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Il Fatto, la festa e Matteo Renzi

È un vero peccato che Matteo Renzi non abbia accolto il nostro invito alla Festa del Fatto che si apre oggi a Marina di Pietrasanta. Dispiace a noi che lo avremmo avuto gradito ospite, ma forse è lui che perde un’occasione. Lo conoscemmo quando venne a trovarci in redazione per un’intervista, nell’autunno 2012, alla vigilia delle primarie Pd poi vinte da Pier Luigi Bersani (che invece non si fece vedere). Abituati ai tanti vegetali della vecchia e nuova politica, di lui apprezzammo la vitalità dei suoi (allora) 37 anni, la parlantina diretta, l’approccio quasi mai politichese ai problemi.
A Marco Lillo, che aveva passato ai raggi X i suoi conti bancari, confessò divertito, che grazie al Fatto aveva scoperto di avere diritto non so a quali detrazioni fiscali.

Il ragazzo sapeva stare al mondo e ci fu subito chiaro che il povero Bersani sarebbe stato rapidamente spazzato via (del povero Enrico Letta non si conosceva ancora il triste destino). Nel maggio scorso, alla vigilia delle Europee, Renzi ci ricevette in delegazione a Palazzo Chigi. Rispose a tutte le domande e all’implacabile Lillo rivelò che aveva rinunciato a un vantaggio pensionistico ottenuto con una furbata dall’azienda di famiglia. Gliene demmo atto.

Poi, arrivò il 40, 8 per cento dei voti e il brillante Renzi Uno si trasformò nell’arrogante e logorroico Renzi Due. In questi giorni, Marco Travaglio pubblica a puntate la sterminata antologia degli annunci renziani raccolti con certosina pazienza sotto il titolo: “Il Ballo del Blabla”. Responsabili di questo vaniloquio, in solido con il premier, sono i cosiddetti giornaloni che più propinano mirabolanti riforme immaginarie ai loro lettori e più perdono copie. Se fosse venuto alla Versiliana, il Matteo Renzi Due avrebbe trovato una comunità di lettori forse delusa dall’annuncite e dai libri dei sogni, ma che amando il proprio Paese vorrebbe continuare a credere in questo premier e in questo governo, anche perché se dovessero fallire saremmo davvero fritti.

Certo, all’ombra dei pini della Versilia non avrebbe potuto evitare le domande più scomode e spiegare, per esempio, ai quasi 260 mila cittadini che hanno (fino ad oggi) firmato l’appello del Fatto contro la democrazia autoritaria frutto dello stravolgimento della Costituzione, come mai le tante energie sprecate nella distruzione del Senato non siano state utilizzate per arginare la più devastante crisi che si ricordi. Ne avrebbe potuto parlare con i più bei nomi della cultura e dello spettacolo e magari convincerli delle sue ragioni. Il primo Matteo Renzi sarebbe venuto di corsa. Buona Festa a tutti.

Il Fatto Quotidiano,  6 Settembre 2014