Lobby

Collegato Ambiente, commissione Finanze boccia aumento imposte su tabacchi

Nel "parere rinforzato", che è vincolante, si legge che occorre "trovare una diversa forma di copertura": "Un ulteriore incremento dell’imposizione sul consumo dei tabacchi potrebbe determinare una flessione del consumo legale di tali prodotti, e, dunque, del relativo gettito". Bocciato anche il Fondo italiano investimenti Green communities, perché il finanziamento attraverso Cassa depositi e prestiti rischia di impattare sul debito pubblico

Altolà della commissione Finanze della Camera all’aumento delle accise sui tabacchi previsto da un emendamento al collegato Ambiente. Occorre “individuare una diversa forma di copertura finanziaria”, scrive la commissione nel suo parere rinforzato, che è vincolante, “sia in quanto la previsione appare scollegata rispetto alla revisione del sistema delle accise sui tabacchi, che costituisce uno degli aspetti affrontati dalla delega per la riforma del sistema fiscale, attualmente in corso di esercizio […], sia in quanto un ulteriore incremento dell’imposizione sul consumo dei tabacchi lavorati potrebbe determinare una flessione del consumo legale di tali prodotti, e, dunque, del relativo gettito”. L’emendamento del gruppo Misto, approvato con il parere favorevole della maggioranza, ha introdotto il divieto dal 1° luglio 2015, di gettare per strada mozziconi di sigarette e gomme da masticare (per i trasgressori multa da 30 a 150 euro), e la contestuale installazione di raccoglitori ad hoc accompagnata dall’avvio di campagne di sensibilizzazione. Da finanziare, appunto, con un aumento delle tasse su sigarette e affini da definire attraverso un provvedimento del ministero dell’Economia. Il quale aveva già espresso parere negativo. Ribadito, ora, anche dai deputati della commissione Finanze, che dicono no anche al “Fondo italiano investimenti Green communities” istituito da un emendamento dei relatori approvato in commissione Ambiente: mette a rischio gli equilibri di finanza pubblica.

Il fondo dovrebbe dare sostegno finanziario a piccole e medie imprese, enti locali e società da loro controllate o partecipate per fare investimenti nel campo della green economy. La norma attuale prevede un finanziamento iniziale di un miliardo, di cui almeno il 51% assicurato attraverso apposito stanziamento da parte di Cassa depositi e prestiti e almeno il 20% dal Mef con le risorse europee della programmazione 2014-2020, mentre il resto dovrebbe arrivare dal mercato. Ma il parere della Finanze è che “la partecipazione della Cassa depositi e prestiti nel Fondo comporterebbe il rischio che il patrimonio del Fondo stesso sia computato nel debito del settore pubblico allargato ed incida dunque negativamente sugli equilibri di finanza pubblica ai fini dei parametri europei”. Opportuno quindi “sopprimere l’articolo” o quantomeno precisare “il ruolo della stessa Cassa depositi e prestiti nella costituzione del Fondo, posta la natura giuridica della stessa Cassa, oltre che a chiarire i profili di copertura finanziaria della disposizione, specificando a tale ultimo riguardo se si intenda far riferimento alle risorse derivanti dal risparmio postale per le quali l’esposizione di Cassa depositi e prestiti è garantita dallo Stato, ovvero a quelle provenienti dall’emissione di titoli, dall’assunzione di finanziamenti e da altre operazioni finanziarie”.