Cronaca

Milano, “tassisti” a caccia di migranti che cercano un passaggio per l’Europa

Si chiamano passeur e in cambio di denaro (500-mille euro) organizzano viaggi in macchina per i siriani e gli eritrei che una volta arrivati in Italia cercano di andare in nord Europa. Alcune operazioni di polizia hanno colpito duramente questi gruppi che però sono sempre pronti a riorganizzarsi

La strada verso la libertà continua ad avere un prezzo anche dopo Lampedusa. I passeur che si offrono di accompagnare i migranti siriani ed eritrei verso la Germania sono un fenomeno per lo più sommerso. Le decine di tassisti veneti fermati in Baviera non rappresentano che la punta di un iceberg che, dallo scorso ottobre, quando è scattata l’emergenza Siria, continua ad ingrossare le tasche di sciacalli italiani e stranieri, pronti a sfidare controlli e frontiere pur di riempire il portafogli. Uno snodo cruciale è Milano.

Da ottobre il mezzanino della stazione centrale è affollato di siriani che attendono il momento giusto per continuare la marcia verso il nord Europa, dove molti hanno parenti e amici. Qui per mesi si sono aggirati avvoltoi della speranza, pronti a lucrare su uomini e bambini. Le tariffe oscillavano tra i 500 e 1000 euro a testa per un “passaggio” verso la Germania, la Danimarca o la Svezia. “Se ci fermano, rischiamo solo noi, potete proseguire. È più sicuro del treno”, era il refrain dei passeur. Niente di più falso, ammesso che chi ha accettato l’offerta sia davvero arrivato oltre confine.

Tra ottobre e dicembre furono decine le segnalazioni di siriani sperduti a Como o in Trentino. Venivano fatti scendere dalla macchina con una scusa e abbandonati al loro destino. I primi ad essere fermati, anche allora, furono due tassisti. A metà ottobre accettarono la richiesta di alcuni migranti ma le autorità tedesche li arrestarono a Rosenheim, pochi chilometri da Monaco. Come martedì le associazioni di categoria sconsigliarono di accettare le redditizie corse oltralpe specificando che i tassisti non sono comunque tenuti a chiedere i documenti d’identità.

Ma passeur hanno mille facce e risorse, cambiano forma, si organizzano e in alcuni casi diventano un vero gruppo criminale. Gli uomini della seconda sezione della Squadra mobile di Milano ne smantellano uno il 10 dicembre. Due egiziani a capo, sotto di loro cinque italiani tra i 25 e i 62 anni, oltre a un siriano e un marocchino. Furono documentati sei viaggi in dieci giorni per un totale di 37 siriani accompagnati in Germania per 350-400 euro a persona. Partenza da piazza Duca d’Aosta o Molino Dorino, poi via verso la terra promessa. Il mercato di speranze in Centrale non esiste più, molti hanno capito che è meglio affrontare il viaggio in treno ma la voce dei passeur è arrivata fino in Siria, dove chi sta per imbarcarsi verso le coste italiane viene avvisato dell’opportunità dai famigliari che ce l’hanno fatta.

Chi opera in stazione da mesi, assistendo le decine di migranti che arrivano quotidianamente, lo dice sottovoce ma con convinzione: “Il fenomeno dei canali ‘alternativi’ per proseguire il viaggio è mutato ma esiste ancora, quanto è radicato è difficile dirlo. Non si aggirano più in stazione, ma è forte la sensazione che i passeur abbiano strutturato la loro organizzazione”.

La caccia degli scafisti di terra è diventata sotterranea perché il contatto avviene a monte. E chi, giunto a Milano, vorrebbe tentare la fuga notturna ma non ha parenti che hanno fornito un “nome sicuro”, viene agganciato nei pressi dei dormitori dove l’amministrazione Pisapia ancora poche notti fa ha dato assistenza a 1413 profughi, tra siriani ed eritrei. Da mesi il Comune di Milano sollecita il governo affinché si attivi per dare “il riconoscimento di un permesso temporaneo per i rifugiati sulla scorta di quanto accaduto tre anni fa in relazione all’emergenza Tunisia, che permetta ai profughi di circolare in Europa non in balia delle organizzazioni criminali”, ripetevano ancora fine giugno gli assessori Pierfrancesco Majorino e Marco Granelli.

Nell’ultimo anno a Milano sono arrivati in circa ventimila, un mare dove è facile pescare. E infatti quando in primavera è cresciuto il flusso di eritrei nella zona di Porta Venezia, il problema si è prontamente ripresentato. “Grazie al lavoro dei mediatori culturali stiamo riuscendo a far passare il concetto che i viaggi in auto sono più rischiosi e costosi del treno”, spiegano dall’associazione Arcobaleno che quotidianamente si occupa dei migranti africani con il supporto della Comunità di Sant’Egidio. Ma il fenomeno resta difficile da estirpare.

Gli ultimi casi documentati sono accaduti tra fine giugno e i primi di luglio. Due ragazze hanno speso mille euro per un viaggio verso la Germania ma sono state abbandonate alla periferia della città. Pochi giorni dopo a una mamma eritrea e al suo bambino è stato garantito un passaggio in Baviera. Dopo aver pagato i 500 euro pattuiti, con la scusa di una foratura, sono stati fatti scendere nei pressi di un dormitorio e abbandonati lì.

Nei mesi estivi il flusso degli arrivi è notevolmente diminuito e anche il fenomeno dei passeur sembra aver allentato la presa. Nelle prossime settimane però, quando i treni non saranno più occupati dal rientro dei vacanzieri, i migranti cominceranno di nuovo a risalire l’Italia. E sulle loro speranze torneranno a banchettare gli avvoltoi.

Twitter: @AndreaTundo1