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Bce, Mario ‘DrOghi’ superstar

Non ci sono dubbi su chi si possa oggi fregiare del titolo di “Super-Mario nazionale”: disastrosamente accantonato il ruolo di “salvatore dell’Italia” sia da Monti che da Balotelli, l’attenzione ora è tutta per Draghi, dalle voci di corridoio su una sua possibile successione a Napolitano, fino alle reazioni delle piazze finanziarie al suo discorso milanese dell’11 settembre. La speranza riposta da molti nel banchiere centrale, negli ultimi mesi sempre disattesa ma ancora molto forte, riguarda un possibile imminente Quantitative Easing europeo, in analogia con quanto ripetutamente messo in pratica negli ultimi anni dalla Federal Reserve americana.

E’ stato il capo della Bce stesso, occorre riconoscerlo, a mettere le mani avanti sul fatto che simili giochi di prestigio non possano bastare, da soli, a risollevare l’economia italiana. Certo, il mantra politico/giornalistico a proposito dell’“allarme deflazione” impazza ovunque, con il chiaro scopo di convincere l’opinione pubblica che taroccare i termometri (alterare cioè il livello generale dei prezzi e la propensione all’investimento, manipolando rispettivamente massa monetaria e tassi d’interesse) sia un buon modo per far passare la febbre (una crisi economica le cui radici stanno proprio nelle manipolazioni delle banche centrali), preparando così il terreno alle spericolate operazioni monetarie che la Bce si appresta a mettere in atto per monetizzare i debiti degli stati falliti. Ma, contemporaneamente, è possibile percepire un generale (sano) scetticismo sul fatto che queste manipolazioni possano risollevare le sorti di un paese in cui lo stato si indebita ogni giorno di piùaumentando la spesa corrente per comprare consenso anche quando afferma di ridurla, e spremendo contemporaneamente di tasse il tessuto produttivo, distruggendolo gradualmente, per cercare di ritardare l’inevitabile. Insomma, se persino Loretta Napoleoni ha capito che un Qe non può salvare l’economia italiana, vuol dire che la propaganda degli aspiranti “stampatori” non sta andando poi così bene. I trucchi monetari non possono salvare un paese il cui tessuto economico è al distrutto dalla tassazione e dalla burocrazia: la liquidità facile non è una soluzione per imprese chiuse, famiglie senza più reddito e mercati impoveriti.

Il vero problema, però, è che le iniezioni di droga monetaria che Super-Mario si appresta a praticare non saranno solo inutili ai fini di un recupero reale, sano e duraturo dell’economia: saranno, sul lungo termine, addirittura dannosi! Per capirlo è sufficiente considerare il fatto che, come ogni altra politica monetaria espansiva, il Qe è sostanzialmente una tassa: un trasferimento coatto di risorse dai processi mercato all’apparato politico. E le tasse monetarie sono tra le più pericolose, in quanto occulte (i tartassati, infatti, tendono a non reagire alla perdita di potere d’acquisto della moneta nazionale con la stessa sensibilità con cui reagiscono alle cartelle esattoriali) e in quanto incredibilmente distorsive (come qualcuno spiegava invano già nel 1949).

Purtroppo, come sappiamo, il fatto che la tassazione danneggi l’economia non è una ragione sufficiente per convincere a non abusarne coloro che di tassazione vivono, e questo vale anche per la tassazione monetaria. Le resistenze europee alle misure espansive sono deboli, e con l’ulteriore aggravarsi dei conti del meridione d’Europa, Super-Mario otterrà probabilmente il suo Qe, per creare denaro dal nulla (prelevando ricchezza reale dal potere d’acquisto degli europei) e prestarlo agli stati super-indebitati. L’unica cosa che rimane da fare è prepararsi al peggio e limitare i danni, per esempio differenziando i propri investimenti dal punto di vista valutario (proprio nel momento in cui la Bce si appresta a minare il potere d’acquisto degli euro, la Fed ha appena finito di fare altrettanto con il dollaro, rendendo probabile un apprezzamento del secondo sul primo nel prossimo futuro), oppure ripiegando su monete che la politica non può manipolare, da quelle più innovative per gli amanti del rischio, fino a quelle consolidate dalla storia (a proposito: il prezzo dell’oro fisico è attualmente molto basso, e il modo migliore per procurarsene senza sacrificare la propria privacy è acquistare monete, e non lingotti, possibilmente in Svizzera).