo passo, rappresentando ogni minimo dettaglio che possa servire alla ricostruzione della condotta criminosa e all’individuazione del relativo responsabile. Il secondo step compete a chi deve svolgere le indagini, che dovrà andare a dare un’occhiata alla fattura incriminata e magari alle altre che potrebbero somigliarle.

E l’azienda che ha preso in carico la fattura falsa? Regolarizzare la situazione amministrativa, spiegare al Comando dei Carabinieri o al Commissariato cosa è successo (al signor Furbillo ci penseranno loro), procedere ad un audit delle procedure in esercizio, adottare qualche cautela e così via.

Mala tempora currunt, perché – a differenza di quel che si legge nei titoli di coda dei film – ogni riferimento a persone e fatti è puramente voluto.

Twitter: @Umberto_Rapetto